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I Cavalieri dello Zodiaco, recensione dei saints targati Netflix

Netflix rispolvera per un pubblico tutto occidentale i gloriosi Saint Seya. Ma per i Cavalieri dello Zodiaco questa nuova avventura nasconde troppe insidie.

Non importa se una parte di noi appassionati preferiva cantare Pegasus Fantasy cantata dal gruppo giapponese Make-Up, o l’italianissima canzone di Massimo Dorati. Per tutti i suoi fan, I Cavalieri dello Zodiaco restano uno degli anime più apprezzati in assoluto, a cui legare i ricordi della nostra infanzia. Nonostante la forte matrice nipponica, l’opera tratta dal manga di Masami Kurumada, ha avuto un successo strepitoso in tutto il mondo. Quindi perché cambiare? È questa la domanda che ci siamo posti quando abbiamo deciso di vedere e recensire il nuovo remake de I Cavalieri dello Zodiaco targato Netflix.

I Cavalieri dello Zodiaco

Era il 1990 quando Odeon TV e Italia 7 iniziarono a trasmettere le prime puntate italiane de I Cavalieri dello Zodiaco e mai avremmo pensato che a distanza di quasi trent’anni saremmo stati qui a parlare di un remake della serie originale. Le gesta di Seiya e dei suoi amici fraterni e cavalieri, ci hanno insegnato per tanti anni i valori dell’amicizia, della lealtà e dell’incrollabile determinazione votandosi completamente alla dea Atena.

Tutto ciò è avvenuto grazie a una narrazione piuttosto complessa data la sua natura frammentaria, tuttavia, la storia principale e le varie sottotrame – seppur con qualche buco narrativo – hanno seguito un filo logico lungo 72 episodi per la sola Saga del Santuario. Ma dopo tanti anni, forse, era il caso di cambiare qualcosa, o almeno questo è quello che hanno pensato i produttori di questa nuova serie, che proverà ad accattivarsi l’interesse delle nuove generazioni, senza dimenticare lo zoccolo duro dei fan di vecchia data.

Vento di cambiamento

Proposto nella classica formula episodica del nostro tempo, così tanto cara agli appassionati del binge watching, I Cavalieri dello Zodiaco è stato prodotto e reso disponibile su Netflix a partire dal 19 luglio 2019 con i primi sei episodi. Ma abbiamo avuto l’impressione che in questi primi episodi, Netflix abbia voluto raccontarci tanto e poco al tempo stesso. Senza contare alcune modifiche radicali che vi racconteremo tra poco.

Si tratta del secondo tentativo di remake della Saga del Santuario – considerando il film I Cavalieri dello Zodiaco – La leggenda del Grande Tempio del 2014 – ma anche stavolta la trama ne esce davvero mozzata e raffazzonata. Quattro giovani si impegnano a divenire cavalieri di bronzo, con poteri straordinari conferiti dalle loro armature legate alle costellazioni dello zodiaco, per potersi votare ad Atena e portare il suo messaggio di pace e giustizia. Abbiamo forzatamente minimizzato sull’incipit, ma non è altro questo che resta pienamente in comune tra la serie anime originale e questa nuova produzione in computer grafica.

Infatti, rispetto alla serie originale le origini di Seiya e soci viene appena accennata, con pochi eventi che introducono il cavaliere di Pegasus, che scopre per caso di possedere un cosmo durante una rissa (?) e di voler ritrovare sua sorella Patricia rapita in tenera età. Notato da Alman di Thule, Seiya viene reclutato per diventare un cavaliere dello zodiaco al servizio di Atena e viene iniziato proprio con le Guerre galattiche di Lady Isabel, dove incontra per la prima volta Sirio, Cristal e Andromeda. Se siete dei fan della serie avrete già notato moltissime differenze.

Infatti, nella saga originale, Seiya conosceva già in orfanotrofio i suoi compagni di ventura, mentre qui li incontra per la prima volta nel corso delle Guerre Galattiche, ovvero il torneo di Lady Isabel. Andromeda, più che un cavaliere, potremmo definirlo una dama. Se nella serie originale è stato sempre caratterizzato da un viso fine e da un animo buono e gentile, dando prova che un cavaliere per essere forte e potente, non dev’essere necessariamente un bruto tutto muscoli, stavolta è stato trasformato letteralmente in una donna, modificando anche il nome originale da Shun a Shaun. Era davvero necessario? No.

Secondo i produttori, questa ed altre modifiche fanno parte di un processo di occidentalizzazione e ammodernamento della saga originale de I Cavalieri dello Zodiaco, ma secondo il nostro modesto parere non ha apportato alcun miglioramento alla storia, creando solo un contrasto tra Shaun di Andromeda che veste un’armatura da cavaliere, mentre le altre donne apparse sullo schermo – Castalia e Tisifone – vestono come dame, che nell’opera sono identificate come “sacerdotesse”.

Proprio le due sacerdotesse mettono sotto i riflettori un’altra discrepanza, ovvero quella delle caratteristiche maschere. In questa nuova versione, l’unica ad indossare una maschera è Castalia per motivi di script legati alla sua identità (che non sveliamo per chi non conoscesse la storia originale). Mentre la sacerdotessa dal Cobra Incantatore ne è priva, cancellando dalla trama principale la componente sentimentale tra lei e Pegasus.

Mentre i cavalieri si sfidano nelle Guerre Galattiche, che si svolgono in un banalissimo hangar segreto nascosto nel deserto con la sorveglianza di un tombino computerizzato (davvero da non credere n.d.r.), iniziano a fare la conoscenza del loro nemico. Sì, stiamo parlando del famoso incontro con Ikki di Phoenix, fratello di Shaun di Andromeda (da qui sua sorella n.d.r.), ma che in realtà è al servizio del villain principale, ovvero una figura del tutto inedita: Vander Guraad.

Guraad è un vecchio socio in affari di Alman di Thule, comanda un esercito privato, ed è a conoscenza dell’enorme potere dei cavalieri dello zodiaco, avendone avuta dimostrazione dal morente Micene del Sagittario, mentre consegnava a lui e Alman la piccola Lady Isabel in fasce. L’obiettivo di Guraad è quello di sfruttare la potenza dei cavalieri e delle potenti armature d’oro associata a quella della tecnologia per produrre nuove armi militari: una di esse sono i cavalieri neri, combattenti che non hanno conquistato un’armatura, ma che grazie alla tecnologia di Guraad possono possederne una versione “artificiale”, proprio come succede allo sconfitto Cassios. Questa nuova trovata narrativa risulta essere perlomeno più completa rispetto a quella originale, dal momento che, nell’anime, i cavalieri neri erano inspiegabili sosia dei cinque protagonisti, ma con armature nere, senza fornire altre spiegazioni allo spettatore.

Il sesto episodio culmina con lo scontro tra i quattro cavalieri e Ikki di Phoenix, dando davvero poco spazio anche per un inedito o riveduto filone narrativo, che in origine veniva raccontato in ben 15 episodi. Un taglio davvero incredibile e con scarsissima personalità.

Non sento più il suo cosmo

Vogliamo porre l’attenzione sulla nuova caratterizzazione dei personaggi, vero aspetto critico di questa nuova serie.

Siamo pienamente convinti che la fortuna dei personaggi creati da Kurumada, sia dovuta all’empatia trasmessa, il forte background creato per ognuno di loro, come l’amore materno cristallizzato per Cristal (gioco di parole voluto n.d.r.), la crescita spirituale di Sirio ai cinque picchi, il legame fraterno tra Andromeda e Phoenix, e non per ultimo tutte le sottotrame che caratterizzano il buon Pegasus. Ebbene, sembra proprio che tutti questi elementi siano stati del tutto annullati, se non fosse per qualche sporadico fotogramma che si fa carico di scarsi rimandi – una forma del contenuto appena capibile dai fan di vecchia data e del tutto incomprensibile per chi scopre l’opera grazie a questa nuova produzione.

Seiya di Pegasus

Il protagonista più importante della serie, è stato dotato di un’irriverenza forzata e ingiustificata, spesso fuori luogo, e con il dialogo col tombino nel deserto, oltre a mancare l’obiettivo di divertire, si è toccato davvero il fondo. Non volendo ripristinare l’originale collante maturato con una certosina, seppur frammentata, costruzione del rapporto di competizione e poi amicizia tra i nostri cavalieri di bronzo, la nuova narrazione propone dei momenti forzati dove lo stesso Pegasus infonde – con scarsa convinzione – l’importanza di essere uniti contro il nemico comune. Ciò che prima era un risultato naturale, in questo nuovo format mozzato adesso risulta essere l’ennesima forzatura.

Cristal il Cigno

Appare inspiegabilmente adirato e resta, anche se in un arco temporale ridotto, del tutto indifferente al gruppo, salvo poi credere nella reincarnazione della dea Atena in lady Isabel e quindi poi riporre fiducia nel neo formato gruppo di bronzo.

Sirio del Dragone

Viene privato di tutta quella caratterizzazione originale che lo metteva in netta competizione con Pegasus, tanto che lo scontro tra i due viene ridotto all’osso e trattato con leggerezza. La loro coalizione avviene solo quando nello scontro con Phoenix, Seiya riesce a salvare la vita di Sirio.

Shaun di Andromeda

Nella premessa del trailer, il cambio di sesso era l’unica cosa a preoccuparci insieme alla fattura della tecnica in CG adoperata. Ebbene, vedendo i primi sei episodi ci siamo accorti che il cambio voluto è stato del tutto ininfluente ai fini narrativi – almeno fino al sesto episodio – considerata l’eguale attenzione posta su tutti gli altri cavalieri per raccontarne il background. Una scelta davvero inutile.

Ikki di Phoenix

Storico lupo solitario del gruppo, come nella saga originale resta il fratello di Andromeda e inizialmente nemico dei nostri eroi, a capo dei cavalieri neri. L’indole carica di odio, la sua crescita nell’isola della Regina Nera e la sua potenza, sono tra le poche cose che sono state rispettate e riproposte in toto anche in questa nuova serie. Probabilmente più di tutti gli altri personaggi comprimari.

I cavalieri dello zodiaco sono senza tempo?

La nuova produzione di Netflix si presenta nettamente differente rispetto a quella originale, con l’intento di coinvolgere un pubblico molto giovane e prevalentemente occidentale, intenti dimostrati con le modifiche apportate al canone originale.

Il cambiamento è sotto gli occhi di tutti grazie alla computer grafica introdotta anche in questa serie (dopo quella vista nel film del 2014), creando in un primo momento sdegno tra gli appassionati, ma ai fini della narrazione e dell’animazione, il risultato è accettabile. Si poteva fare di più, questo è certo, ma avrete notato anche voi una buona riproduzione delle armature (la seconda versione originale di queste, quindi altro taglio sulla trama in vista, sigh…) e, soprattutto, buone movenze nel corso dei combattimenti. Avete notato che adesso sono delle medagliette e che vengono indossate in automatico? Almeno hanno facilitato la vita ai nostri protagonisti, in origine costretti a portare sulle spalle le loro clothbox.

A proposito degli scontri, da notare la totale assenza di sangue. Poco credibile, ma si tratta di un ulteriore accorgimento della volontà di destinare il prodotto a un pubblico di giovanissimi.

Da apprezzare la volontà di Netflix di voler riproporre i cari e vecchi doppiatori della serie italiana. Squillo di trombe per gli storici doppiatori degli anni ‘90, ovvero Ivo De Palma (Pegasus), Marco Balzarotti (Sirio), Luigi Rosa (Cristal) e Dania Cericola (Lady Isabel), per citare le voci più famose, con il vecchio cast al completo, mentre, per ovvie ragioni, viene introdotta Deborah Morese per la voce di Andromeda. È stato davvero emozionante risentire il caro e vecchio Ivo De Palma urlare “Fulmine di Pegasus!”, ma il “vecchio” è dovuto al fatto che il tempo passa per tutti e anche per i vecchi doppiatori, che, giustamente, oggi offrono un timbro di voce più grave dovuto al tempo e, forse, poco adatto ai baldi giovani riprodotti sullo schermo.

Concludiamo il comparto tecnico con le musiche originali composte per questa nuova serie. Pegasus Fantasy è stata riarrangiata e cantata in inglese dai The Struts e quindi rinominata in Pegasus Seiya. Il risultato è gradevole, ma non regge il confronto con l’originale giapponese, perdendo perfino col vecchio riadattamento italiano degli anni 2000. La scarsa personalità di questo remake si nota anche nelle musiche di intermezzo e anche nella sigla di chiusura Somebody New, una composizione piuttosto anonima e lontana dall’essere ricordata.

In definitiva, Netflix ha prodotto un remake attualmente privo di personalità, povero nei contenuti e perdente rispetto alla saga originale. Il colosso americano è riuscito a stupirci in più occasioni e non è ancora detta l’ultima parola, anche se non sarà affatto semplice aggiustare il tiro.

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