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I Paesaggi di Chinami – recensione del manga di Nomoto


I Paesaggi di Chinami
Genere
Romanzo di Formazione
Formato
Copertina Flessibile
Autore
Akiteru Nomoto
Editore
Bao Publishing
Collana
Aiken

I Paesaggi di Chinami, manga scritto e illustrato da Akiteru Nomoto, è edito in Italia da Bao Publishing  per la collana AikenClasse 1974, Nomoto fa il suo esordio nel mondo dell’editoria nipponica nel 1997, è un mangaka molto particolare, dal tratto pulito e che con I Paesaggi di Chinami ci regala una storia semplice e sui generis, rispettando i canoni dei classici romanzi di formazione europei mescolandoli a quel pizzico di ironia e stravaganza in più. L’autore è molto attivo sui social e soprattutto su Instagram dove potete trovarlo con il nome di 916bench per godere delle sue bellissime illustrazioni, periodicamente condivise con i suoi followers.

 Al di là dell’intreccio

I Paesaggi di Chinami è un’opera profonda e difficilmente collocabile in un genere, potremmo definirlo romanzo di formazione poiché segue le vicende di una ragazzina di undici anni, Chinami, molto particolare. Già dalle prime pagine capiamo che alle spalle di Chinami non c’è una famiglia molto presente, lei stessa definisce il suo nucleo familiare monogenitoriale, effettiva, quindi, è solo la presenza, aleatoria, di sua madre. Chinami non frequenta regolarmente la scuola, ama saltarla per poter andare in giro per il suo paesino della provincia giapponese alla ricerca di persone particolarmente strambe, come lei stessa li definisce.

Chinami

Nei sei capitoli più l’epilogo che compongono la storia (Il castello di detriti, L’illusione d’inverno, L’uomo addormentato diretto a est, Compleanno con Papà Diavolo, Il valzer della pioggia, L’estate della ragazza vagabonda e Addio, ciminiera di Nekome) vediamo Chinami girovagare per la città sempre attratta da casi particolari. In una sorta di do ut des, la ragazzina spocchiosa e irriverente dileggerà le persone più strane della città e sarà però a sua volta derisa per la sua poca comprensione e superficialità in una sorta di maieutica della crescita che le permetterà, alla fine, di comprendere bene le proprie propensioni personali.

In ogni piccola storia che compone il manga, Chinami riuscirà a imparare una lezione e a portare a casa un piccolo tassello del puzzle che ricostruisce la sua interiorità, la sua stessa identità. Ne Il castello di detriti, l’incontro con lo strano signore che costruisce un castello di pietra le farà capire il concetto di immortalità, ne L’illusione d’inverno comprenderà la forza dell’empatia e della solidarietà e così via, in ogni capitolo si formerà in lei una nuova consapevolezza, una nuova lezione di vita.

Per questo motivo non possiamo non paragonarlo a un classico romanzo di formazione, con toni più irriverenti e quasi grotteschi che ci aiutano meglio a schematizzare la complessa personalità di questa ragazza che sembra quasi essere una forza della natura.

Richiami da un mondo racchiuso in tanti paesaggi

Ben ponderata è la narrazione che Nomoto ci regala tra le pagine del manga, i sottesi che insistono a farci capire l’importanza di un altrove, non per forza fisico ma soprattutto mentale. Questo altrove dispiega le sue ali nell’ultimo capitolo che precede l’epilogo, dove la protagonista incontrerà quello che sembra essere il personaggio più strano delle storie raccontate, una giovane donna veggente.

E proprio come una moderna Rimbaud, Chinami capirà l’importanza della veggenza, si farà poetessa della stranezza, portavoce degli esclusi e di quelle storie che non si possono comprendere se non vivendole. I Paesaggi di Chinami è un’opera delicata e moderna, mette in risalto il cambiamento interiore che ognuno di noi ha compiuto in quell’età così particolare che è la preadolescenza.

Mentre scorriamo le pagine passando da un capitolo all’altro della storia, Nomoto rende subito palese come i paesaggi influiscano nella storia di Chinami. Dai paesaggi aperti al centro commerciale, passando per la scuola e l’antica ciminiera. I paesaggi cambiano ma è anche la protagonista a cambiare con loro, giungendo ad un epilogo che è naturale evoluzione di quella narrazione ostinata e intraprendente.

Le illustrazioni sono strettamente funzionali alla storia raccontata, ci mostrano però più di quello che la stessa Chinami vuole raccontarci. I paesaggi mostrano come la ragazza si evolva con il cambiare delle stagioni e dei luoghi e come questi paesaggi possano in qualche modo definirla a loro volta, in ogni ambito della sua vita sociale, dei rapporti interpersonali e con se stessa. Il tratto semplice e deciso di Nomoto ci permette di godere maggiormente della funzionalità delle illustrazioni, senza perdersi in ghirigori e barocchismi che avrebbero potuto distogliere lo sguardo dalla protagonista, sempre centrale nelle rappresentazioni.

Conclusioni

Il manga I Paesaggi di Chinami è consigliato ad un pubblico trasversale. I più piccoli, come ad esempio gli studenti delle medie, potrebbero trovare l’opera davvero interessante e anche sintomatica di quegli stati d’animo che possono ritrovarsi a vivere quotidianamente. Sensibile e sottintesa è, però, una lettura anche in chiave adulta e più profonda così da cogliere alcuni significati nascosti nell’opera e non facilmente riconoscibili dall’occhio dei più piccoli.

I giovani troveranno irresistibile il personaggio di Chinami e si potranno facilmente identificare in lei con i suoi capricci, la sua spocchiosità e la sua voglia di ribellione, la stessa che ogni bambino che sogni qualcosa di altro porta sempre con sé.

La lettura è consigliata e agevole, riporta il lettore adulto in quel mondo di sentimenti, ingenuità e sogni che forse ha dimenticato di ascoltare, dando per scontato che la voce del bambino si sia ormai spenta. Chinami diventa il simbolo chi chi non ce l’ha ancora fatta ma sogna strenuamente e comprende quali siano i sacrifici da compiere per diventare una persona migliore per se stessa e per chi la circonda.

I Paesaggi di Chinami

Chinami è una bambina che si trova in quarta elementare. La sua sembrerebbe una vita come quella di tante sue coetanee, se non fosse che nella città in cui vive niente è come sembra. Strani personaggi si aggirano per le strade e, come se non bastasse, davanti alla casa di Chinami qualcuno ha costruito delle strane strutture di pietra sorvegliate da uomini in lotta tra loro. L’immaginifico mangaka Akiteru Nomoto ci trasporta in un mondo magico ma terribilmente reale in un racconto di formazione, mistero e avventura. Un piccolo gioiello targato Aiken, il manga secondo Bao.


Verdetto

I Paesaggi di Chinami è un manga che sembra rispolverare la classica tradizione dei romanzi di formazione, riscrivendo il genere con l'influenza della commedia e del surreale. Un manga adatto ai giovani e ai preadolescenti che risulta essere una lettura piacevole anche per gli adulti. Ricco di sorprese e voli poetici, il manga è assolutamente consigliato a chi desidera cimentarsi in una lettura delicata e profonda.

Pro

- Lettura scorrevole
- Illustrazioni semplici e armoniche
- Ricorda i classici romanzi di formazione
- Protagonista femminile ben caratterizzata
- Trama originale e dialoghi ben scritti

Contro

- Adatto a un pubblico prettamente giovanile