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Il diritto di uccidere, il drone spara se l’uomo dà l’ordine

Il diritto di uccidere, Eye in The Sky,  in arrivo a fine agosto in Italia, è un interessante film di guerra ambientato ai giorni nostri, che riflette su un tema centrale in questo momento storico, tra terrorismo, raffinate tecnologie di spionaggio e controllo e guerra asimmetrica: come si può decidere il valore di una vita umana?

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Non trattandosi di un prodotto o di una merce non ha un valore economico e non è facile quantificarne quello esistenziale. Eppure siamo proprio noi, società civile, a demandare ai militari questa enorme responsabilità.

Diretto da Gavin Hood, premio Oscar per Il suo nome è Tsotsi, e interpretato da una strepitosa Helen Mirren nei panni del colonnello che dovrà prendere la decisione, contornata da un cast stellare tra cui spiccano Aaron Paul (Breaking Bad), Alan Rickman (Severus Piton nella saga di Harry Potter) e Iain Glen (Il Trono di spade), il film sa unire azione e riflessione, ruotando proprio attorno a questo dilemma centrale.

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Per quanto ci riguarda il film ha però soprattutto uno spunto che lo rende interessante: protagonisti dell'intera vicenda sono infatti droni di tutti i tipi, non solo quelli più noti, che spesso svolgono missioni di guerra, ma anche droni minuscoli per la sorveglianza, da quello a forma di uccello a quello che riproduce un comune coleottero, soluzioni hi-tech che appaiono quasi fantascientifiche ma che sono invece già una realtà consolidata.

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Tutto il film passa attraverso i loro occhi sintetici ed è proprio grazie a loro che si scoprono i due elementi chiave su cui la Mirren e gli altri protagonisti dovranno riflettere: terroristi in un rifugio in cui stanno organizzando un grande attentato che potrebbe uccidere centinaia di civili innocenti, ma anche una bambina inconsapevole che sta giocando nei pressi dell'abitazione.

Che fare, distruggere il covo sacrificando la piccola ma salvando tantissime vite o preservare la vittima civile rischiando di non riuscire a fermare i terroristi? Insomma, quelli che i militari chiamano "effetti collaterali". 

L'ultima parola spetterà come sempre agli esseri umani, che in "Il diritto di uccidere" si dovranno misurare con l'importante dilemma, scontrandosi tra loro a causa delle differenti posizioni etiche e delle pressioni politiche e sociali.

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È interessante infatti notare come tutta la tecnologia del mondo non semplifichi il problema di base, ma forse anzi lo complichi, visto che fornisce un dettaglio sempre maggiore e, come insegnava già Shakespeare nel suo Amleto, più si sa e meno si riesce a decidere.