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Jolt: il nuovo action movie di Amazon Prime Video

Se c’è una lezione che il cinema contemporaneo ci sta dando è che gli action movies si sono liberati della loro radice machista, rendendo cazzotti e calci volanti pane per i denti anche del gentil sesso, che quando si tratta di usare i muscoli ha mostrato di avere tutte le carte in regole. Un nuovo modo di intendere il cinema di azione che non si è affidato solamente a personaggi mutuati dal fumetto, come Black Widow, The Old Guard o Atomica Bionda, ma che ha saputo dare vita a donne che hanno meritato a pieno titolo di essere inserite all’interno di questo club adrenalinico, come Lindy Lewis, protagonista di Jolt, il nuovo film originale Amazon Prime Video in uscita il 23 luglio.

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A pochi giorni dal fantascientifico La Guerra di Domani, che ha diviso il pubblico, Amazon tenta di sedurre i suoi spettatori con una pellicola movimentata e che, almeno nelle intenzioni, si presenta come un ideale punto di partenza per una serie di film. La scuola di John Wick, divenuto la pietra di paragone per questo filone cinematografico, è evidente, si tenta di realizzare un buon primo capitolo senza svelare troppo, per andare poi ad approfondire il tutto nei successivi episodi. Si tratta della ricerca della ricetta perfetta, che deve soddisfare il palato degli spettatori, che, complice anche il dilagare di produzione del mercato streaming, oramai sono subissati da produzioni fotocopia che faticano a ritagliarsi una propria identità.

Jolt: tutta colpa della scossa

Jolt tenta di emergere dalla massa, affidandosi a due elementi promettenti: incipit narrativo e cast di prima fascia. Per il primo aspetto, ci si affida alla sceneggiatura dell’esordiente Scott Wascha, che sembra aver cucito addosso a Kate Beckinsale la sua nuova eroina. Dopo esser stata per anni il volto della saga urban fantasy Underworld, la Beckinsale torna nuovamente a interpretare una donna che affronta un mondo ingiusto con il giusto pizzico di violenza.

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D’altronde, se sei afflitta da seri problemi di gestione della rabbia a causa di una disfunzione organica, vivere nel contesto sociale è decisamente difficile. Dopo avere tentato ogni possibile strada sin dall’infanzia, come ci mostrano i primi minuti del film, Lindy Lewis ha finalmente trovato un metodo per contenere i suoi eccessi di rabbia, che spesso la hanno condotta a sfogarsi violentemente con gli altri: tramite un dispositivo appositamente creato per lei, si infligge scosse elettriche che contrastano i suoi istinti violenti. Da cui il titolo, Jolt (scossa, in inglese).

Un rimedio che la obbliga a indossare un corpetto pieno di elettrodi che rilasciano svariati volt ogni volta che preme un apposito comando, che tiene sempre in mano. Anche quando decide di andare all’appuntamento con un uomo (Jai Courtney), momento atipico per lei ma che le consente di intravedere un diverso modo di affrontare la sua peculiare esistenza. Dal primo appuntamento si passa a una relazione più intima, insolita ma a lungo desiderata da Lucy, sino a quando misteriosamente il suo fidanzato sparisce, apparentemente ucciso in circostanze poco chiare.

Per la donna la raggiunta tranquillità evapora, lasciando spazio a una voglia di vendetta che riaccende la sua sopita violenza.

Jolt, almeno dai suoi presupposti, si presenta in modo interessante. Andando oltre la presenza di una protagonista femminile, è ben scandito il cambio di prospettiva rispetto a una pellicola vissuta da un punto di vista maschile. Tanya Wexler sulla sedia della regista dimostra di sentirsi a suo agio, esalta la femminilità della protagonista, sotto ogni aspetto, che si tratti della delicatezza con cui mostra la sua fragilità o il modo con cui si relaziona agli altri nei suoi attimi di delirante violenza. L’alternanza tra le pulsioni di Lucy, che ci vengono mostrate in una divertente condivisione di pensieri, e il suo voler cercare una vita apparentemente normale, sono la parte meglio riuscita del film, grazie a una relazione medico-paziente anomale, resa magnificamente dall’interpretazione di Stanley Tucci, attore che non sembra aver mai il giusto riconoscimento per le sue impeccabile perfomance.

Una storia priva di personalità

Una base emotiva apparentemente riuscita, che inizia a mostrare segni di cedimento appena la vita di Lucy viene scossa dalla morte del fidanzato. Come espediente per scatenare la furia della protagonista ci si affida a un clichè (Taken, John Wick e molti altri) ma è la gestione complessiva della trama che delude. Ci si limita, infatti, a mettere Lucy sulle tracce degli assassini, creando una complice rivalità con i due poliziotti incaricati del caso, che se in alcuni momenti sembra anche convincente, lascia nel complesso la sensazione di una scrittura piatta e priva di guizzi emotivi. Non basta affidarsi alla fisicità della Beckinsale, sinuosa e muscolare al punto giusto negli scontri ed espressiva anche vocalmente nel ritrarre la sua alter ego, Jolt sembra mancare davvero di originalità, mettendo assieme idee già viste molte, troppe volte in un film.

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La regia della Wexler riesce a cogliere le inquadrature ideali per creare una dinamica convincente tra i personaggi, valorizza la recitazione quasi sgraziata della Beckinsale, perfetta nel far emergere un tono di esasperata strafottenza della sua Lindy, ma quello che si continua a percepire è un’identità narrativa assente, sensazione che si accusa ben prima di metà film, quando il susseguirsi degli eventi porta già a comprendere l’esito finale della pellicola. Una progressione deludente, intramezzata dalle rare scene di lotta che pur essendo ben realizzate non hanno sufficiente forza per risvegliare un incedere narrativo scontato e pesante. Solo il finale, con l’apparizione di una sprecata Susan Sarandon, che sembra lasciare intendere un progetto più articolato dedicato alla dinamica alter ego della Beckinsale.

Jolt rimane un film godibile, se preso come action movie senza troppe pretese, che si concede qualche slancio poco riuscito ma comunque sufficiente a tenere lo spettatore attento a quanto accade su schermo. Il rammarico maggiore è il vedere sprecati attori di talento come Tucci, Sarandon e Bobby Cannavale, che cercano di fare emergere una vene emotiva che dia spessore alla trama, ma si scontrano con una scrittura poco ispirata. Amazon Prime Video sembra accusare la stessa difficoltà della sua storica concorrente, Netflix, ossia dover rimpinguare costantemente la propria offerta, ritrovandosi a preferire quantità a qualità, una scelta che, a lungo andare, potrebbe rappresentare un problema non indifferente per i servizi streaming.