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Intervista a Don Rosa: L’amore per Paperone, l’odio per Disney

A vederlo Don Rosa sembra che si sia infuso in qualche modo dello spirito di Zio Paperone. L’accento americano è forte e marcato, così come lo è il suo spirito, la cui tempra sembra ignorare gli acciacchi dell’età ed anzi, nonostante sia vicino ai 70 anni, il leggendario artista Disney, forse ultimo grande erede di Carl Barks, si è dimostrato arguto e decisamente schietto nell’esprimere pareri e giudizio non solo sulla sua carriera ma anche sull’intero apparato disneyano che, a quanto pare, è stato il fulcro dell’abbandono dell’artista dalle scene. Una “tournée” quella al Lucca Comics, in cui l’artista si è espresso senza peli sulla lingua, criticando apertamente Disney ed il modo in cui la compagnia ha gestito il suo nome ed il suo lavoro.

L’inizio dell’incontro, tuttavia, è morbido, quasi affettuoso, e ricorda alla stampa l’amore di Don Rosa per sua moglie e per i suoi fan, più volte richiamati nel corso della lunghissima chiacchierata offertaci da Lucca Comics, e verso cui l’artista ha mostrato una straordinaria gratitudine. “Sono qui per fare il mio lavoro, incontrare i fan e firmare dediche”, ricordando spesso e volentieri, forse con un po’ di orgoglio, che quella fila di 300 persone sotto la pioggia (perché che Lucca Comics sarebbe senza la pioggia?) sono lì ad attenderlo sotto gli ombrelli e questo, ci fa capire Don Rosa, fa una grossa differenza.

“In questo momento ci sono 300 persone che mi stanno aspettando sotto la pioggia per un autografo. Negli Stati Uniti le cose vanno in modo differente: al mio stand passa una persona ogni quindici minuti, e forse uno all’ora mi riconosce.”

Ed è stato un incontro sorprendente, non c’è che dire. Lontano da Lucca dal lontano 1993, l‘artista è partito subito in quarta criticando la nuova serie DuckTales che, a quanto pare, gli è risultata particolarmente indigesta: “Ho visto un paio di episodi del nuovo Ducktales e l’ho trovato bizzarro e strano. Non mi piace l’idea che Disney prenda quel che abbiamo fatto io e Carl Barks e lo stravolga completamente”.

L’artista ha approfittato dell’incontro per raccontare dell’inizio del suo lavoro, del modo in cui si è approcciato a Zio Paperone e di quello che è stato il suo intento originale: scrivere semplicemente un bel racconto di avventura, sulla scia di quanto aveva fatto Barks. Qualcosa che potesse intrattenere e divertire i lettori. Un’origine che, a quanto pare, è partita dall’idea di voler dare a Zio Paperone un’identità che lo distanziasse dall’archetipo dell’avidità a cui il personaggio, anche in Italia, è da lungo legato in tutto il mondo. “Quel che volevo fare era raccontare storie di avventure. Alcuni miei amici avevano ottenuto il permesso per la pubblicazione di storie Disney, e mi sono detto che mi sarebbe piaciuto scrivere di Zio Paperone. Quando la prima storia uscì ricevetti un premio come miglior fumetto dell’anno. A quel punto ne feci un’altra, e poi arrivai al punto di liquidare l’azienda che aveva fondato mio nonno 100 anni prima e di dedicarmi solo alle storie. – ha detto Don Rosa nel corso del suo intervento, continuando – Zio Paperone era identificato principalmente per la sua avarizia. Questo, tuttavia, non era un aspetto che trovavo interessante. Volevo parlare delle conquiste di Paperone, dei suoi trofei, e del fatto che l’accumulo della sua ricchezza fosse semplicemente un trofeo dei suoi traguardi. Volevo approfondirlo e renderlo più interessante”.

In chiusura, Don Rosa ha ribadito quanto si sapeva da tempo: l’artista non riprenderà mai la sua carriera. Stanco del sistema di mercificazione della Disney che, per altro, lo ha portato a mettere sotto copyright il suo stesso nome, ha abbandonato le scene tempo fa, senza intenzione alcuna di calcarle ancora, neanche se si dovesse presentare l’occasione giusta. “No, non riprenderò a scrivere. […] Avrei mollato quindici anni prima se non fosse stato per l’amore dimostratomi dai fan. Disney ha ucciso la mia passione non mi sono mai pentito di aver preso la decisione di ritirarmi, perché non ho più entusiasmo. Ciò che mi ha dato molto fastidio è stata la paccottiglia a cui è stato associato il mio nome. Materiale su cui non avevo alcun controllo e su cui, per altro, non ho mai preso un soldo, perché i diritti non sono miei, ma di Disney. Ecco perché ho messo un copyright sul mio nome, così da impedire che si potesse produrre materiale di scarsa qualità associandoci il mio nome. [..] Non è una questione di soldi, ma di rispetto. Se le vogliono pubblicare, che lo facciano senza il mio nome”. Agguerrito, schietto, incarnazione gioviale di quel motto che, ai tempi, contraddistingueva il suo Zio Paperone quando nel primo capitolo di quell’ormai leggendaria “Saga di Paperon de’ Paperoni” sentenziò: “Che mi serva di lezione! La vita è piena di lavori duri e ci saranno sempre dei furbi pronti a imbrogliarmi! Be’, sarò più duro dei duri e più furbo dei furbi… e farò quadrare i miei conti”. E Don, a sentirlo, alla fine i suoi conti li ha fatti quadrare sul serio.

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