Cinema e Serie TV

Il dilemma dei film coreani: sottotitoli o doppiaggio in italiano?

Il cinema orientale è ufficialmente, e meritatamente, arrivato al successo anche in occidente e lo sta facendo con convinzione già da alcuni anni. Nelle sale, sulle piattaforme di streaming, addirittura prodotti episodici come il recente Squid Game in grado di diventare la prima serie tv più vista in 90 paesi diversi. I grandi nomi del panorama artistico coreano stanno spiccando particolarmente a livello mondiale, partendo dal datato e meraviglioso Old Boy (2003) di Park Chan-wook fino al più recente Parasite (2019) di Bong Joon-ho (acquistatelo in blu-ray su Amazon) che non solo ha vinto la Palma d’oro a Cannes, ma ha anche conquistato il primato come unico film coreano a essere stato premiato con un Oscar come miglior film; per non contare anche tutti quei titoli che non sono stati distribuiti ufficialmente in Italia ma sono arrivati comunque – per vie traverse – col fine di deliziarci.

Parasite
Parasite

Il viaggio nei prodotti coreani è un interessante scoperta di una cultura completamente differente dalla nostra e di approcci all’arte cinematografica nuovi rispetto a ciò a cui siamo stati spesso abituati. Proprio per questo – dovendoci abituare a lasciarci affascinare da feature narrative, di regia e di recitazione diverse – ci sembra giusto porci una domanda che riguarda la fruizione dei qui citati prodotti: è più giusto vederli con i sottotitoli o doppiati? La risposta non è semplice, considerato che siamo abituati ad avere pellicole con alcuni tra i doppiaggi migliori al mondo, ma cercheremo di dare uno sguardo critico e oggettivo a questo quesito.

Dal pubblico casual, all’amante del genere: motivazioni contrastanti

Se avete visto film coreani o giapponesi o addirittura cinesi con qualcuno che non hai mai visto altri prodotti doppiati, vi sarete sentiti dire la solita frase: “ma così fatico troppo, devo leggere i sottotitoli e non vedo bene le immagini”. Si tratta di un grande classico del pubblico italiano che ha la fortuna di possedere un sistema di doppiaggio così strutturato e ben impostato da vedere raramente titoli in lingua originale (se non per necessità). Per il resto, in quanto italiani siamo abituati a vedere al 90% serie, programmi e film doppiati.

A differenza di paesi come il Portogallo, la Norvegia, la Svezia, la Finlandia, la Danimarca e molti altri, siamo culturalmente abituati a sentire la nostra lingua ovunque. Nei cartoni animati, in televisione, sul grande schermo non fa differenza: abbiamo la comodità e il meraviglioso piacere di sentire i nostri suoni, i nostri modi di dire. Di sicuro è tutto fuorché un difetto, ne deriva anche che non siamo abituati a situazioni diverse e il nostro occhio tende a impigrirsi di fronte alla lettura di frasi su frasi mentre si vede un prodotto. È per questo che una serie di successo come Squid Game, arrivata dall’appassionato del genere fino alle famiglie medie italiane, ha aperto un enorme Vaso di Pandora: ma perché i sottotitoli?

Squid Game
Doppiaggio o sottotitoli

Partiamo da un ragionamento semplice a favore di chi preferirebbe titoli doppiati: l’abitudine è abitudine, sentire voci famigliari e che riconosciamo nelle intonazioni, negli accenti e quant’altro, fa la differenza. Ci permette di immedesimarci maggiormente, di dare il giusto peso alle frasi e alle singole parole senza sforzarci: insomma ci mette a “nostro agio” in tutto e per tutto, corrisponde alla comoda poltrona deluxe in sala, su cui adagiarsi senza remore. Ma al fine della visione vera e propria del contenuto, con lo scopo di apprendere di più dalla pellicola o dalla serie di riferimento è davvero la scelta migliore? Ovviamente la risposta è no.

Chi studia cinema lo sa bene: bisogna vedere le pellicole in lingua originale per non perdersi la recitazione e i ritmi scanditi realmente dagli attori, senza modifiche o reinterpretazioni per venire incontro alla propria lingua; in realtà questo vale anche per i titoli in qualsiasi lingua diversa dall’italiano, non solo per quelli coreani. Proprio per questo molti anime e anche numerose serie giapponesi o coreane non vengono doppiati: gli appassionati del genere vogliono vederli in lingua originale, dato che il nostro doppiaggio “distorce” la natura di molti contenuti. Una sconvolgente realtà da confrontare ed ecco svelato l’arcano mistero sul perché Netflix non abbia incluso l’italiano tra i doppiaggi di Squid Game.

Doppiaggio o sottotitoli

Gli appassionati di prodotti orientali in particolare modo mal sopportano il doppiaggio italiano se non in determinati casi come Naruto, One Piece e Attack on Titan per dirne alcuni. Ma quindi questa differenza artistica dovuto al linguaggio e ai suoni, può realmente minare la nostra fruizione di titoli quali Memorie di un assassino, Old Boy, Parasite o Train to Busan? Converrebbe sforzarsi e provare a vedere il tutto con dei sottotitoli? Il nostro consiglio è di avventurarsi nella visione sottotitolata – per la prima volta – magari dopo aver già spolpato l’opera, in modo tale da avvertire effettivamente la differenza che ne consegue. Non c’è molto da dire al riguardo, se non che la cultura orientale – tra le più lontane dalla nostra – non può che sgorgare libera solo quando non la “soffochiamo” con la nostra lingua.

I movimenti del viso, del corpo, la scansione delle parole e l’impostazione della voce originale in un film/in una serie sono elementi che vengono mozzati inevitabilmente nella versione reinterpretata dai nostri (fantastici) doppiatori. Ci risulterà strano vedere determinati gesti in concomitanza di suoni nostrani che poco hanno a che vedere con l’opera originale, pensata prima dallo sceneggiatore, poi dal regista e infine dall’attore stesso. Personalmente, noi l’abbiamo provato sulla nostra pelle vedendo Memorie di un assassino prima doppiato e poi con i sottotitoli: il dramma, le battute, le espressioni idiomatiche e tutto il comparto recitativo assumono un senso molto più coerente quando è effettivamente libero da modifiche esterne. Lo sforzo dei sottotitoli a volte si fa sentire, ma possiamo assicurarvi che vi permetterà di godere in modo completamente diverso – e più fedele – di  opere estere che meritano di essere vissute al meglio e che, possiamo assicurarvi, sapranno ricompensarvi del piccolissimo sacrificio, ampliando le vostre vedute.