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I registi LGBT boicottano Israele

Più di 130 nomi dell’industria cinematografica hanno firmato una petizione per boicottare il TLVFest, il film festival LGBT sponsorizzato dal governo israeliano.  A rivelarlo è la testata The Hollywood Report, la quale ha seguito da vicino la petizione lanciata da diverse organizzazione queer palestinesi, prima tra tutte la PACBI (il Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel).

Tel-Aviv Cinematheque

I gruppi attivisti in questione mirano a recidere i legami culturali globali con Israele come forma di protesta per il trattamento subito dai palestinesi nei territori occupati dal governo di Benjamin Netanyahu. I firmatari hanno infatti fatto notare che i valori LGBT «sono intimamente interconnessi alla liberazione di tutte le le persone e le comunità oppresse» e si impegnano a «non sottoporre i propri film o comunque a non partecipare al TLVFest e agli eventi parzialmente o completamente sponsorizzati da istituzioni complici di Israele fintanto che Israele non si sarà conformata con le leggi internazionali e avrà iniziato a rispettare i diritti umani dei palestinesi».

L’azione è più che altro simbolica, non mira infatti a fare un danno diretto all’establishment quanto a gettare benzina sul fuoco richiamando l’attenzione su una situazione politica quantomai traballante. Netanyahu è stato infatti recentemente incriminato per corruzione, frode e abuso d’ufficio e il 17 marzo rischia di essere portato a processo. Il suo destino è in buona parte legato ai risultati delle elezioni attualmente in corso, le terze tenutesi quest’anno a Israele.

Dal corto Polygraph di Samira Saraya.

Per due volte è stato impossibile garantire una maggioranza politica e Netanyahu sta cercando di conquistare il favore degli elettori facendosi garante del trattato di pace che dovrebbero risolvere definitivamente i conflitti israelo-palestinese. Il patto è stato stillato e proposto dal presidente statunitense Donald Trump e prevederebbe il riconoscimento ufficiale degli insediamenti israeliani che correntemente occupano illegalmente il suolo palestinese. L’idea non piace ai palestinesi, al mondo arabo, all’Unione Europea, ma neppure ai coloni stessi, preoccupati di divenire bersaglio di sanguinose rappresaglie. Il boicottaggio di PACBI non ha una forza tale da lacerare il sistema, ma l’estrema precarietà dell’equilibrio istituzionale ha convinto artisti e autori a impegnarsi attivamente nel promuovere i propri valori nella speranza di uscire da questo stallo.