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La Conseguenza: la recensione, il war-drama tratto dal romanzo di Rhidian Brook

La Conseguenza è un film di Fox Searchlight diretto da James Kent, con Keira Knightley, Alexander Skarsgard e Jason Clarke, tratto dal romanzo di Rhidian Brook, in uscita nelle sale italiane il prossimo 21 marzo. La trama miscela elementi classici del romanzo sentimentale con altri drammatici e tipici del racconto di guerra.

Incidente scatenante è il trasferimento nel 1946 di Rachael Morgan, moglie dell’ufficiale britannico Lewis Morgan, ad Amburgo nei “postumi” della vittoria della Seconda Guerra Mondiale. La città è ridotta a macerie e civili in seria difficoltà, mentre le forze inglesi e alleate sono intente a gestire il territorio nella transizione verso la pace. I Morgan, come molti altri, requisiscono e si stabiliscono nella bellissima casa di Stefan Lubert, architetto tedesco dai modi posati, padre di una ragazza adolescente e rimasto vedovo durante gli ultimi bombardamenti. Anche Rachael e Lewis hanno dovuto affrontare un grave lutto a causa della guerra, e pare che il dolore abbia scavato tra i due un profondo solco di distanza e freddezza.

Da una parte, quindi, abbiamo i sensi di colpa del marito e soldato inglese nei confronti dell’intero popolo tedesco, verso cui è conciliante (è lui a consentire che “Herr Lubert” resti a convivere con loro). Dall’altra c’è l’iniziale e visibile imbarazzo verso un mondo sconosciuto di un’abile Keira Knightley, ancora una volta perfetta per parti in costume. Tra i due poli, neanche a dirlo, si inserisce la psicologia sfumata dell’architetto tedesco, interpretato da Alexander Skarsgard, in cui si sovrappongono a tratti piuttosto confusamente intenzioni quali repulsione, sangue freddo, attrazione intellettuale e fisica. A volte sembra sinceramente in lutto per la moglie persa da poco, altre sembra dimenticarsene un po’ troppo in fretta, persino per qualcuno che si sforza di andare avanti a tutti i costi.

Anche a livello di struttura, intercorre qualche volta la sensazione che gli eventi (peraltro prevedibili) cerchino solo una “scusa” per accadere, una precipitazione che tende a cozzare con il ritmo, invece, sospeso e lunare. Ciò si deve forse alla sua natura di trasposizione da romanzo, un medium che gode di molto più spazio descrittivo e tempo narrativo per svolgere cause e conseguenze concatenate.

Alla pellicola, per il resto, giova la lentezza equilibrata che rende l’atmosfera onirica di una casa ormai senza padroni definiti, così come senza padrone danzano i sentimenti dei personaggi. La regia sottolinea più di una volta la tensione statica, ma elettrica, volgendo sguardi lenti e d’esplorazione tra i lunghi corridoi e gli ampi salotti in legno, tra rami e piante innevate nel giardino, tra le note dolci di uno Steinway e un classico Chiaro di Luna.

Altro pregio indubbio è quello di mettere in luce un punto di vista sulla guerra spesso soprasseduto: per l’appunto, da titolo inglese del romanzo e del film, The Aftermath, le conseguenze, il seguito, la nervosa quiete dopo la tempesta. Ma questo basta a contrappuntare una trama non proprio imprevedibile? Basta il carisma dell’attrice protagonista a scalfire quello monocorde dei suoi comprimari?

Jason Clarke, nella parte di Lewis, è incastrato in un ruolo difficile, e bisogna rendergli atto che lo porta a compimento a dovere, ma fa appena in tempo a brillare, mostrando un’emotività attesa a lungo (da noi e dalla moglie), prima di una conclusione fin troppo neutrale e pacifica. La bilancia, quindi, definisce La Conseguenza come film consigliato agli amanti del genere sentimentale, magari con una passione verso i drammi di guerra. Per gli altri, resta un film ben girato e dignitoso ma, purtroppo, senza grandi assi nella manica.