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Jenny Finn, di Troy Nixey e Mike Mignola: la recensione


Jenny Finn
Genere
Horror, Steampunk
Autore
Troy Nixey, Mike Mignola
Editore
Editoriale Cosmo

Ambientazione d’epoca vittoriana, magia e spiritismo, marchingegni steampunk, omicidi efferati sulla falsariga del celebre Jack lo Squartatore e creature mostruose della migliore tradizione lovecraftiana. Questo è il mix perfetto di Jenny Finn, graphic novel creato da Troy Nixey e Mike Mignola in arrivo in Italia grazie a Editoriale Cosmo. Un connubio creato ad arte che amalgama in maniera armoniosa alcuni dei topoi letterari più avvincenti basati sulle ambientazioni vittoriane, portando inconfondibile la firma di uno sceneggiatore quale Mignola.

Jenny Finn, prendendo il nome dalla sua inquietante e misteriosa protagonista, ci porta tra le strade imperiali in mezzo a vizi, credenze, folklore e mostruosità incarnate; questo purtroppo non basta per salvare il graphic novel da quelle che sono evidenti pecche, tuttavia abbiamo apprezzato l’opera di Troy Nixey e Mike Mignola e vi spieghiamo quindi perché meriti una chance di essere letta.

Jenny Finn

Jenny Finn, dove sei stata? Dove andrai?

Nella Londra del tardo ottocento gli individui vivono le proprie esistenze ignari della presenza di un male oscuro e latente che striscia tra i vicoli più sordidi della città. Mentre alcune prostitute vengono ritrovate brutalmente assassinate e il serial killer sembra essere ancora a piede libero, un’altra presenza malevola serpeggia tra la popolazione, trasformando alcuni individui in creature dall’aspetto di mostri marini.

Qui Joe, un uomo che lavora al macello, dedito all’alcol e alle prostitute, incontra per caso una ragazzina che lo attira scatenando in lui l’inconscio istinto di proteggerla dai pericoli e dalle brutture che abitano questi luoghi. Il suo nome è Jenny Finn, la sua vita è destinata al lavoro in un bordello, ma sotto le spoglie da ragazzina indifesa si cela un essere inquietante dai poteri sovrumani in grado di sovvertire le leggi della natura e attrarre a sè numerosi proseliti.

Jenny Finn

Così, mentre una società segreta tenta di far suoi gli spaventosi poteri della bambina attraverso efferati omicidi che possano farlo ridestare completamente, Joe cerca di portare a galla la verità, trovandosi a scoprire che il male può avere innumerevoli volti e avere origine in realtà proprio da quegli stessi uomini che rifuggono i mostri.

Un mix ben riuscito

Gli abissi marini, luoghi insondabili popolati da oscurità e mistero, esercitano un fascino irresistibile in letteratura sin dalle epoche più remote. Ancora oggi, benché siamo in grado di esplorare le profondità acquatiche a livelli un tempo impensabili, non possiamo che provare ancora un sacro terrore per ciò che potrebbe celarsi nel buio: creature sconosciute, dalle forme inimmaginabili, che se fortuitamente dovessero mostrarsi all’uomo apparirebbero quasi come esseri provenienti da un altro mondo. Un tema, questo, tanto caro soprattutto agli autori di inizio secolo scorso (per citarne uno “a caso”: Howard Phillips Lovecraft) da cui molti degli scrittori odierni hanno preso l’eredità per trasporla all’interno dei libri e i fumetti contemporanei.

Un’eredità che Mike Mignola e Troy Nixey conoscono bene, declinata all’interno di narrazioni che coinvolgono anche mitologia e folklore visibili soprattutto in Hellboy e nei suoi fumetti collaterali, oltre che nelle opere dense di oscurità di Nixey (regista di Non Avere Paura del Buio, ad esempio). In Jenny Finn potremmo dire che abbiamo l’apoteosi di certe tematiche, trapiantate nel terreno fertile composto dagli anni di stampo vittoriano e in generale dal genere horror-steampunk che si sposa alla perfezione con tale ambientazione. Gli ingredienti ci sono tutti e sono amalgamati insieme senza eccedere troppo verso un aspetto o verso un altro, ma in maniera equilibrata e sapiente. Un quartiere portuale frequentato da marinai che hanno assistito alle cose più bizzarre in mare; spaventose creature marine in grado di trasformare gli uomini in loro simili; l’uomo di strada lanciato suo malgrado negli oscuri segreti di cui è pregno il mondo abissale, messo a conoscenza di verità tali da condurre alla follia chiunque.

Jenny Finn

Troy Nixey, al termine del volume Jenny Finn, fa una sorta di dichiarazione d’intenti:

Chiaramente c’è un tema vittoriano comune; all’epoca, tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, ero ossessionato dal disegnare qualunque cosa che avesse a che fare con quel periodo… Chi voglio prendere in giro? Sono ancora ossessionato dal disegnare oggetti d’antiquariato, vecchie architetture, scomodi abiti di lana, vestiti pesanti e, ovviamente, aggiungere dei mostri all’insieme.

Un obiettivo che, ci sentiamo di dire, è stato pienamente centrato, grazie ad una sceneggiatura che seppur adotti elementi ricorrenti e talvolta inflazionati in letteratura, non è scontata e si sviluppa per gradi fino al climax finale in maniera equilibrata. Insieme a Mignola, Nixey unisce infatti al sottofondo orrorifico-abissale la presenza di un serial killer di prostitute che si rifà certamente alla figura del celebre Jack lo Squartatore; una società segreta alla stregua di quella massonica che intende acquisire poteri al limite del divino per i propri, fumosi scopi; personaggi che indossano strani marchingegni meccanici di chiara ispirazione steampunk. L’amore degli autori per questi elementi è quasi palpabile e definisce un fumetto in un certo senso originale: non è facile trovare infatti un mix così ben realizzato in un’opera fumettistica, soprattutto per ciò che concerne il genere horror-steampunk d’ambientazione vittoriana.

Cosa poteva essere migliorato

D’altro canto, da Jenny Finn non ci si può aspettare troppi colpi di scena e in certi punti gli autori sono stati forse fin troppo “prudenti”. Il fumetto di Troy Nixey e Mike Mignola ha un enorme potenziale che tuttavia sembra non essere stato sfruttato adeguatamente: è come se fosse sempre sul punto di decollare, ma in qualche modo si sollevi solo a qualche metro da terra senza mai spiccare il volo sul serio. Jenny Finn avrebbe potuto utilizzare i suoi personaggi tridimensionali, la sua ambientazione suggestiva e misteriosa, le sue disgustose creature per metà marine per osare molto di più e creare qualcosa di intenso, incisivo, una di quelle storie che ti fanno pensare “Sarei curioso di vedere un film o una serie TV tratti da questo fumetto”.

Jenny Finn

Ciò purtroppo non avviene. Per quanto Jenny Finn regali delle forti emozioni in certi passaggi, non esprime mai al massimo la gamma di sentimenti a cui punta: l’orrore, lo stupore, l’empatia, il disgusto. Insomma, per una storia che fa suoi diversi tipi umani mostrando spesso gli aspetti più bassi di ciascuno, ci si sarebbe aspettato un approccio più deciso, meno “timido” e in qualche modo più impressionante, mentre soprattutto sul finale la trama viene diluita e va un po’ a scemare senza concretizzarsi in un epilogo degno di nota. A salvare Jenny Finn ci pensa Nixey in larga parte con illustrazioni che sembrano cogliere gli intenti autoriali e lo spirito che anima il mondo narrato (mentre meriterebbero una nota a parte le bellissime copertine di Mike Mignola realizzate nel suo stile inconfondibile).

Le linee sono spesse, dure, incarnano la spietatezza delle strade su cui si consumano le bizzarre vicende di Jenny Finn. Le figure umane non sono abbellite da volti e fisici mozzafiato, ma rese al contrario più vive da difetti e forme talvolta sproporzionate: grossi nasi, denti mancanti, seni cadenti. La vita pulsante che arranca, striscia e si arrampica in questa Londra d’epoca vittoriana è reale e abbrutita dal normale e duro corso di un’esistenza all’ombra di credenze, miti, criminalità, prostituzione, fame, lavori spietati che consumano gli animi degli individui. La colorazione riprende in qualche modo i chiaro-scuri tanto cari a Mignola, inserendo molti seppia e viola che si sposano bene con la tematica “marina”. La città delineata, in ultima analisi, non fa solo da scenografia, ma è parte attiva della trama: una creatura mostruosa sotto mentite spoglie, un po’ come la piccola Jenny Finn, capace di divorare gli uomini che osano tentare di domarla.

Jenny Finn


Mike Mignola e Troy Nixey sono due veterani che conoscono bene l'ambientazione vittoriana e gli elementi salienti ad essa associati: in Jenny Finn gli autori creano un mix sapiente, bene equilibrato e mai scontato di tutte le componenti che si sposano perfettamente con quest'epoca suggestiva. Non solo: Jenny Finn unisce ad esse l'immaginario orrorifico scaturito dalle profondità acquatiche che ha ispirato intere generazioni di autori, creando atmosfere inquietanti e ben congegnate. Bene anche le illustrazioni, tanto realistiche quanto volte a ritrarre personaggi abbrutiti dalla vita e dalla città, dura, spietata, sordida. Il problema di questo fumetto sorge nel momento in cui gli autori non si spingono al di là del grande potenziale di cui hanno caricato la loro opera, la quale sembra non spiccare mai il volo e non si concretizza in un finale davvero impressionante. Si poteva fare di più.

Pro

  • Atmosfere inquietanti ispirate alla letteratura di genere;
  • Un mix ben riuscito di elementi che ben si adattano all'epoca vittoriana;
  • Una sceneggiatura mai scontata e originale per il suo genere;
  • Illustrazioni che ritraggono il vero volto del popolo

Contro

  • Un fumetto che avrebbe potuto osare molto di più;
  • Un grande potenziale che non viene sfruttato appieno;
  • Il finale non si concretizza in un epilogo degno di nota