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Forever On the Road: la recensione del viaggio di Mondadori nel mondo di Kerouac


Forever On the Road
Formato
Copertina rigida
Autore
Jack Kerouac
Editore
Mondadori
Collana
Oscar draghi
Mondadori ripercorre l’epopea artistica e umana di Jack Kerouac in Forever On the Road , un volume imperdibile della collana I Draghi in cui la storia personale di Kerouac viene messa in relazione al suo Sal Paradise mentre attraversa un’America lontana ne tempo, ma non così differente nello spirito.

Forever On the Road, si torna sulla “strada” con Jack Kerouac. Quando ci si accosta a certi mostri sacri della lettura è necessario andare oltre al mito che negli anni ci è creato su queste opere. Spesso si ignora che dietro un ‘classico’ ci sia una storia umana e personale che ha spinto uno scrittore a mettere su carta il proprio vissuto, un elemento che, se utilizzato come chiave di lettura, può ampliare un’esperienza di lettura già avvolgente. Poche opere possono esser testimonianza di questa teoria quanto Sulla strada di Jack Kerouac. O almeno, è quello che ha pensato Mondadori, che ha scelto di ripercorrere l’epopea artistica e umana di Jack Kerouac in Forever On the Road , un volume imperdibile della collana I Draghi in cui la storia personale di Kerouac viene messa in relazione al suo Sal Paradise mentre attraversa un’America lontana ne tempo, ma non così differente nello spirito.

Forever On the Road : alle origini della beat generation

Parlando di contesto storico, bisogna inquadrare il periodo storico. L’America del secondo dopoguerra ha visto nascere una sorta di ribellione giovanile che, partendo dall’arte, era la manifestazione di un malessere che cercava una via di fuga. Queste tensioni avevano come fulcro una rivoluzione sociale che passava dal ribellarsi alle nome sociali convenzionali all’utilizzo delle droghe come mezzo di sperimentazione per ampliare le proprie emozioni e percezioni, andando ad affrontare con schiettezza temi quali la sessualità e la rivoluzione sociale.

Forever on the road 1

Tutto nasce quando nel 1948 Jack Kerouac e un gruppo di amici artisti (William Burroughs, Neal Cassady, Allen Ginsberg) si trovarono a condividere questa emozioni e suggestioni, vivendo appieno la vita culturale newyorkese, in pieno fermento in quegli anni. Durante una conversazione, Kerouac ripeté un termine che sentiva spesso, beat. All’epoca, beat era utilizzato dalla comunità afroamericana in un’accezione negativa, ad indicare una condizione di imposta inferiorità. Per Kerouac e la sua compagnia, beat assunse un senso positivo di ribellione, una speranzosa pulsione vitale, mutuata dalla musica, con cui cercare di rinnovare la società americana.

Nacque così la Beat Generation, che venne ufficializzata con tale nome da un articolo del New York Times dell’autunno 1952, This is the Beat Generation. Kerouac divenne un simbolo di questa generazioni di scrittori, ed il suo On the Road ne fu il manifesto.

Tre storie per una vita

On the Road è il primo libro di quella che si può considerare una trilogia letteraria che rispecchia la crescita umana di Kerouac, completata da I vagabondi del Dharma e Big Sur, anch’essi presenti in Forever On the Road .

Quando Kerouac scrive On the Road quando non ha ancora trent’anni. Siamo nel 1951, Kerouac è preso da una frenesia narrativa e condensa tutta la propria esperienza sulle strade d’America, scrivendo il suo romanzo su un rotolo di telescrivente lungo quasi 40 metri, ricevuto in regalo. Per darvi un’idea del valore del lavoro di Kerouac, quel rotolo è stata battuto ad un’asta per più di due milioni di dollari.

Inizialmente, On the road non venne preso seriamente da nessun editorie. Si era nell’America di Eisenhower, la guerra fredda era una realtà e la cappa oppressiva del nascente maccartismo stava imponendosi sulla società americana. Il lavoro di Kerouac era una scossa incredibile per quella gabbia che si stava costruendo alla nuova generazione americana, sino a che un editore, Malcom Cowley, decise di dare una chance a Kerouac, a patto di modificare alcuni passaggi troppo crudi e di utilizzare pseudonimi al posto dei nomi dei veri amici di Kerouac.

Ancora oggi, leggere On the Road mantiene in pieno la sua carica narrativa. Kerouac ha tradotto le proprie esperienze in un testo autobiografico in cui il viaggio non è solamente un’avventura, ma diventa il modo con cui i protagonisti vivono e scoprono un paese che, in fondo, non conoscono. Partendo da New York, Sal Paradise (l’alter ego di Kerouac) entra in contatto con la sua sofferenza interiore, si confronta con altre realtà sociali in cerca di una realizzazione che sembra sfuggirgli costantemente. On the road diventa una visione disillusa della realizzazione del sogno americano, una promessa sempre sbandierata da manifesti e politica, ma che viene costantemente delusa dalla realtà sociale. La costante di On the Road è la sensazione di euforica speranza della partenza, esaltata dal mito della fortuna in attesa altrove, seguita inevitabilmente dalla delusione che il brusco ritorno alla realtà impone ai personaggi.

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Vivere alla giornata, rifugiarsi nello stordimento di alcol e droghe, senza riuscire a stringere rapporti umani duraturi ma in costante mutamento. Ancora oggi, leggendo On the road si vive appieno il forte contesto emotivo riversato da Kerouac nella sua opera. Sopratutto, grazie ad un linguaggio vivo e colloquiale, che riesce ad attirare il lettore e farlo partecipe delle scorribande in auto con Dean Moriarty o alla speranzosa vita da peone di Paradise nelle comuni agricole della California.

On the Road è , però, solo il primo passo nella vita di Kerouac. Il romanziere americano ha attraversato la sua esistenza tramutando le proprie esperienze nelle sue opere.

Se On the road è la sua gioventù che cerca disperatamente una rotta, con gli altri due romanzi contenuti in Forever On the Road  si affronta la percezione di Kerouac nel mutare con gli anni e le esperienze.

I vagabondi del Dharma rappresenta un’altra delle grandi forze della Beat Generation: l’interesse per le filosofie orientali. Negli anni cinquanta in America di diffonde l’interesse per la spiritualità orientale, in particolare il buddismo. Seguito ideale di On the road, I vagabondi del Dharma è una lettura un po’ più impegnativa del precedente romanzo, in cui Kerouac ritrae un’umanità meno perduta dei giovani beatnik degli anni ’50, ma ancora in cerca di una propria definizione di sé, che li porta a rivolgersi alle filosofie orientali.

All’interno del viaggio offerto da Forever On the Road , I vagabondi del Dharma è un passaggio per affrontare l’ultimo romanzo compreso nel volume, Big Sur. L’alter ego di Kerouac, Jack Duluoz, è un uomo incapace di affrontare le conseguenze del proprio successo, non riuscendo a convivere con la propria nel mantenere vivo il proprio mito di artista, combattendo un’eterna e fallimentare lotta con l’alcolismo.

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Big Sur è l’autoritratto di un Kerouac maturo e incapace di affrontare la propria fama, divenuta più una condanna che una consacrazione. Le spinte autodistruttive di Duluoz sono le stesse dinamiche che albergano nel cuore di Kerouac, la soffocante sensazione di non poter vivere liberamente la propria esistenza perché schiavi della propria immaginie.

La scrittura di Kerouac graffia la mente del lettore, ne trasmette la disperazione e la solitudine, nascosta dietro azioni apparentemente inconsulte, ma che racchiudono un disperato grido di vitalità repressa che lentamente cerca una via per non spegnersi.

Conclusione

La bellezza del volume di Mondadori non è solo di aver costruito un ideale percorso nella vita, artistica e reale, di Keroauc. Forever On the Road è arricchito da un comparto redazionale con foto d’epoca e paralleli tra vita reale e trasposizione letteraria, ottimamente realizzata da Leopoldo Carra, che contestualizza il vissuto di Kerouac nei suoi personaggi, raccontando al lettore un’America lontana, ma le cui pulsioni e forze vitali sono le radici degli States che conosciamo oggi.

Forever On the Road

Jack Kerouac, l’Omero americano, fornì alla sua generazione un nuovo Ulisse, più cool, più beat e senza Itaca. ‘On the road’ divenne il Viaggio, il moto a luogo del mondo. Guai a stare fermi, bisognava fare l’autostop, salire sui treni, accomodarsi in corriera sui Greyhound, cavalcare vecchie auto come la 37FordSedan. Tutto deve scottare: la musica jazz, le orge, la droga, la libertà. Se la gioventù bruciata con James Dean si era risvegliata per morire a 24 anni in Porsche a un incrocio per Salinas nel ’55, Kerouac la rimise in moto. Non era più la bohème americana degli Anni Venti in fuga verso le corride e i miti chic della Vecchia Europa, né quella radicale in cerca di una causa degli anni Trenta. Era la gioventù selvaggia della postwar II generation, quella dissoluta, sfrenata, assetata di tutto, con Charlie Parker e Miles Davis in sottofondo, quella che consumava droghe, ballava e si sballava, rifiutava istituzioni, in cerca di esperienze e di sangue. Avida di sensazioni, ma anche alla ricerca del padre


Verdetto

Forever On the Road raccoglie i tre romanzi frutto della narrativia di Jack Kerouac, un viaggio nell'America disillusa e autentica dei perdenti che non si arrendono e tentano d realizzare il leggendario sogno americano. Tra speranze disperate e delusioni soffocanti, Kerouac dipinge un'umanità autentica e immortale

Pro

- Un simbolo della letteratura americana
- Ritratto di un'America autentica e poco conosciuta
- Un classico senza tempo

Contro

- E' un classico.. ma alcuni passaggi possono risultare pesanti