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IT capitolo 2: la recensione del film

Con IT capitolo 2 si conclude la nuova produzione del film tratto dal celebre romanzo di Stephen King. Due anni fa, Andy Muschietti aveva terrorizzato e intrattenuto il grande pubblico con il suo IT, tratto dall’omonimo best seller scritto da Stephen King. Più fedele e decisamente più riuscito della miniserie per la tv degli anni ’90, con Tim Curry nel ruolo del malvagio clown Pennywise, IT è diventato nel giro di pochi giorni il film horror con il maggiore incasso nella storia del Cinema.
Il 5 settembre uscirà nelle sale italiane il capitolo conclusivo, che sfortunatamente non regge il confronto con il suo predecessore, per alcuni motivi.

IT capitolo 2: questione di scelte

Il grande successo del primo capitolo di IT ha portato il pubblico ad attendere con enorme trepidazione IT capitolo 2, con buona ragione: con il primo film Andy Muschietti aveva reinventato Pennywise nell’immaginario collettivo, slegandolo dalla versione ormai invecchiata non benissimo della miniserie del 1990, grazie anche all’istrionica interpretazione di Bill Skarsgard. Non solo, uno dei motivi del grande impatto che il film ha avuto è da ricercarsi nella nostalgia imperante nei confronti degli anni ’80, ma in particolar modo nel ruolo che si è ritagliata all’interno della cultura pop contemporanea Stranger Things. E’ innegabile che IT, essendo il romanzo una delle fonti di ispirazione della popolare serie di Netflix, abbia cercato di cavalcare l’onda, riuscendoci.

 

 

In questo modo, però, è stata operata una scelta che ha sicuramente pagato per quanto riguarda il primo capitolo, ma che avrebbe potuto rendere le cose difficili in IT capitolo 2, come infatti è accaduto. Rispetto al romanzo e alla miniserie, nel primo film viene raccontata solo ed esclusivamente la storia dei Perdenti da ragazzi, quando incontrano IT per la prima volta, invece di alternare il racconto alla linea temporale di loro da adulti. Stephen King dedicò gran parte della narrazione ai flashback, concentrandosi relativamente di meno su ogni personaggio una volta cresciuto. Questo ha dato vita ad una prima parte indubbiamente brillante, ma anche ad una seconda inutilmente troppo lunga, se si considera che IT capitolo 2 dura due ore e quarantanove minuti. Da segnalare sicuramente anche il fatto che i personaggi adulti non abbiano il carisma delle loro controparti giovanili, che pure sono presenti anche in questo caso in alcuni flashback, dove, guarda caso, il film torna improvvisamente ad essere interessante.

 

Tanto fumo e poco arrosto

Subito dopo l’uscita del primo film, ci si chiedeva chi avrebbero scelto per interpretare i perdenti ormai cresciuti in IT capitolo 2 e, per certi versi, le speranze del pubblico sono state anche accontentate: James McAvoy interpreta Bill, ma senza la sua caratteristica verve, come se fosse stato impossibilitato a regalare una performance memorabile. Persino la Beverly di Jessica Chastain perde di fascino e si stenta quasi a credere che sia lo stesso personaggio visto nel capitolo precedente, ma anche in questo caso il problema è la sceneggiatura alla base di IT capitolo 2, che molto spesso si perde in chiacchiere e sembra fare di tutto per temporeggiare, senza portare effettivamente avanti la trama. Certo è che vedere due attori tanto capaci non riuscire a esprimere il loro talento, è a tratti frustrante. La scelta di affidare gli altri personaggi ad attori poco conosciuti non è stata particolarmente azzeccata: il Mike di  Isaiah Mustafa è poco incisivo rispetto al ruolo che ricopre, a tratti addirittura piatto, ma forse il personaggio meno interessante è Ben.

 

 

Jak Ryan, attore con diversi film all’attivo, ma di certo non tra i volti più noti del panorama hollywoodiano, non è riuscito a rendere al meglio il suo cambiamento e nell’economia dell’intero film la funzione che ricopre è quasi inesistente. Gli unici personaggi legati a doppio filo e che riescono a regalare qualche momento notevole sono Eddie Richie, interpretati rispettivamente da James Ransone Bill Hader. Il rapporto tra i due, fatto di sottintesi, rappresenta un’amicizia sconfinata che si riaccende dopo ventisette anni, un legame che va oltre le semplici apparenze e costellato di litigi spesso esilaranti. Il che ci porta ad un altro problema fondamentale del film: la comicità che funziona in sé, ma risulta anche, fin troppo spesso, fuori luogo.

 

 

Sebbene Bill Hader sia stato fantastico e il suo, oltre a Eddie, sia l’unico personaggio che riusciamo a riconoscere in IT capitolo 2 per davvero, anche perché è credibile come versione cresciuta dal personaggio interpretato da Finn Wolfhard nella sua versione più giovane, le battute che gli sono state affidate per spezzare i momenti di maggiore tensione sono troppe e spesso inserite nei momenti sbagliati. A questo si aggiunge la ripetitività della parte centrale del film, che rende il ritmo della pellicola improvvisamente pesante, seguendo uno schema sempre identico e che, di fatto, non porta ad una reale progressione nella narrazione: di fatto ciò che viene raccontato in quasi tre ore di film si sarebbe potuto raccontare tranquillamente nella metà del tempo. In sostanza, la mancanza di un’alternanza tra il passato e il presente rende la storia ingessata, poco fruibile e meno affascinante rispetto a quanto visto nel primo film.

 

 

Pennywise

Giungiamo alla delusione più grande dell’intero film: Pennywise. Nientemeno. La forza del capitolo uno era senza alcun dubbio l’inquietudine che Pennywise riusciva a trasmettere, soprattutto grazie alla sua caratterizzazione estremamente grottesca. In questo caso, purtroppo, si è cercato di giocare troppo su quell’aspetto,sfociando in un manierismo dannoso per il personaggio: Pennywise diventa buffonesco, non più grottesco ma ridicolo oltre ogni previsione e inquietante solo in alcuni momenti, concentrati per lo più nella prima mezz’ora, dopodiché si assiste per lo più a una serie di scene che sembrano slegate tra loro, che si ripetono in maniera pressoché identica. Non aiuta nemmeno il fatto che Henry Bowers, interpretato dal semisconosciuto Teach Grant, sia praticamente una sua estensione che ricorda più un Peter Minus apocrifo e semplicemente inutile. Tutto quello che Pennywise fa e cerca di scatenare contro i Perdenti non ha lo stesso impatto che si poteva riscontrare nella prima parte, come se fosse stanco o svogliato. Ma intendiamoci: Skarsgard è sempre in ottima forma ed è un attore straordinario, ma ha comunque dovuto sottostare ad una sceneggiatura che non ha saputo valorizzarlo appieno.

 

IT capitolo 2: un seguito non all’altezza

Per tirare le somme, almeno dal punto di vista narrativo, con IT capitolo 2 non ci troviamo di fronte ad un film brutto o inguardabile, piuttosto di una delusione derivante anche dall’eredità di un primo capitolo decisamente più riuscito e che, paradossalmente, avrebbe potuto funzionare benissimo come film a se, nonostante la storia dell’opera originale non fosse conclusa. Altro fattore fondamentale è l’aver semplificato eccessivamente ciò che nel romanzo aveva più spazio. Non si tratta di comportarsi da puristi delle trasposizioni, anche nel film precedente erano stati cambiati molti elementi rispetto all’opera di King, ma tutto funzionava piuttosto bene. Invece qui si avverte chiaramente che molti aspetti fondamentali della storia sono stati tagliati o pesantemente modificati, come il rito di Chud, che viene ridotto ad uno stereotipo banale, o i background di ciascuno dei protagonisti, ridotto all’osso al costo di renderli tutti – o quasi – piatti come tavole. Soprattutto, mancano nella narrazione molti dettagli che legano la loro attuale vita a IT, che sarebbero serviti a fare chiarezza su alcuni loro atteggiamenti che non vengono spiegati. La risoluzione finale, inoltre, non presenta alcun tipo di sorpresa, ma risulta telefonata e priva di alcun tipo di morale fondamentale, incapace di dare soddisfazione.

 

 

L’impegno tecnico

Se IT capitolo 2 può risultare deludente dal punto di vista narrativo, le cose migliorano nettamente se ci si sposta sul lato tecnico. Muschietti è indubbiamente un regista che sa fare il suo mestiere e con IT ha avuto l’occasione di dimostrarlo ampiamente. Forse la delusione deriva anche dal fatto che la prima parte del film promette anche di poter funzionare, forte di una regia notevole, con alcuni momenti davvero inquietanti e diretti magistralmente, uno dei quali, all’inizio, coinvolge anche il grande Xavier Dolan, qui in veste di attore. Anche le musiche di Wallfisch sono in stato di grazia e forse addirittura superiori a quelle composte per il primo film, così come la fotografia, ancor più giocata sui toni del grigio e volutamente spenta, per esplodere in tutta la sua luminosità nei flashback con i perdenti da ragazzi.

 

 

Un dualismo, questo, che funziona da un punto di vista visivo, un po’ meno da quello narrativo, visto che le due epoche sembrano quasi scollegate tra loro e, come già fatto notare, a differenza dell’opera originale i personaggi non sembrano aver mantenuto nel profondo il loro carattere, come invece avrebbe dovuto essere. In particolar modo Muschietti ha cercato di mantenere nella sua regia quel senso di inquietudine dato dalle frequenti inquadrature dal basso e dai movimenti di macchina improvvisamente rapidi, ma la sua colpa più grande è stato l’abuso dei jumpscare, troppi e quasi sempre insensati, molto meno funzionali di quello che ci si sarebbe aspettati.

 

 

E’ quasi doloroso ammetterlo, ma la peggior pecca di IT capitolo 2  è che si dimentica quasi di essere un film horror, con battute frequenti, scene che anche nei momenti di tensione risultano simpatiche e una scrittura appesantita inutilmente. E in troppi momenti, a farla da padrone, è la stasi che può portare anche alla noia.

Se ti è piaciuto la prima parte di IT dai un’occhiata alle versioni home video del film!