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Gundam, una statua a grandezza naturale a Shangai

Annunciata a luglio del 2020, l’installazione raffigurante un ZGMF-X10A Freedom Gundam (il modello creato e apparso nelle serie Mobile Suit Gundam SEED e Mobile Suit Gundam Seed Destiny) è stata completata e verrà ufficialmente inaugurata domani 28 aprile presso il LaLaport Mall di Jinqiao, a Shanghai in Cina.

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La statua riproduce il mecha a grandezza naturale, è alta infatti 18.03 metri, ma non ha parti mobili o motorizzate come l’incredibile RX-78 di Yokohama che potete vedere in azione nel nostro articolo dedicato.

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Ricordiamo che solo pochi giorni fa è stato annunciato un progetto live action dedicato al franchise, nel nostro articolo tutti i dettagli!

Si tratta della prima installazione dello storico e remunerativo franchise di Gundam autorizzata fuori dal Giappone, inoltre all’interno LaLaport Mall di Jinqiao verrà inaugurato anche una Gundam Base ovvero uno dei negozi a tema molto popolari in Giappone.

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A proposito di Gundam

Vi ricordiamo che attualmente che la prima storica serie di Gundam è stata resa disponibile su Amazon Prime Video – dove sono già disponibili le più recenti Gundam Origin e Gundam Thunderbolt – con il suo doppiaggio e adattamento storico ovvero così come andò in onda per la prima volta in Italia l’8 febbraio del 1980.

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Gundam è un franchise giapponese d’animazione creato da Yoshiyuki Tomino e Hajime Yatate per lo studio Sunrise nel 1979. La serie è ambientata in un futuro prossimo in cui l’umanità ha iniziato a colonizzare lo spazio ed è incentrata su robot antropomorfi da combattimento con pilota umano, denominati mobile suit. Essa si inserisce nel filone mecha della fantascienza, in cui introdusse un senso di realismo nella narrazione e nella trattazione dei mobile suit come armi da combattimento che diede avvio in Giappone al sottogenere dei real robot.

Il franchise prese avvio nel 1979 con la serie televisiva anime Mobile Suit Gundam e dopo un inizio in sordina conobbe un inaspettato successo nella prima metà degli anni Ottanta, che lo accompagnerà da lì in avanti; in tal modo il franchise si è ampliato a contenere una trentina di serie televisive, film, OAV e ONA, così come decine di manga, light novel, romanzi e videogiochi. Gundam poggia inoltre su un vasto e lucrativo merchandising, il quale è dominato dai modellini in plastica dei mobile suit, i cosiddetti Gunpla, e che costituisce il marchio più remunerativo dell’azienda produttrice Bandai.

Gundam è ritenuta una serie di importanza fondamentale nel panorama dell’animazione giapponese. La sua rilevanza si manifesta però soprattutto in ambito sociale e culturale, tramite una presenza tangibile nella vita quotidiana e nella cultura di massa del Giappone, data da campagne pubblicitarie, citazioni, esposizioni e influenze in ambito scientifico e tecnologico.

Mentre le serie super robot precedenti, come Super Robot 28, Mazinger Z o UFO Robot Goldrake, erano caratterizzate da robot invincibili dalla potenza ed energia sconfinate, in Gundam i mobile suit sono trattati come macchine vere, prodotte in massa, che necessitano di energia, munizioni e riparazioni in caso di danni o malfunzionamenti, e di una vasta logistica per la manutenzione e il trasporto nel teatro delle operazioni. Questi robot sono quindi declassati dal grado di deus ex machina a quello di semplice arma, e non è raro che il mezzo di uno dei personaggi principali sia seriamente danneggiato o sostituito. Questa necessità di realismo nei robot si è tradotta durante la fase di produzione in forti limitazioni nell’ambientazione della serie, che doveva risultare coerente e plausibile in ogni dettaglio, specialmente dal punto di vista scientifico.[4] L’universo di fantascienza che ne deriva si presenta quindi tecnologicamente avanzato ma plausibile, se non addirittura radicato in nozioni scientifiche reali.

Come molte altre serie mecha anche Gundam si inserisce nel contesto della guerra. Essa viene resa in modo realistico, cupo e tragico, con l’intento di metterne in risalto la sua futilità e inutilità. Molti personaggi, tra cui Amuro Ray e Kamille Bidan, ne sono traumatizzati o sono messi di fronte alla loro incapacità di influenzare i conflitti o di prevenire morti ingiuste.

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