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Libri e Fumetti

James G. Ballard gli inizi di un maestro della sci-fi moderna

James G. Ballard è tra i più importanti autori della fantascienza e del fantastico. Non ha avuto un successo enorme, ma i suoi libri sono di quelli che si ricordano a lungo.

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Nota del curatore. Ho sentito il nome di James G. Ballard la prima volta nel 1996, quando, poco più che adolescente, rimasi più o meno sconvolto dalla visione del film Crash di David Cronember.  Un film che, 15 anni dopo, mi sento ancora di consigliarvi. 

Non immaginavo certo che la pellicola derivasse dalla penna di uno tra gli scrittori britannici più importanti degli ultimi decenni. E in effetti non prestai molta attenzione al nome, che non ricomparve nella mia vita fino a tempi recenti. 

James G. Ballard

Ed ecco che ricompare, in questo articolo di Matt Briar. E se l’ossessione di Ballard è lo spazio interno, un oscuro scrutare quasi dickiano dentro all’Umano, sono certo che questo scrittore potrebbe diventare un’ossessione per almeno alcuni di voi.

Buona lettura e alla settimana prossima. 

Valerio Porcu

Matt Briar

Reggio Emilia, 1985. Finalista premio Urania Mondadori con Terre Rare (Watson 2019), premio Kipple con L’era della dissonanza (Kipple 2014). Tra i progetti a cui ha partecipato, NeXT-Stream (Kipple 2018, antologia che ha vinto il premio Italia) e Stephen King: L’altra metà oscura (Weird Books 2016). Potete seguire Matt sul suo sito www.mattbriar.com o cercarlo su Facebook www.facebook.com/matt85briar 

La carriera di James G. Ballard inizia a metà degli anni ‘50 con un ragguardevole numero di splendidi racconti ospitati da riviste di fantascienza, che oggi possiamo facilmente ritrovare nell’antologia Tutti i racconti edita prima da Fanucci poi da Feltrinelli, in più volumi. 

Già dai primi racconti si capisce che Ballard non è uno scrittore come gli altri: le sue idee sono piuttosto rivoluzionarie sia nel contenuto che nello stile. L’approccio di questo autore britannico alla fantascienza, da lui ritenuta all’inizio il miglior genere letterario in grado di analizzare la contemporaneità, rappresenta l’alba di un vero e proprio movimento di contro-tendenza che prenderà il nome di New Wave.

In questi anni il giovane James non è ancora scrittore a tempo pieno ma lavora come editor per una rivista scientifica. Il suo primo tentativo di produrre un romanzo ha come risultato Vento dal nulla, in seguito liquidato dall’autore stesso come privo di importanza. Viene scritto durante un periodo economicamente difficile, nel 1961, l’anno successivo al trasferimento dalla famiglia Ballard a Shepperton (un sobborgo di Londra lungo la linea ferroviaria abitato soprattutto da pendolari londinesi, noto anche per gli studios cinematografici, che inizierà presto a ispirargli certe atmosfere e tematiche di rilevanza sociale). 

Durante due settimane di vacanza la moglie (che morirà pochi anni dopo per malattia) gli suggerisce di iniziare e concludere un romanzo di getto. “Mi misi seduto e scrissi Vento dal nulla in dieci giorni. Mi diedi come obiettivo di scrivere almeno 6.000 parole al giorno e lo mantenni per dieci giorni”, racconta nelle interviste raccolte nel volume Extreme Metaphors (curato da Simon Sellars e Dan O’Hara).

In questo breve romanzo, un vento continuo e devastante imperversa sulla superficie terrestre spazzando via le città, nelle quali gli uomini sono impegnati in disperate missioni di sopravvivenza. L’opera rientra nel genere catastrofico, all’epoca in via di diffusione, e l’impostazione è in gran parte action, ma si intravede il germe delle idee che poi Ballard maturerà, in particolare nella relazione tra i personaggi e lo scenario apocalittico.

Una trilogia peculiare

“Non ci guadagnai molto, ma abbastanza per mollare il lavoro”, ricorda James G. Ballard. “Poco dopo scrissi il mio primo romanzo serio, Il mondo sommerso”. Questo è il primo di tre libri che costituiscono una delle più interessanti parentesi della fantascienza speculativa e d’avanguardia, una trilogia incentrata sul tempo la cui estetica è davvero peculiare. A  imporsi su tutto il resto sono gli elementi naturali su cui Ballard basa il suo simbolismo, rendendoli veicolo delle riflessioni che desidera trasmettere, ispirato soprattutto dagli scenari dipinti da Dalì e da tutto il surrealismo pittorico. Questi romanzi infatti fruttano a Ballard il riconoscimento di surrealista della sci-fi.

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Il mondo sommerso (1962) parla del passato e il suo elemento predominante è l’acqua; Terra bruciata (1964) parla del futuro e il suo elemento è la sabbia; Foresta di cristallo (1966) parla del presente (ma anche del concetto stesso di tempo e di eternità) e utilizza il cristallo, la pietra preziosa, come metafora chiave. Questi elementi ricorrono anche in molti suoi racconti degli anni 50 e 60.

La prima riflessione che possiamo trarre dalla lettura di questi romanzi è che Ballard non utilizza il “viaggio nel tempo” nel modo in cui viene usato comunemente nella fantascienza, ma lo affronta da un punto di vista allegorico. “Esplorare le capacità immaginative del sistema nervoso offre riscontri più credibili e precisi su come la razza umana si sia evoluta nel tempo, e sulla nostra evoluzione come individui nel nostro tempo, che non la macchina del tempo di Wells”. 

È il famoso sguardo rivolto allo spazio interno, l’inner space, termine proposto da James G. Ballard “per la prima volta durante un’intervista alla fine degli anni ‘50. Quando ho iniziato a scrivere l’ho usato specificamente all’interno del contesto della fantascienza, come contrapposizione al termine spazio esterno, che in linea di massima riassume l’intera fantascienza. Io volevo lo spazio interno, lo spazio psicologico”.

Mondo sommerso

Il mondo sommerso (noto in Italia anche come Deserto d’acqua nella prima edizione di Urania; oggi è ripubblicato da Feltrinelli) è il primo sforzo consapevole in questa direzione e curiosamente è anche uno degli apici di James G. Ballard, tra i suoi romanzi più significativi ma anche popolari. Si ambienta in un futuro prossimo (o presente futuribile) nel quale la Terra viene sommersa dagli oceani e regredisce a un clima preistorico, a condizioni analoghe a quelle triassiche di 200 milioni di anni fa, quando dominavano foreste, lagune e temperature tropicali. 

James G. Ballard

Il lettore segue le vicissitudini di Kerans e gli altri rifugiati tra le spoglie di una Londra morente, nella sempre più critica condizione di vita dettata dal nuovo ambiente. Tra chi resta e chi vuole fuggire subentrano strane e grottesche relazioni mirate alla sopravvivenza.

Ballard procede ipnotico, ricalcando lo stato in cui vivono i personaggi. Lo scenario (il mondo sommerso del titolo) è il laboratorio dove svolge la sua indagine. Parallelamente all’ambiente esterno, il ritorno a condizioni primitive coinvolge anche gli esseri umani nella loro interiorità (il famoso inner space a cui Ballard è interessato). “In un certo senso discendono la loro stessa spina dorsale […] da ciò che li rende mammiferi che respirano aria, fin giù […] in quel punto che li rende rettili anfibi”, spiega James G. Ballard. “L’intero regno biologico viene visto come un singolo organismo, un’unica, immensa e continua memoria”.

Il luogo atavico dell’umana provenienza diventa la meta da raggiungere, e coincide con il caldo grembo sia della giungla primitiva in cui ha avuto origine la specie umana, sia dell’utero materno che ci dà la vita come individui. Per i personaggi di Il mondo sommerso la regressione è dapprima un’ambizione necessaria alla sopravvivenza: “l’umanità si trova faccia a faccia con la difficoltà di dare un senso al suo declino verso uno stato di non-entità”, dice ancora Ballard. Ma il processo che scatena la regressione all’inizio del libro, in seguito non è più necessario: il protagonista raggiunge il suo “punto terminale” quando non è più consapevole del processo in atto. Perciò assistiamo, più che a un’apocalisse, a una sorta di devoluzione benigna.

L’ambientazione di Il mondo sommerso deriva direttamente dal vissuto infantile di James G. Ballard(cosa che l’autore paleserà molti anni dopo nel romanzo biografico L’Impero del Sole): “i palazzi con gli appartamenti che sorgono dagli acquitrini sono il paesaggio della Cina del dopoguerra dove sono nato. […] Distese di risaie deserte dove si vedevano grandi complessi di appartamenti della Concessione Francese abbandonati, circondati da specchi d’acqua soleggiati e ininterrotti, specialmente nella stagione delle alluvioni”.

Terra bruciata

James G. Ballard

Completamente agli antipodi, Terra bruciata (attualmente fuori catalogo e reperibile solo nelle vecchie edizioni Urania) presenta un mondo desertificato e inospitale, la fine del pianeta. Questo inferno torrido e asciutto costringe i pochi superstiti a costituire delle micro-società “governate da perfette relazioni astratte, un’intera geometria di spazio-tempo, di emozioni e azioni”. 

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Il protagonista si muove tra un villaggio abbandonato sulle rive di un fiume secco, e la costa, dove l’ultima comunità cerca di sopravvivere alle feroci battaglie per le sempre più rare pozze d’acqua. “È un mondo totalmente astratto”, dice James G. Ballard, vicino più che mai al surrealismo di Dalì. Il percorso dei personaggi acquista un senso quando capiamo che essi rispondono positivamente al nuovo ambiente. Anziché rifuggerlo, si adattano alla disgregazione del passato civile, sicuro, confortevole e conosciuto, in vista di un futuro dai confini completamente inesplorati, sia in termini geografici che mentali.

A differenza del magistrale Il mondo sommerso, da un punto di vista letterario Terra bruciata sembra faticare un po’ nell’estendere la vicenda alla lunghezza di un romanzo. L’idea avrebbe giovato di un trattamento un po’ più condensato, che certamente l’avrebbe resa più tagliente.

Foresta di cristallo

Con Foresta di cristallo (edito oggi da Feltrinelli), un’altra delle sue opere più celebri e apprezzate, Ballard assesta un finale davvero potente alla sua trilogia di inizio carriera. Il romanzo deriva da un racconto precedente, da alcuni considerato persino migliore. Si ambienta in Africa, dove assistiamo a un incredibile processo di cristallizzazione che coinvolge la foresta. Ogni cosa, inclusa l’aria, assume le sembianze del cristallo, e il fenomeno sembra destinato a espandersi a tutto il pianeta. Sanders, il medico di un villaggio, si sente chiamato a diventare parte di questo nuovo mondo, che di fatto è una nuova condizione di esistenza vicina alla vita eterna, al riparo dal procedere del tempo e dai cambiamenti.

James G. Ballard

Il protagonista di Foresta di cristallo, come quelli degli altri due romanzi, sceglie l’eternità e si “immola” in un mondo senza tempo, oltrepassando quindi i confini di quella che riteniamo un’esistenza o una condizione “normale”. Qui Ballard introduce l’elemento tempo in modo esplicito, trattandolo come parte attiva della storia: l’eternità, la memoria, la morte, ovvero ciò che sfugge alla comprensione umana, il nostro struggimento più grande. 

I cristalli eterni promettono le risposte a qualunque dubbio, basta soltanto accettare la metamorfosi e diventare parte di essi. Il tempo è un filo conduttore molto importante nella narrativa ballardiana, almeno quella della prima fase: cristalli e statue sono simboli che ricorrono spesso per rappresentare l’immobilità e l’eternità, l’uomo che tenta di fissare il tempo arginando morte e paura.

Questo, così come gli altri aspetti ricorrenti nella sua narrativa, affonda le radici nell’infanzia del giovane James. La vita agiata e stabile che conduce da bambino insieme ai genitori nella Shangai pre-guerra, termina all’improvviso con l’attacco a Pearl Harbor

In seguito la famiglia Ballard viene internata in un campo di prigionia giapponese: “ho visto il tempo improvvisamente fermarsi, e ha cominciato a ticchettare un orologio molto diverso e terribile”, racconta James G. Ballard nel già menzionato Extreme Metaphors..”Era sconcertante per un dodicenne andare dagli amici e trovare case vuote con finestre spalancate e valigie fatte a metà sui letti. Penso che mi abbia portato a realizzare che il confortevole procedere dell’orologio durante la nostra giornata, che misura le nostre vite, è un’immensa illusione, e con esso c’è un insieme di illusioni legate a chi siamo e alle nostre relazioni con gli altri. Molti dei personaggi dei miei racconti e romanzi hanno barlumi improvvisi di ciò che capiscono essere una realtà più ampia, un passato più profondo inscritto nella razza umana, quando l’orologio quotidiano si è fermato e ci sono orologi molto più grandi i cui movimenti sono impercettibili ma che coprono giganteschi periodi di tempo man mano che la razza umana evolve”.

In conclusione, ci dice ancora l’autore, “i cambiamenti geofisici che avvengono in Terra bruciata, Il mondo sommerso e Foresta di cristallo sono tutti positivi e benigni. […] Questi cambiamenti ci consentono di raggiungere i nostri obiettivi psicologici, quindi [questi libri] non sono affatto storie di catastrofi”. 

Ecco perché, sotto le mentite spoglie di romanzi apocalittici, tutti e tre i romanzi sono catastrofi al contrario: i finali sono positivi per i rispettivi protagonisti perché essi comprendono e accettano le nuove logiche necessarie alla sopravvivenza e al raggiungimento di un nuovo livello di esistenza. 

Sposano la trasformazione in atto, sia esterna che interna; scendono a patti con i cambiamenti anziché ribellarsi a essi, cosa che invece fanno altri personaggi, in un certo senso gli antagonisti, destinati a soccombere. “Tutti gli altri personaggi di questi primi tre libri reagiscono come farebbero tutti: se la diga crolla, scappano sulle colline. Solo il protagonista è capace di vedere il complesso di possibilità offerte dal disastro”. 

Che poi è ciò che accade nella fantascienza classica, dove gli eroi combattono il cambiamento e non ne sono coinvolti mentalmente. In questo caso, invece, “l’eroe segue la logica della sua mente”, spiega James G. Ballard. “Le vedo come storie di realizzazione psicologica. […] Situazioni come i grandi disastri naturali o le guerre sono enormi trasformazioni della vita quotidiana, dove le barriere tra il mondo esterno e il mondo interno della mente iniziano a cadere e si comincia ad avvertire come una sovrapposizione”

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Nota: l’articolo è stato modificato. Nella versione precedente si diceva erroneamente che il film tratto dal romanzo di Ballard era Crash – Contatto Fisico del 2004.