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Jules Verne: l’inventore di storie che creò la fantascienza

Ci ha guidati nella profondità marine a bordo del Nautilus e sparati (letteralmente) sulla Luna, grazie a lui abbiamo girato il mondo in compagnia di Phileas Fogg e scoperto cosa si nasconde al centro della Terra. Bastano questi semplici indizi perché tutti i voraci lettori di fantascienza d’autore tributino un sorriso a gratitudine alla memoria di Jules Gabriel Verne, scrittore francese considerato, al pari di nomi come Mary Shelley e H.G. Wells, uno dei padri nobili della fantascienza moderna. Non poteva essere diversamente, considerato che questa fervida mente nata l’8 febbraio 1828, a Nantes, città portuale francese, mostrò sin da giovane età quanto l’avventura fosse radicata nel suo animo.

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Le grandi menti che hanno caratterizzato l’evoluzione della narrativa d’anticipazione, come era conosciuta all’epoca la nascente fantascienza, hanno condiviso un secolo particolarmente intenso in materia di evoluzione tecnologica. Dalla pila elettrica alla macchina da scrivere, dal telegrafo alla dinamo elettrica, queste invenzioni furono solo alcuni degli spunti che fecero presa sulla fantasia dei grandi narratori del periodo. E Jules Verne non seppe resistere a questo richiamo.

Jules Verne: raccontare l’avventura

D’altronde parliamo di un uomo che da ragazzino, appena undicenne, si imbarcò di nascosto su una nave diretta nelle Indie, sperando di raccogliere dei coralli da regalare alla sua prima fiamma, la cugina Caroline Tronson. Fortunatamente, il giovane Jules venne recuperato dal padre in un porto prima che la nave salpasse alla volta dell’altro capo del mondo. Questa prima esperienza era già segno di come l’avventura fosse insita nel DNA di Verne, in attesa di trovare piena realizzazione nelle sue opere, ma fu l’occasione per Verne di fare una promessa al padre che sarebbe divenuta il leitmotiv della sua vita:

“Non viaggerò più se non l’immaginazione”

Ma diventare uno scrittore non fu facile per Verne. Il padre, magistrato, aveva già previsto per lui una carriera da avvocato, costringendolo a ultimare gli studi e trasferirsi poi a Parigi. Nella capitale francese, Verne, non si limitò a ultimare i suoi studi, ma ebbe modo di entrare in contatto con la fervida comunità artistica locale, frequentando circoli letterari e conoscendo personalità del calibro di Alexander Dumas. È in questo periodo che Verne inizia ad appassionarsi anche casi scientifici e ai nuovi ritrovati tecnologici, elementi che diventeranno basilari per la sua produzione futura. Grazie a questa sua crescente esperienza, Verne maturò una personale visione dell’evoluzione scientifica:

“La scienza è fatta di errori, ma di errori che è bene commettere, perché lentamente conducono alla verità”

Mentre terminava i suoi studi di giurisprudenza, Verne iniziò scrivere libretti per operette, sino a quando decise di abbandonare definitivamente la carriera legale, dedicandosi interamente alla produzione teatrale. Nonostante gli aiuti ottenuti dalla famiglia Dumas, l’ambiente teatrale si rivelò infausto per Verne, al punto che dopo il ricco (seppur infelice) matrimonio con la facoltosa vedova Anne Hébée Morel, abbandonò il mondo del palcoscenico per dedicarsi a quella che sarebbe divenuta la sua vita: la scrittura.

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La fortuna di Jules Verne, oltre alla sua incredibile inventiva, fu di trovare un editore che ebbe estrema fiducia in lui. Dopo aver pubblicato la sua prima raccolta di racconti, Cinque settimane in pallone, l’editore Pierre-Jules Hetzel propose allo scrittore francese un accordo ventennale d’esclusiva, con il vincolo di pubblicare tre romanzi all’anno. Per Verne, questa fu la svolta, una sicurezza economica che gli consentì di abbandonare il suo lavoro di agente di cambio per dedicarsi esclusivamente alla sua amata scrittura.

Furono anni intensi per Verne, che gli consentirono non solo di potersi imporre come un romanziere simbolo dei suoi tempi, ma di trasporre su pagina il suo incredibile amore per la scienza e le incredibili invenzioni del periodo.

Cinque settimane in pallone, il suo esordio letterario era stato ispirato dal fotografo Nadar, che avete tentato la costruzione del più grande pallone aerostatico, battezzato profeticamente Le Gèant (Il Gigante). L’impresa di Nadar non ebbe il successo sperato, ma grazie a questo fallimento Verne iniziò a maturare una convinzione che precorse i tempi: i cieli erano pronti a esser solcati da veivoli più pesanti dell’aria. Passione condivisa con Nadar, con il quale creò un’associazione con lo scopo di promuovere questa innovativa idea.

Gli albori della fantascienza

Verne era sempre più convinto che il futuro dell’umanità fosse di impadronirsi dei cieli. Per lui, convincere il mondo che l’esplorazione del nostro mondo era finalmente possibile divenne una missione di vita, al punto che faticava a concepire come ancora ci fossero scettici che non riuscivano a capire quanto la scienza e il progresso tecnologico stessero scrivendo i passi del futuro dell’umanità, al punto che Verne non nascose mai il suo disappunto:

“A dar seguito certi menti limitate, l’uomo sarebbe condannato a languire su questo mondo senza alcuna possibilità di lanciarsi un domani nello spazio. Sciocchezze! Andremo prima sulla Luna, poi su pianeti e stelle, con la stessa semplicità con cui attualmente viaggiamo da New York a Liverpool. L’oceano dello spazio verrà presto solcato come gli oceani terresti”

Da queste sue convinzioni, nacquero opere come Dalla Terra alla Luna (1865) e Intorno alla Luna (1870). Quelle che all’epoca potevano sembrare semplici speculazioni letterarie, come la scelta di far partire il suo proiettile spaziale dalla Florida o fallo ammarare nel Pacifico al suo ritorno sulla Terra, anticipando di un secolo la scelta della NASA. Ogni opera di Verne dimostra come l’ingegnoso scrittore francese, al pari di successivi autori come Herbert o Wells, si lasciasse suggestionare dall’innovazione tecnologica, rivelandosi un precursore, tanto che Ray Bradbury riconobbe al romanziere un grande tributo:

“Senza Verne, probabilmente, non avremmo mai concepito l’idea di andare sulla Luna”

Questo dettaglio è solo uno dei tratti essenziali della narrativa di Verne. Rileggendo oggi i suoi romanzi, si potrebbe pensare di essere davanti a un uomo che ha viaggiato nel tempo, ma in realtà si può equiparare lo scrittore francese ai futuristi che oggi vedono percorsi futuri per l’umanità. L’uomo era capace di lasciarsi suggestionare dalle innovazioni del periodo, vedendo in questi incredibili portenti le potenzialità future che avrebbero portato l’umanità verso nuove conquiste.

Ventimila leghe sotto i mari (1870), il romanzo più celebre di Verne, è simbolo di questa profetica visione del suo futuro. Il Nautilus, il vascello sottomarino del capitano Nemo, viene mosso dalla neonata elettricità, anticipando di decenni i sottomarini moderni, al punto che il primo sommergibile atomico americano venne battezzato Nautilus, a indicare come la creazione di Verne fosse un simbolo stesso dell’ingegno umano spinto verso nuove, mirabili scoperte. Ma non fu solo il mirabile natante di Nemo a mostrare la capacità, ma ogni pagina di Ventimila leghe sotto i mari contiene felici intuizioni di Verne su future conquiste della scienza e della tecnica, dallo sfruttamento dei minerali dei fondali marini alla creazione di fibre tessili, sino all’utilizzo di scafandri particolari la cui realizzazione sarebbe divenuta realtà anni dopo.

In questa prima fase della sua produzione, Verne si approcciava con la curiosità autentica e il fascino indomito di un uomo che assaporava ogni nuova conquista, ne vedeva sviluppi futuri per l’evoluzione sociale. Non solo, ma ne godeva appieno, viaggiando con il suo panfilo, dando sfogo a quel suo spirito avventuroso che aveva mostrato sin da bambino. Ma questo suo entusiasmo svanì nell’ultima parte della sua vita di scrittore.

Il lato oscuro della scienza

Dopo il 1885, per Verne ebbe inizio un periodo di gravi difficoltà personali, che inevitabilmente ebbe una ripercussione anche sulla sua vita professionale. Nel giro di una manciata di anni, lo scrittore perse alcune delle persone più care, tra cui l’editore Hetzel. A questo si unì l’acuirsi delle difficoltà famigliari, un ambiente domestico dominato da una moglie oppressiva e da un figlio problematico, cui si aggiunse la cura del nipote Gaston, afflitto da turbe mentali, che arrivò al punto di gambizzare lo scrittore condannandolo a terminare i suoi giorni su una sedia a rotelle, privandolo del suo amore per i viaggi.

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Questi tormenti presentarono un conto salato alla produzione letteraria di Verne, che sembrò cambiare radicalmente la sua visione un tempo entusiasta della scienza e del progresso tecnologico. Dopo averne raccontato le incredibili e promettenti possibilità, Verne iniziò a vedere il lato oscuro di queste continue invenzioni. Appartengono a questo periodo opere come Robur il conquistatore (1886) e il suo seguito Il Padrone del Mondo (1904), che si contrappongono ad altri romanzi dello scrittore mostrando come i geniali inventori siano divenuti uomini capaci di piegare il potere dei nuovi ritrovati della scienza per fini assai meno nobili.

Non solo cambiarono i caratteri dei personaggi, ma anche lo stile di Verne assunse un tono più duro e maturo, ideale per trasmettere questa sua nuova, inquietante visione. Per anni, la fantasiosa letteratura di Verne, nonostante un tratto scientifico quasi divulgativo, venne considerata come una lettura adatta a un pubblico adolescenziale, ma la tarda produzione di Verne spinse la critica contemporanea a iniziare un processo di rivalutazione di tutto il corpus letterario del romanziere francese.

Il primo vero riconoscimento del valore dell’opera di Verne venne da Hugo Gernsback, fondatore di Amazing Stories, prima rivista al mondo interamente dedicata alla fantascienza. All’interno del primo numero di Amazing Stories, Gernsback scrisse un editoriale in cui Verne venne considerato come uno dei padri nobili della fantascienza:

“Con science fiction intendo il genere di storie scritte da Jules Verne, H.G. Wells e Edgar Allan Poe: un’avvincente finzione intimamente intrecciata a dati scientifiche e intuizioni profetiche. Edgar Allan Poe può giustamente essere chiamato il padre della “fantascienza”. Fu lui che a dare veramente inizio al romance, a intessere brillantemente nella e attorno alla storia un filo scientifico. Jules Verne, con i suoi romance strabilianti, anch’essi intessuti di un filo di scienza, venne per secondo. Poco più tardi giunse H. G. Wells, le cui storie di fantascienza, al pari di quelle dei suoi precursori, sono diventate famose e immortali.”

D’altronde, va riconosciuto a Verne di avere interpretato al meglio lo spirito della futura science fiction, trovando una perfetta sintesi tra esaltazione delle conquiste dell’ingegno umano e le fantasiose, possibili evoluzioni che il domani ci avrebbe riservato. Come disse lui Italo Calvino:

“Tutta la sua opera mira all’enciclopedia. Si parla sempre dell’impareggiabile fantasia di Verne nel prevedere le invenzioni scientifiche. In realtà era un grande lettore di riviste scientifiche, che arricchiva di quello che via via veniva a sapere sulle ricerche in corso”

Nonostante il prezioso riconoscimento da parte di Gernsback, colui che concepì la fantascienza letteraria moderna, la figura di Verne non riuscì a emanciparsi facilmente dalla fama di scrittore per adolescenti. Questa concezione dell’opera di Verne venne lentamente rivalutata solamente alla fine del secolo scorso, quando la critica letteraria, in primis quella britannica, dimostrò come le intuizioni e la narrativa di Verne fossero non solo adatte a un pubblico di adolescenti, ma a tutti coloro che erano in cerca di una grande storia di fantascienza.

Verne e il cinema

Fu più accorto il mondo del cinema, che vide nelle avventure narrate da Verne un universo a cui attingere a piene mani. Non a caso, il primo film di fantascienza della storia del cinema, Viaggio nella Luna (Le Voyage dans la Lune), pellicola muta del 1902 realizzato da George Méliès, prese vita quando il cineasta francese condensò le trame di Dalla Terra alla Luna di Verne e de I primi uomini sulla Luna di H.G. Wells. Poetico, come i due padri della fantascienza moderna siano stati anche i fautori del cinema sci-fi, seppur indirettamente.

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Dopo questo brevissimo esordio (Viaggio nella Luna durava appena 14 minuti), le idee di Verne ebbero modo di trovare piena valorizzazione negli anni successivi. Memorabili gli adattamenti cinematografici di Ventimila leghe sotto i mari realizzato nel 1954 dalla Disney, con Kirk Douglas e James Mason, che vinse ben due Oscar, tra cui quello per gli effetti special, o quello, sempre firmato dalla Disney, di Viaggio al centro della Terra (1959).

Cosa rimane oggi, della produzione di Verne? Molto più di quanto si immagini. La fantasia dello scrittore francese si è radicato profondamente nell’immaginario collettivo, suggestionando autori successivi, come Alan Moore, e offrendo a generazioni di lettori la loro prima, indimenticabile avventura.

Potete avventurarvi nei mondi di Verne leggere il volume Gli strani viaggi di Giulio Verne