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Il Ciclo della Cultura: la space opera conquista i Draghi Mondadori

Cos’è la space opera? Quando si parla di fantascienza, presto o tardi questo termine fa la sua comparsa, solitamente seguito da altisonanti nomi come Dune o Star Wars, due degli esponenti più noti di questo genere sci-fi. Se la creatura di Lucas e l’universo barocco di Herbert sono le incarnazioni più note di questo filone della fantascienza, non meno importanti sono altre forme con cui la space opera si è presentata agli appassionati di letteratura d’anticipazione, come dimostra l’ultimo dei Draghi Urania Mondadori, che grazie al suo generoso formato ripropone ai lettori uno dei grandi esempi della space opera letterearia: il Ciclo della Cultura di Iain M. Banks.

Che tra Mondadori e la fantascienza di stampo classico ci fsia un particolare amore non è certo un mistero, come hanno ribadito i Draghi dedicati a grandi maestri della letteratura fantascientifica del calibro di Verne, Wells o Clarke. Accanto a proposte più moderne, come Murderbot, Mondadori ha avviato un percorso di recupero di classici del genere, che possono ancora oggi mostrare un fascino capace di appassionare nuove generazioni di lettori. E in più occasioni ci si è affidati alla space opera d’autore, come accaduto recentemente con Fondazione di Asimov, e ora con il Ciclo della Cultura.

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Il Ciclo della Cultura: il ritorno della space opera

Perché leggere il Ciclo della Cultura? Un interrogativo che, ancor prima della lettura dell’opera di Banks, trova risposta nell’introduzione di Franco Forte e nella bibliografi dell’autore firmata da Andrea Vaccaro, che ci attende a fine volume Mondadori. Come da tradizione dei Draghi, all’interno di questi volumi corposi sono presenti contenuti che aiutano a contestualizzare, sia dal punto di vista storico che letterario, quanto proposto, fornendo una chiave interpretative non scontata ai lettori. Nel caso del Ciclo della Cultura, questi approfondimenti sono particolarmente apprezzabili, in quanto non solo danno una visione competente e storicamente inquadrata della narrativa di Banks, ma aiutano a comprendere i dettami della space opera. Genere non certo semplice, che affonda le proprie radici nella prima metà del ‘900, quando ancora l’elemento scientifico della sci-fi è fortemente condizionato dalla visione fantasiosa della scienza futura. Con buon pace del realismo, che in seguito in più occasioni ebbe la sua vendetta smantellando fantasiose elucubrazioni autoriali, ma che al contempo consegnò all’Olimpo della letteratura talenti visionari come Asimov.

Con l’avvento di una scienza sempre più vicina al vivere quotidiano, la radice fantastica della sci-fi muta verso una componente più futuribile, con venature di inquietudine quando compaiono i pericoli di una tecnologia asservita a menti poco nobili. È la conseguenza dell’era atomica e delle paure dell’uso invasivo dei ritrovati scientifici, che ci hanno consegnato i capolavori di Heinlein (Fanteria dello Spazio, Straniero in terra straniera), Bradbury (Fahrenheit 451) o Dick (Ubik, Ma le pecore sognano pecore elettriche?). Un cambio di paradigma narrativo che ha condotto a una diversa gestione del racconto fantascientifico, che ha dato vita a rari casi di space opera, letteraria come Dune o fumettistica come La Casta dei Meta-Baroni, o che si è preservato all’interno di un corpus letterario pre-esistente e sviluppato ulteriormente con nuovi cicli letterari interconnessi da una complessa e sottile trama orizzontale, come per la produzione di Asimov, che ha sviluppato la sua galassia lungo decenni di romanzi e racconti collegati.

La nascita di nuovi contesti narrativi sci-fi figli di nuove condizioni sociali, come il cyberpunk, ha portato apparentemente a una diversa gestione dei tempi narrativi, più rapidi e compressi rispetto all’ampio respiro di una space opera, che pareva invece spostarsi verso il cinema con Star Wars. Parlando di space opera, infatti, ci si aspetta una complessa opera di world building, in cui vengono curati con particolare attenzione le dinamiche sociali, la caratterizzazione di personaggi e civiltà aliene, strumenti essenziali per dare al lettore una padronanza completa di un mondo, anzi un universo. Tutti aspetti che in il Ciclo della Cultura emergono sin dal primo istante.

Menti, mutaforma e politica: la space opera nella sua forma migliore

L’universo immaginato da Banks è in uno stato di guerra con la Cultura, una società multietnica che ha come proprio fine la felicità dei propri membri. Un obiettivo che viene perseguito tramite l’utilizzo di macchine e robot, sempre più performanti, che vede nelle Menti, calcolatori di incredibili potenza e capacità, la vetta del proprio virtuosismo scientifico. Mossi da questo intento, i popoli della Cultura ricorrono a ogni mezzo, dalla diplomazia allo spionaggio, senza disdegnare aperte ostilità, per espandere il proprio credo. Ma questo approccio così deciso, inevitabilmente, porta alla nascita di una resistenza, che si oppone all’avanzata della Cultura, un’avversione che Banks sviluppa all’interno del suo ciclo. L’autore, scomparso prematuramente nei primi anni ’90, non ha completato la sua visione, ma quanto proposto da Mondadori nel suo Ciclo della Cultura, che corrisponde idealmente alla prima trilogia immaginata da Bansk, porta in sé i punti fermi di questa visione del futuro.

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Banks, pur valorizzando i dogmi della space opera, non manca di appellarsi anche a uno spirito più avventuroso tipico della sci-fi. Che si tratti di battaglia cruente o di ritrarre gruppi mercenari nella loro quotidianità, Banks riesce a trasmettere un senso di appagamento anche per lo spirito avventuroso dei lettori, grazie a una dialettica immediata e lontana dall’ampollosità di una certa fantascienza basata su strani termini e ostentazione di concetti complessi. La galassia futura del Ciclo della Cultura è raccontata con precisione senza essere opprimente, la ricchezza della sua ambientazione viene ritratta con pazienza da Banks, affidandosi a dialoghi ben congeniati, che trasmettono la percezione dei diversi protagonisti, e a descrizioni prive di fronzoli ma capaci di creare una visione precisa di questo universo.

Interessante vedere come l’approccio della Cultura, intenzionata a conquistare la galassia in diversi modi, sia vicino a una concezione post-coloniale. Raccontata da un autore britannico, cresciuto in una società multietnica ed erede di uno dei più vasti imperi coloniali della storia, questa visione assume una connotazione unica, si ravvedono nelle azioni della Cultura e nelle resistenze dei suoi antagonisti le conseguenze di un approccio più dispotico che di benevola condivisione, una pratica che in alcune situazioni sembra avere un intento critico verso una politica internazionale che negli anni ’70 e ’80 era manifestazione della Guerra Fredda. Alcune pratiche della Cultura, infatti, ricordano l’approccio statunitense alle relazioni internazionali, nel bene e nel male di questa prassi, che Banks non manca di analizzare e criticare nella sua auto-affermazione di superiorità.

Apprezzabile, quindi, l’offrire una diversità di punti di vista, senza uno schieramento netto da parte dell’autore verso una fazione, ma dando risalto a ciascun pensiero, mostrando luci e ombre di tutti gli attori di questa avventura futura. La bontà dell’opera di Banks, per quanto non completamente inserita all’interno del Drago Mondadori dedicato al Ciclo della Cultura, è ancora oggi attuale, consente di apprezzare al meglio la narrativa dell’autore inglese, raffinato ritrattista dell’animo umano e dei pericoli dell’evoluzione sociale incontrollata.

Il Ciclo della Cultura


La galassia futura del Ciclo della Cultura è raccontata con precisione senza essere opprimente, la ricchezza della sua ambientazione viene ritratta con pazienza da Banks, affidandosi a dialoghi ben congeniati, che trasmettono la percezione dei diversi protagonisti, e a descrizioni prive di fronzoli ma capaci di creare una visione precisa di questo universo.

Pro

  • Universo appassionante e coinvolgente
  • Costruzione delle dinamiche sociali perfetta
  • Contenuti extra di valore
  • Grafica del volume curata

Contro

  • Poco pratico il peso del volume