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Cinema e Serie TV

Ipotesi di Sopravvivenza, gran film per chi ha lo stomaco

Nota del curatore. Quando Marco mi ha proposto una serie di articoli dedicati a come certe opere hanno affrontato la Caduta della Civiltà,  sapevo che avrebbe trovato qualche gemma del passato.  E infatti dopo aver trattato la trilogia prequel di Star Wars, eccoci oggi a parlare di Threads, proposto in italiano con il titolo Ipotesi di Sopravvivenza.

Un film che è naturalmente figlio del suo tempo, soprattutto di quella stessa Guerra Fredda che spinse i Righeira a incidere Vamos a la playa (sì, Retrocult ha spazio anche per loro) e tanti, tantissimi artisti a indagare lo spettro del conflitto nucleare. Ne ricordiamo ancora molti, alcuni di un’ingenuità e una leggerezza disarmanti – valga come prova War Games.

Ipotesi di Sopravvivenza invece è quasi sconosciuto. Sicuramente la durezza delle immagini, ma sopratutto la disperazione dei personaggi e per estensione del genere umano, sono stati ritenuti poco adatti a ulteriori trasmissioni televisive – che sono così tanto importanti per le ipotesi di sopravvivenza di un film.

E questo dovrebbe farci pensare a come ci approcciamo all’arte, a come tendiamo a rifiutare inconsciamente ciò che ci disturba, che ci spaventa. Da lì alla filter bubble del web e alla politica il passo è molto, molto breve.

Valerio Porcu

Trama e ambientazione

5 marzo 1984: la vita a Sheffield, Regno Unito, si svolge normalmente. L’azione si concentra su Ruth Beckett e Jimmy Kemp, due giovani ragazzi poco più che ventenni che iniziano una relazione e si divertono come chiunque alla loro età.

Il primo, piccolissimo sussulto lo abbiamo quando, dopo pochi minuti, Ruth rivela a Jimmy di essere incinta. I due cominciano a organizzarsi per far incontrare le proprie famiglie e sposarsi. Sullo sfondo, nei notiziari in TV o sui giornali, assistiamo impotenti all’aggravarsi delle tensioni nucleari: l’Unione Sovietica minaccia di invadere l’Iran, poi manda le sue truppe sul territorio del vecchio stato persiano. Gli Stati Uniti danno un ultimatum che viene ignorato. Infine, comincia il lancio di ordigni nucleari.

Ipotesi di sopravvivenza - Threads

Assistiamo al mutare della routine quotidiana dei protagonisti: prima indaffarati nel preparare la cameretta del nascituro, poi impegnati ad accumulare scorte di cibo. I supermercati vengono presi d’assalto. Prima civilmente, via via sempre meno.

Passano quasi quaranta minuti prima che inizi lapocalisse. In totale il Regno Unito viene investito da 210 megatoni. Il governo centrale cade e viene sostituito dai governi locali, che cercano di fare il loro meglio mentre il mondo va in rovina. Il cibo viene razionato: 1000 calorie al giorno a chi è in grado di lavorare; 500 a chi non lo è.

I sopravvissuti sono indeboliti e malnutriti. Assistiamo a scene di giustizia sommaria e saccheggi nelle case dei defunti. Inizia l’esodo dalle grandi città, dapprima paralizzate dal traffico dei fuggiaschi: si va in cerca di terre da coltivare ma nell’inverno nucleare è impossibile. La temperatura è scesa di 25 gradi, e siamo ancora a luglio.

L’azione narrata nel film si dipana dai mesi precedenti il bombardamento ai successivi 13 anni, in un crescendo di angoscia e brama di sopravvivere, a qualsiasi costo.

Il messaggio

È impossibile uscire vincitori da una guerra nucleare.

(Attivista per la pace)

A volte l’autore di un’opera cerca esplicitamente di trasmettere un messaggio, a volte è il lettore a crearne uno, sia esso personale o collettivo. Ipotesi di sopravvivenza fa parte della prima categoria: il messaggio non solo è palese, ma viene usato da sceneggiatore (Barry Hines) e regista (Mick Jackson, lo stesso di Bodyguard) per schiaffeggiarci violentemente. Fino a farci supplicare che il film finisca subito. E non perché sia brutto: la qualità della recitazione e degli effetti è molto alta; ma perché è una pellicola spietata.

Ipotesi di sopravvivenza - Threads

Per quasi due ore ci vengono mostrati supplizi e tormenti, privazioni e sforzi vani: alla fine, dopo la caduta delle bombe, dopo che gli incendi si saranno spenti, dopo che il fallout sarà disperso, dopo che l’inverno nucleare sarà terminato, dell’umanità non saranno rimasti che pochi superstiti. Imbarbariti e deformati dal mondo intorno a loro, che ha conosciuto l’apice della cultura umana ed il suo punto più basso.

Se la luce di mille soli | divampasse nel cielo, | sarebbe come | lo splendore dell’Onnipotente

(Bhagavad-Gita, Testo Sacro Hindu)

Il Verismo di Hines e Jackson

Non c’è nessuno che tenti gesti eroici. Non c’è uno scienziato che ha un’idea geniale per purificare l’aria e renderla di nuovo respirabile, né un improvviso gesto diplomatico che ponga fine alle ostilità. Non c’è qualcuno che abbia pietà della povera Ruth e del bambino che porta in grembo, non un soldato che risparmi un bambino affamato, colpevole di aver saccheggiato una casa piena di cadaveri.

Non cè falso ottimismo per accontentare lo spettatore, manca un deus ex-machina che scenda dal cielo bloccando i missili o un dio benevolo che li renda inefficaci. Le radiazioni cadono sulla testa dei protagonisti come una pioggia di fuoco su un tetto di legno. Tutto è in fiamme prima che chiunque se ne accorga. Una donna, in strada, ha il volto sfregiato dagli incendi e culla il corpo senza vita del figlio morto da giorni.

Ruth percorre sentieri desolati dove cè solo la morte. E lo fa col viso sporco di fango e sangue, sotto un cielo grigio e tetro, con lo stomaco pieno soltanto della fame che la tormenta, e nella testa un pensiero fisso: il bambino che porta in grembo nascerà deformato dalla radiazioni e crescerà in un mondo spietato. Ruth non vorrebbe partorire, ma non ci sono più medici che la possano aiutare.

Non resta quasi più cibo, non c’è più terra coltivabile; l’unica fonte di cibo sono i ratti, che infestano a prolificano nelle città invase dai cadaveri. E simili a ratti diventeranno gli uomini: perché nelle avversità sopravvive solo chi si adatta in fretta.

Ipotesi di sopravvivenza - Threads

Non assistiamo a scene stereotipate (alla The Walking Dead per intenderci), dove i sopravvissuti si assaltano l’un l’altro, apparentemente solo per il godimento di un mondo senza più autorità da seguire. In Ipotesi di Sopravvivenza i governi locali dettano legge con autoritarismo e i cittadini britannici continuano a obbedire (con ovvie eccezioni, i fuorilegge esistevano anche prima dell’apocalisse). Ed è questo a stupirci di più: nonostante la grandezza dell’olocausto nucleare, si continua a parlare di ripartire, ricostruire il paese e coltivare terre.

Forse c’è ancora una flebile speranza, in un futuro lontano.

Tuttavia, la cosa che lascia più basiti è lestremo realismo del film. La storia di Ruth e Jimmy è soltanto una scusa per avvertirci di cosa accadrebbe a tutti noi in caso di conflitto nucleare, nella visione degli autori. Inizialmente è la loro vita che viene narrata, con la storia del mondo che resta sullo sfondo. Mano a mano, però, il conflitto nucleare assume un ruolo preponderante nella trama, fino a prendersi prepotentemente la scena. È questo che viene rappresentato con assoluto rigore scientifico, tale da non lasciarci dubbi, né speranze.

Realismo da premio

Ipotesi Sopravvivenza trionferà ai BAFTA (i Golden Globes britannici) del 1985, ottenendo ben quattro premi nelle categorie: Best Single Drama, Best Design, Best Film Cameraman e Best Film Editor. Col tempo però è stato accantonato, forse proprio a causa della sua eccessiva crudezza.

Fu mandato in onda soltanto due volte negli anni 80. La prima fu il 23 settembre 1984 alle 21:30, la seconda il primo agosto del 1985. Quest’ultima, nell’ambito di una settimana di programmazione televisiva per rendere omaggio alle vittime dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, avvenuti 40 anni prima. In quell’occasione fu mandato in onda anche The War Game, un film per la TV prodotto nel 1965, scritto e diretto da Peter Watkins e dal taglio molto simile a Threads: difatti, dovette aspettare venti anni prima di essere mandato in onda, poiché ritenuto troppo spaventoso.

Negli USA Ipotesi Sopravvivenza fu mandato in onda da TBS Superstation e anticipato da una presentazione di Ted Turner (proprietario dell’emittente) che recitava : “la possibilità di scenari da giorno del giudizio non va provata. […] vi presentiamo questo programma per accrescere la vostra consapevolezza riguardo le conseguenze di un conflitto nucleare.” (per questa presentazione, tra l’altro, Turner fu parodiato da Bill Murray in S.O.S. Fantasmi, diretto da Richard Donner (Superman, Superman II, I Goonies) ed uscito nel 1988). Dopo la messa in onda di Threads, la TBS manderà in onda anche The Eight Day, un programma in cui diversi eminenti scienziati analizzano le conseguenze di una guerra atomica.

Ipotesi di sopravvivenza - Threads

In Italia il film fu trasmesso da Rai Uno il 7 agosto 1985 in prima serata, ma reperirlo oggi nella versione doppiata in italiano è pressoché impossibile. Recentemente, ne è stata messa a disposizione una versione blu ray.

La pellicola è tornata a far parlare di sé dopo l’elezione di Donald Trump. La rivista Vice ne parlò come “The nuclear war movie that traumatized a generation”. Spesso, Threads viene paragonato a The Day After – Il giorno dopo, prodotto nel 1983 dall’emittente statunitense ABC e diretto da Nicholas Meyer, oggi sceneggiatore di Star Trek Discovery. Tuttavia, sebbene il titolo d’oltreoceano sia più famoso, è frequente leggere la critica affermare che, se confrontato col prodotto britannico, The Day After sembri una commedia per famiglie. E non me la sento di discostarmi da questo giudizio quasi unanime.

Qualora vi steste chiedendo perché un film del genere abbia come titolo Threads (che significa “fili”) la spiegazione viene data nei primi 30 secondi di pellicola, dove la voce narrante ci informa che: “In una società urbana tutto è connesso. I bisogni di ogni persona sono soddisfatti dalle abilità di altri. Le nostre vite sono tessute insieme, ma la connessione che rende forte la società, la rende anche vulnerabile.”

E Threads racconta proprio questa storia: di fili che si spezzano senza che si riesca a rimetterli insieme. In italiano era forse difficile scegliere una traduzione letterale, per cui si ripiegato su Ipotesi di Sopravvivenza. Titolo a mio parere meno suggestivo ma comunque affascinante: perché, in caso di conflitto atomico, non solo è ipotetica la sopravvivenza dell’individuo, ma anche della razza umana come la conosciamo.