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Harrison Ford, da carpentiere a eroe buono del cinema hollywoodiano

Nessun eroe, in quanto tale, è mai caduto sul campo di battaglia, anzi. L’importante è sapersi rialzare e come. Accade anche agli eroi contemporanei, che si infortunano sui set. Certo, non proprio paragonabile a una guerra, ma parliamo di una delle numerose imprese che punteggiano la lunga carriera di Harrison Ford, vera stella del cinema mondiale che celebriamo oggi ricordandolo nel giorno del suo compleanno. Dal 13 luglio 1942 a oggi, ne è passata di acqua sotto ai ponti, ed è bene recuperare i tratti distintivi di questa lunga vita, pienamente vissuta: da Star Wars a Indiana Jones, di cui sta girando il quinto capitolo, passando per Blade Runner, la carriera di Ford è sicuramente degna di essere ricapitolata anche nei suoi dettagli più curiosi.

Indiana Jones

La gioventù di Harrison Ford e le sue origini attoriali

Nei suoi primi anni di vita, Harrison Ford è stato un boy scout, operando anche al Napowan Adventure Base Scout Camp, motivo per cui lui e il regista Steven Spielberg decisero di rappresentare il giovane Indy come un Life Scout in Indiana Jones e l’ultima crociata (1989), ma arriverà al mondo del cinema solo dopo gli studi di filosofia al Ripon College nel Wisconsin. Inoltre, la sua voce fu la prima tra gli studenti a essere trasmessa sulla nuova stazione radio del suo liceo, e ne fu il primo sportscaster durante il suo ultimo anno. Inoltre seguì un corso di teatro nel trimestre finale del suo ultimo anno, con l’obiettivo di vincere la sua timidezza, ma il colpo di fulmine con la recitazione fu immediato. Non basta però l’infatuazione: per essere “amore” bisogna coltivare il proprio rapporto nel tempo e attraverso le difficoltà, non mancate in questi primi anni per l’attore.

Comparve in alcuni film quali il western Zabriskie Point Assalto finale, ma sempre in ruoli minori e senza riuscire ad affrancare il proprio volto a una partecipazione degna di nota. Dunque, non contento dei ruoli che gli venivano offerti, Ford divenne un falegname professionista autodidatta per mantenere la sua famiglia, allora composta da moglie e due figli ancora piccoli. Credendo nelle sue capacità, Il direttore del casting e produttore Fred Roos sostenne il giovane Ford e gli assicurò un’audizione con George Lucas per il ruolo di Bob Falfa, che Ford interpretò in American Graffiti (1973), cominciando una relazione professionale con Lucas decisiva per la sua vita.

Han Solo

Dopo il successo del film Il padrino di Francis Ford Coppola, questi assunse Ford per piccoli ruoli nei suoi due film successivi, La conversazione (1974) e Apocalypse Now (1979); in quest’ultimo film, Ford interpretò un ufficiale dell’esercito chiamato “G. Lucas”, come il regista che lo cercò nuovamente per la sua saga immortale nel mondo del cinema: Star Wars, nel ruolo di Han Solo. Abbiamo visto la partecipazione dell’attore negli episodi IV, V e VI, oltre che nel recente episodio Il risveglio della forza per mano del figlio, Kylo Ren.

Han Solo e l’avventura galattica di Star Wars

A fine 2020, Ford aveva anche rivelato durante lo show di Jimmy Kimmel alcuni dettagli relativi al destino di Han Solo, di come era stato deciso che questo personaggio non fosse più utile ai fini della storia. Ma come è stato selezionato per questo ruolo che lo ha portato sotto le luci della ribalta? Ci fu un simpatico aneddoto che Ford stesso raccontò durante l’evento Star Wars Celebration del 2017: proprio grazie alla sua esperienza come carpentiere, mentre stava montando una porta per Francis Ford Coppola, avvenne il suo incontro con Lucas. Gli era stato chiesto questo favore e Ford decise di accettare, ma di notte, perché non voleva essere visto durante il lavoro, solo che terminò il suo compito una mattina, quando George Lucas era passato di lì in compagnia di Richard Dreyfus.

Quell’incontro permise a Lucas di riflettere sull’esperienza di Ford in American Graffiti e considerarlo eventualmente per il suo prossimo lavoro. In realtà, il regista era partito dall’idea secondo cui il cast di Star Wars dovesse essere composto esclusivamente da volti con cui non aveva mai lavorato, ingaggiando Ford però come supporto per gli attori durante il cast e con il compito di fornire le linee di dialogo durante le prove. Lucas però ricevette parecchi rifiuti poiché difficilmente un attore sulla cresta dell’onda desiderava prendere parte volentieri a un film di fantascienza, tra cui anche Al Pacino.

A questo punto comincia il lavoro di Ford, che passa le giornate a fare ciò per cui è stato ingaggiato, interagendo con tanti giovani aspiranti al ruolo di Han Solo, attori che vantavano anche l’esperienza di Sylvester Stallone, Kurt Russell e Robert Englund (il quale suggerì all’amico Mark Hamill di partecipare al casting). Dopo settimane di provini però, è lo stile e la passione con cui Harrison suggerisce le battute a colpire l’attenzione di Lucas, che si rende conto di come l’unico adatto al ruolo sia lui, dunque gli propone la parte, subito accettata. Il resto è storia di una “galassia lontana lontana”.

Non tutto però è stato rose e fiori: il personaggio di Han Solo non si è rivelato adatto totalmente per l’attore, nel tempo. Durante la lavorazione del primo film i suoi rapporti con Lucas sono piuttosto tesi e con ritardi, incidenti sul set e stress generale. Per quanto si avesse la sensazione che si trattasse dunque di un film non troppo importante, il capitolo IV uscì nel maggio del 1977 e al contempo Ford si rivelò abile a cavalcarne il grande successo, ottenendo diversi ruoli successivi di un certo rilievo, tra cui Apocalypse now di Coppola, prima di tornare sul Millennium Falcon nel 1980 ne L’Impero colpisce ancora.

han solo

Durante le riprese del quinto capitolo, l’attore viene anche coinvolto attivamente nella lavorazione del film. Pochi anni dopo, Lucas è alle prese con la stesura della trama per Il ritorno dello Jedi ed è combattuto sul far tornare o meno Han Solo, temendo che l’attore, nel frattempo al massimo della popolarità grazie anche a Blade Runner e Indiana Jones, non firmi il contratto per il terzo film della saga. Ma la storia insegna altro. Ford decide di prendere parte alla pellicola, suggerendo però di far morire il suo personaggio all’inizio del film, non vedendo più futuro per lui, ma Lucas non fu d’accordo. La sua fine è comunque arrivata, ma in tempi ben più recenti come anticipato, senza dimenticare il suo breve cameo ne L’ascesa di Skywalker.

Dalla galassia all’archeologia con Indiana Jones

Se nei giorni scorsi è stato venduto all’asta l’iconico cappello di uno dei migliori eroi buoni della storia del cinema, un motivo ci sarà di sicuro. Parliamo del professor Henry Walton Jones Jr., meglio noto come Indiana Jones, e del suo cappello di modello australiano, preso dalla costumista Deborah Nadoolman a Londra, da Herbert Johnson, noto negozio di cappelli, modificato fino a diventare il celebre fedora di Indy. Quello venduto all’asta è stato indossato nel 1984 durante le riprese di Indiana Jones e il tempio maledetto, uno dei cinque titoli, di cui l’ultimo è in fase di riprese, che narrano la storia di un altro personaggio iconico interpretato dall’attore.

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La saga di Indiana Jones è nata su una spiaggia delle Hawaii nel 1977 dalle menti di George Lucas e Steven Spielberg, per via della loro volontà di riportare sul grande schermo il cinema d’avventura con il quale sono cresciuti, tra influenze noir e spy, effetti speciali a catena e ritmi narrativi altissimi. Finora, la storia è composta da quattro capitoli che precedono quello in lavorazione attualmente: I predatori dell’arca perduta, Il tempio maledetto (1984), L’ultima crociata (1989) e Il regno del teschio di cristallo (2008), tutti diretti da Spielberg, un altro regista che ha cambiato decisamente le sorti della vita di Ford. Raccolti in un cofanetto speciale in occasione dei 40 anni della saga in formato 4k, è bene sapere che la scelta dell’attore protagonista non è stata così immediata, nemmeno stavolta: Harrison Ford non era la prima scelta, in quanto inizialmente la parte voleva essere affidata a Tom Selleck, star della serie tv Magnum P.I che aveva superato lo screen test, ma la CBS, gli impedì di accettare il film.

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Inoltre, per Spielberg, Indiana Jones era l’opportunità per dirigere un’avventura degna della saga di cui sognava di dirigere un film, James Bond, ma il desiderio rimase solo tale, mentre per Lucas significava dare vita al suo Buck Rogers, motivo per cui fu spinto a scrivere il soggetto nel 1973 assieme a Philip Kaufman che avrebbe dovuto anche dirigerlo. All’epoca però non si chiamava I predatori dell’arca perduta e il protagonista non corrispondeva al nome di Indiana Jones, bensì The Adventures of Indiana Smith, un b-movie circa un archeologo avventuroso scritto sulla falsariga di Hiram Bingham III e Roy Chapman Andrews, e chiamato Indiana in onore del suo cane, un alaskan malamute. Il passaggio a Jones arriva con Spielberg e Kasdan nel progetto creativo, ritenendo che Indiana Smith fosse troppo in assonanza con Nevada Smith diretto da Henry Hathaway nel 1966 con Steve McQueen. 

Tra le varie riflessioni su Indiana Jones e I predatori dell’arca perduta, non è mancata quella a proposito dell’inerzia scenica di Indy da parte di Chuck Lorre nella settima stagione di The Big Bang Theory, citata da Sheldon e Amy. A detta di quest’ultima:

Indiana Jones non ricopre alcun ruolo decisivo nella storia. Se lui non fosse nel film, il film sarebbe lo stesso. […] I nazisti avrebbero ugualmente trovato l’Arca e una volta sull’isola l’avrebbero aperta per morire; proprio come hanno fatto”.

Una saga rimasta nel cuore degli spettatori, non solo per la cultura, la sapienza e la bontà di questo eroe, ma anche per alcune curiosità, più o meno note, oltre a quelle già rivelate finora. Una per tutte riguarda la scena de I predatori dell’arca perduta, in cui Indiana Jones spara al guerriero che lo minaccia con una spada. Una scena non prevista dal copione: Ford stava subendo gli effetti collaterali di una intossicazione alimentare e doveva andare alla toilette di frequente, dunque per accorciare la scena in corso sparò, ricreando un effetto comico che piacque molto a Spielberg, lasciandola nel montaggio finale.

Nello stesso film, quando Indy si trova nel Pozzo delle Anime, su una colonna c’è un geroglifico particolare su cui sono scolpite le sagome di R2-D2 e C-3PO, i droidi di Star Wars, in omaggio all’altra saga di cui è partecipe l’attore ed è girata da Lucas e in Il tempio maledetto la scena di apertura è ambientata nel locale di proprietà del criminale Lao Che, dal nome Club Obi Wan. 

Dal flop di Blade Runner…

Per finire con un’altra citazione di un film cult, ma non troppo amato da Ford, non possiamo non ricordare Blade Runner, titolo disponibile su Netflix e recentemente citato dall’attore all’ultima edizione della notte degli Oscar, lo scorso aprile. Sul palco per presentare i candidati all’Oscar per il miglior montaggio, Ford ha letto alcuni appunti dedicati alla lavorazione di questo film, uscito nel 1982 e che pur essendo oggi un cult cinematografico, fu accolto tiepidamente all’epoca, rivelandosi un flop. Ha detto l’attore durante l’evento:

Le possibilità possono sembrare infinite, ma il montatore lavora instancabilmente, spesso in isolamento, per fare migliaia di scelte, mettendo il pezzo giusto della lunghezza giusta nell’ordine giusto per arrivare alla versione migliore di quello che il film vuole essere. È un processo estremamente difficile, non per gli impazienti, non per i deboli di cuore.

Il film è stato illuminato da un ben documentato processo di post-produzione complicato, mentre il rapporto tra il regista Ridley Scott e Ford era altrettanto burrascoso all’epoca. “Quando abbiamo lavorato insieme era il mio primo film ed ero il nuovo arrivato. Ma abbiamo fatto un buon lavoro“, ha sostenuto il regista. Si sa infatti che esistono almeno sette versioni del film, comprese due diverse versioni Director’s Cut approvate da Scott, la seconda delle quali è uscita nel 2007 per il 25° anniversario dell’uscita del film.

Nel 1992 inoltre, Ford rivelò che Blade Runner non era “uno dei miei film preferiti” e che lui e il regista furono ugualmente delusi dalla narrazione in voiceover, tanto che Scott la rimosse da Blade Runner: The Final Cut nel 2007. Nel commento audio incluso nella versione, Ford ha ammesso di “essere stato obbligato dal mio contratto a registrare quella narrazione, che ho trovato goffa e poco ispirata“, sempre ricordando i tempi d’oro di gioventù che lo avevano reso celebre per l’uso attoriale della sua voce in radio.

… all’impegno nell’aviazione

Non manca nemmeno una nota di colore dedicata alla passione per il volo di Harrison Ford, il quale è anche pilota con licenza sia di aerei che di elicotteri. In diverse occasioni, ha prestato servizio in emergenze su richiesta delle autorità locali nel Wyoming, grazie al suo l’addestramento al volo eseguito negli anni Sessanta al Wild Rose Idlewild Airport di Wild Rose, Wisconsin, ma a 15 dollari l’ora non poteva permettersi di continuare. A metà degli anni Novanta, comprò un Gulfstream II usato e chiese a uno dei suoi piloti, Terry Bender, di dargli lezioni di volo, fino a volare da solo a Teterboro, New Jersey, con un Cessna 206, oggi all’aeroporto di Santa Monica. 

Ford vola con il suo de Havilland Canada DHC-2 Beaver (N28S) più di qualsiasi altro suo aereo, e ha affermato che adora questo velivolo e il suono del suo motore radiale Pratt & Whitney R-985. Infine, a marzo del 2004, Ford divenne ufficialmente presidente del programma Young Eagles della Experimental Aircraft Association (EAA), e gli fu chiesto di assumere l’incarico da Greg Anderson, all’epoca vicepresidente senior della EAA, per sostituire il generale Chuck Yeager. Ford era titubante, ma poi accettò e per due anni ha fatto delle apparizioni con le Giovani Aquile al raduno EAA AirVenture Oshkosh a Oshkosh, Wisconsin.

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Dal 2009, Ford appare nelle pubblicità per General Aviation Serves America, una campagna del gruppo di difesa Aircraft Owners and Pilots Association (AOPA) oltre a essere apparso in diversi documentari sull’aviazione, tra cui Wings Over the Rockies (2009), Flying The Feathered Edge: The Bob Hoover Project (2014) e Living in the Age of Airplanes (2015). Non solo passione, ma anche lotte umanitarie: Ford è membro onorario del consiglio di amministrazione dell’organizzazione umanitaria di aviazione Wings of Hope, ed è noto per aver fatto diversi viaggi a Washington, D.C., per combattere per i diritti dei piloti, oltre ad aver donato ingenti fondi al programma di beneficenza per il campione Sean Tucker, The Bob Hoover Academy (dal nome del leggendario aviatore Bob Hoover) che educa i ragazzi a rischio nella California centrale e insegna loro a volare.

Una ennesima dimostrazione di impegno multisfaccettato di un attore iconico e dalle imprese cinematografiche intramontabili.