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Kasparov contro Deep Blue, la partita diventa un film

La partita a scacchi tra Deep Blue e Garry Kasparov diventerà un film. Se ne occuperà Disney, che adatterà lo spettacolo teatrale The Machine di Matthew Charman. Lo stesso autore scriverà il copione del lungometraggio, ma per ora siamo ancora agli inizi e i dettagli saranno definiti in futuro.

Per chi non lo ricordasse correva l'anno 1997, e Deep Blu affrontava di nuovo il campione del mondo Kasparov. Avevano già giocato nel 1996, in un primo scontro su sei partite vinto dal russo. Successivamente IBM aveva aggiornato il supercomputer per prepararlo alla rivincita.

Il secondo incontro ebbe luogo nel maggio dell'anno successivo, e questa volta il computer riuscì a battere l'essere umano. Fu una prima volta storica, perché mai un computer era stato capace di battere un campione di scacchi – per quanto anche un comune PC potesse distruggere facilmente un amatore.

Deep Blue era una derivazione del progetto Deep Thought (chiamato così in onore del computer in Guida Galattica per gli Autostoppisti) sviluppato da Feng-hsiung Hsu presso la Carnegie Mellon University. Il progetto IBM "è costituito da un computer a parallelismo massivo a 30 nodi basato su RS/6000, supportato da 480 processori specifici VLSI progettati per il gioco degli scacchi. L'algoritmo per il gioco degli scacchi è scritto in linguaggio C e gira sotto un sistema operativo AIX. L'algoritmo è capace di calcolare 100 milioni di posizioni al secondo", si legge sulla pagina di Wikipedia dedicata a questa memorabile macchina.

Già allora, quindi, più che la potenza hardware a rendere Deep Blue più forte di Kasparov era il software, progettato appositamente per renderlo un giocatore di scacchi imbattibile. Lo stesso principio, la maggiore rilevanza del software, che ha permesso a IBM di realizzare Watson – che appunto è più un "supercomputer software" che una macchina particolarmente potente. Tornando al 1997, si realizzò così un piccolo miracolo. Condito da qualche dettaglio misterioso.

Wikipedia, infatti, riporta anche che Kasparov notò nelle mosse di Deep Blue una creatività da attribuire a un giocatore umano. L'idea di un aiutino fu poi rafforzata "quando si seppe che la macchina non era posta nella stanza nella quale si disputava la partita ma ad alcuni chilometri di distanza e che quindi i dati venivano inviati da terzi", e anche perché "al campione russo non furono mai forniti i tabulati sull'attività del computer".

In effetti è certo che i tecnici potevano modificare il software di Deep Blue tra una partita e l'altra per adattarlo al gioco di Kasparov, come ha spiegato anche Feng-hsiung Hsu nel suo libro Behind Deep Blue: Building the Computer That Defeated the World Chess Champion  – mai tradotto in italiano né trasformato in ebook, ma disponibile su Amazon in cartaceo.

Di materiale per un bel film di finzione ce n'è quindi in abbondanza, ma se qualcuno vuole approfondire la faccenda sin da subito c'è il documentario Game Over: Kasparov and the Machine.