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I Am Not Okay With This: l’irriverenza adolescenziale nella recensione dell’originale Netflix

Rabbia, disillusione, cinismo, gelosia. In una parola: adolescenza. O in qualche parola in più, I Am Not Okay With This, la nuova serie originale Netflix che sbarca dal 26 febbraio sulla piattaforma di streaming e che porta il titolo omonimo della graphic novel da cui è tratto. Dall’autore e dal regista di The End of The F***ing World e dai produttori di Stranger Things, notiamo che le tematiche e lo stile recitativo non si discostano molto dal primo dei due titoli già prodotti (ed entrambi originali Netflix). Ringraziamo la produzione per aver scelto Sophia Lillis, attrice diciottenne già nota per il ruolo di Beverly Marsh nell’adattamento del 2017 di It, nel ruolo di Sidney Novake, almeno per una volta, quasi coetanea della protagonista principale di una serie di ordinarie vicende, ma vissute con la follia e la costante incostanza della psiche adolescenziale che domina in tutti i sette episodi di questa prima stagione.

Caos muto e irrefrenabile

Sguardo perso nei suoi pensieri, spesso muta e asociale, nasconde dietro i suoi occhioni color cielo una presa di coscienza difficile da realizzare a fronte di una vita che non dà che perdite e delusioni. Sidney ha attacchi di rabbia e difficoltà nella socializzazione da che ha perso il padre, ed è in chiave ironica che l’esplorazione di questa esistenza travagliata viene raccontata in sette pillole di circa venti minuti l’una. Ognuna è un quadro che ben sintetizza gli stati d’animo di Sidney, diciassettenne alle prese con una serie di problematiche sì quotidiane, ma affrontate con la difficoltà di chi si sente escluso e in costante difetto con il mondo intero. Risultato? Levatevi di torno, idioti. In questo stato d’animo Sidney accoglie la notizia della nuova coppia tra la sua migliore amica, Dina, e Brad, un pallone gonfiato irriverente che non può che essere odiato da Sidney. Ma la gelosia della ragazza è dettata da una motivazione più viscerale e profonda: è segretamente innamorata di Dina, la quale però non sospetta nulla e vive la sua nuova storia serenamente. Un’emozione che impedisce a Sidney  dia vivere appieno la relazione che sta instaurando con Stanley Barber.

Non solo rabbia e frustrazioni: c’è la famiglia che crea un bel diversivo. E se mamma le fa saltare i nervi (quale rapporto madre-figlia non è burrascoso, dopotutto?), il fratellino Liam è una bella mente vulcanica, un genietto in grado di inventarsi grandi progetti come tutti i bambini della sua età e che fa compagnia a Sidney in maniera pacifica. Un contraltare classico e che riequilibra le energie che scorrono tra un polo e l’altro della famiglia. Fino a qui tutto normale; la domanda a questo punto è chiara: quindi? Qual è il plus di questa serie? La motivazione scatenante che dovrebbe invitarci a guardarla? Il mix tra normalità adolescenziale e unicità paranormale, le due facce della medaglia di Sidney.

Sì, perché la ragazzina ha un segreto, e qui sta la pecca a metà di I am not okay with this: i suoi poteri mentali, la cosiddetta forza del pensiero così spesso sfruttata in tantissime storie, torna anche qui. Una scelta poco originale, ma che dire, se si parla del trionfo degli stereotipi di una diciassettenne in crisi esistenziale, perché non fare il paio con lo stereotipo della “ragazzina speciale”? Non vogliamo banalizzare il contenuto, ma di fatto si tratta di un pastiche di tematiche e trovate registiche già viste almeno una volta nella produzione americana, tra serialità e videogiochi. Il costante richiamo al “Caro diario…” ricorda la prima stagione di The Vampire Diaries, dove Elena Gilbert non mancava di annotare tutto nel suo diario, la scena di Sidney mentre suona la chitarra in camera sembra la trasposizione in carne e ossa di Ellie in The Last Of Us, per non parlare della forza del pensiero, tema più che ricorrente in Stranger Things o in Raising Dion, due esempi di produzioni originali Netflix. Insomma, se non brilla di originalità, cosa ci conduce a guardarla?

La bellezza di essere diversi

Il potere è niente senza controllo, dicono, ma qui il bello è proprio quando Sidney, il controllo, lo perde. Si arrabbia, davvero, brutalmente, una rabbia sì genuina, ma davvero potente come un fulmine a ciel sereno, che dal nulla fa sentire alla terra inerme e ingenua tutta la sua scarica. Così succede a Sidney, che si sente un mostro, a disagio con chiunque altro, ma ha una marcia in più: sa distruggere in maniera sempre più poderosa quanto la circonda, a mano a mano che la sua rabbia repressa aumenta e quando la sfoga sono guai.

Per chiunque. Non che sia una “brutta persona”, ma è solo questione di energia che ha dentro di sé, un’entità che non può più camuffare agli occhi del mondo e che conosceremo man mano che la serie sgrana i suoi episodi e tesse la trama sempre di più. Questa sua capacità, e il modo in cui viene percepita e conosciuta dagli altri, viene raccontata con una serie di flashback e flashforward, che aiutano a mantenere l’attesa e portarci per mano fino alla fine, senza ansie e senza angosce. Senza voyeurismo di alcun genere, senza approfondire troppo la psicologia dei personaggi, fatto salvo per Sidney, e mantenendo la conoscenza abbastanza superficiale, libera e leggera come il tocco divertente e ironico con cui viene condita l’intera serie.

Conclusioni

Lo ammettiamo, non ci ha entusiasmato troppo questa serie a livello di originalità, come potete ben immaginare dalle tematiche affrontate nel corso degli episodi. Una decisa somiglianza con altri prodotti già visti non ci consente di affermare che questo prodotto porti con sé una (doverosa) rinfrescata meritata ai teen drama, ultimamente proposti in chiave ironica per sdrammatizzare e alleggerire argomenti di per sé difficili da affrontare. Se questo approccio è apprezzabile per certi versi, possiamo dire lo stesso della tecnica di scrittura della serie, del linguaggio verbale e mimico degli attori, così come la capacità di esprimere al meglio quello che prova Sidney, la quale riesce semplicemente a portare sullo schermo l’esternazione concreta di quel gran casino che è l’adolescenza, con una piccola, grande variazione sul tema.

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