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Into the Night: la fine del mondo di Netflix

Il cinema catastrofico è un genere che solitamente parla americano. Dai grandi classici come Meteor sino alle produzioni più note e adrenaliniche stile Armageddon. Sorprende quindi trovare una storia da fine del mondo che non solo non batta bandiera statunitense, ma che arrivi da una nazione poco nota per film e serial come il Belgio, precedentemente arrivato su Netflix con il poliziesco Undercover. Eppure, è proprio dalla terra dei Puffi che arriva Into the night, la nuova produzione originale Netflix, disponibile da maggio.

Il catalogo di Netflix si sta arricchendo sempre più di produzioni che parlano europeo. Se il ruolo del mattatore continua a farlo La Casa di Carta, non mancano produzioni di altri paesi, come Marianne o Dark. Questa natura internazionale della serialità Netflix è l’occasione per offrire al pubblico una differente versione del racconto seriale, giocando con i preconcetti dello spettatore. La sfida principale, in queste situazioni, è riuscire a non lasciarsi tentare dall’emulazione dell’american way ma cercare di preservare una propria identità. Into the Night ha tentato di raggiungere questo obiettivo.

Into the Night, la fine del mondo arriva dal Belgio

Un aereo in partenza dall’aeroporto di Bruxelles diretto a Mosca, viene dirottato da un ufficiale italiano italiano della NATO. L’unica imposizione del dirottatore è di impostare una rotta verso ovest, in modo da ritardare il più possibile l’esposizione al sole. Come l’uomo spiega, il sole è il vero nemico, il suo arrivo corrisponderà alla morte di tutte le persone a bordo, una spiegazione che inizialmente genera scetticismo nei passeggeri, ma che ben presto comincia ad assumere un aspetto di inquietante verità.

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A bordo dell’areo si trovano pochi passeggeri, dato che il dirottamento è avvenuto prima che l’imbarco fosse completato. Scelta interessante che consente di creare un gruppo di personaggi contenuto ma in grado di offrire quante più sfumature possibili alla storia, elemento essenziale in una serie come Into the Night, in cui l’ambiente claustrofobico richiede una dinamica dei rapporti in evoluzione costante per mantenere alto l’interesse degli spettatori. Pur essendo già stato visto in diversi film, l’espediente dell’interno di un aereo viene riadattato al meglio in Into the Night, consentendo alla produzione di contenere i costi e al contempo sviluppare una trama che veda nei personaggi il vero motore della storia.

Into the Night ruota principalmente attorno a tre personaggi: il maggiore Terenzio, la giovane Sylvie e l’enigmatico Ayaz.

Terenzio, interpretato da Stefano Cassetti, è l’ufficiale NATO che dirotta l’aereo. Sin dalla sua prima apparizione, il suo nervosismo e la sua disperazione sono evidenti, con un crescendo emotivo che esplode nel momento in cui decide di dirottare il volo per Mosca. A lui spetta il ruolo di evento scatenante della vicenda, soprattutto in virtù del fatto che sembra essere l’unico a bordo a sapere quale sia la verità su cosa sta accadendo nel mondo.  L’ufficiale italiano assume l’ingrato ruolo dell’antipatico, volendo imporre la propria visione e rivelandosi più un intralcio che un valido compagno di disavventura, ruolo necessario all’interno di una storia come quella raccontata in Into the Night.

Silvye (Pauline Etioenne) è una giovane ex pilota di elicotteri, le cui capacità diventeranno essenziali quando il pilota dell’aereo rimane ferito. In fuga da un recente dolore, Silvye vorrebbe rimanere al limite della vicenda, ma il suo ruolo di questa odissea aerea la porta ad essere una delle guide di questa compagine di personaggi disperati, costretta spesso a diventare la voce della ragione in questa situazione irreale.

Completa questa trinità Ayaz, uomo d’affari turco che a bordo dell’aereo diventa una delle figure di riferimento dei sopravvissuti. Interpretato da Mehmet Kurtulu, Ayaz nasconde delle ombre nel suo passato, ma riesce a mostrarsi un elemento importate per questa lotta per la sopravvivenza. Capace di mostrare il necessario sangue freddo per gestire le diverse situazioni che si presentano a bordo, Ayaz ha un ruolo carismatico all’interno delle dinamiche

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Attorno a queste tre figure, ruotano altri personaggi, che rappresentano diverse tipologie di tipi umani. Pur dovendo concentrare la narrazione in sei episodi, ognuno di questi passeggeri ha sufficiente spazio per mostrare le proprie caratteristiche, senza cadere nel retorico. Dalla madre che accompagna il figlio a Mosca per un delicato intervento all’infermiera privata immigrata che cura un anziano, ogni elemento umano del gruppo di sopravvissuti è perfettamente integrato nella dinamica narrativa, dando a Into the Night una tensione costante che ammalia lo spettatore, con un racconto che pur appellandosi ad un pretesto fantascientifico riesce a declinare questo evento straordinario in modo da dargli un senso di credibile. Preconcetti, reazioni alla pressione e ricerca continua di una salvezza costringono i passeggeri a confrontarsi non solo tra loro, ma anche prendendo coscienza delle proprie debolezze e paure. Negli episodi vengono presentati piccoli flashback che aiutano a comprendere meglio le personalità dei diversi personaggi.

Una storia avvincente raccontata con semplicità

Complice la caratterizzazione dei personaggi e la loro evoluzione, Into the Night riesce a mantenere la propria forza narrativa per tutti i sei episodi, nonostante l’ambientazione chiusa che offre pochi sbocchi, fatte alcune eccezioni che servono a dare maggior tragicità e contribuiscono al ritmo serrato della serie. L’attenzione degli spettatori viene portata sulla dimensione umana della storia, più che sulla vicenda fantascientifica in sé, portandoci spesso a dimenticare la causa di questa odissea, che diventa un elemento scatenante che scivola presto in secondo in piano, riemergendo solo nei momenti in cui si rivela necessario.

Condensare in sei episodi questa fuga per la salvezza è stata un’idea vincente, spingendo gli sceneggiatori a dare a Into the Night un ritmo serrato, che solo in alcune situazioni mostra qualche fragilità, dovute ad una gestione a volte troppo rapida della trama, arrivando ad una conclusione che lascia qualche