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La Direttrice, la recensione in anteprima della nuova serie Netflix

Il mondo accademico è sempre stato fonte di grande ispirazione per il cinema. Basti pensare al drammatico L’Attimo Fuggente (ricordato nella commemorazione a Robin Williams) o alla divertente commedia musicale Pitch Perfect, ambientati entrambi in college americani.

La Direttrice

Non sorprende quindi che tra le uscite di Netflix per questo agosto, ci sia anche La Direttrice, la nuova serie creata per il piccolo schermo da Amanda Peet, con David Benioff e Daniel Brett Weiss come produttori esecutivi, di nuovo assieme dopo Game of Thrones. Ma La Direttrice saprà distinguersi dagli altri show del suo genere?

La trama senza spoiler

Per riassumere brevemente, La Direttrice è una dramedy che segue principalmente le vicende di Ji-Yoon Kim (Sandra Oh), una dottoressa che insegna presso la prestigiosa università di Pembroke, quando viene scelta per diventare capo di dipartimento della facoltà di inglese. La situazione generale in cui la donna si trova viene chiarita nei primi istanti della serie e non è esattamente delle più idilliache: alcuni dei suoi colleghi rischiano il posto di lavoro a causa della carenza di iscritti ai loro corsi e lei è costretta a prendere delle decisioni importanti.

Tuttavia, Ji-Yoon non è propensa ad abbandonare a loro stessi i professori nella “lista” e decide quindi di provare un nuovo approccio al problema, cercando un punto comune tra i propri capi, i colleghi e le necessità degli studenti. Il compito si prospetta anche più difficile del previsto, specialmente a causa di alcuni episodi poco piacevoli che coinvolgono il professor Bill Dobson (Jay Duplass) e che minano notevolmente sia la reputazione del college di Pembroke che la carriera di Ji-Yoon.

E se, come si dice, le disgrazie non arrivano mai da sole, ecco che ad aumentare il carico di stress arriva una situazione famigliare non proprio tranquilla. Ju-hee (Everly Carganilla), la figlia adottiva di Ji-Yoon, aiuta a complicare la vita alla madre, rendendole difficile persino avere una babysitter che si occupi di lei. Forse però non tutto il male viene per nuocere, dato che grazie ad un’inconsueta amicizia tra la bambina e Dobson, riuscirà ad avere alcune delle risposte che cerca.

Non si vive di soli libri

La Direttrice quindi non è una scontata commedia americana ambientata in un college, ma anzi rivela temi molto più profondi avanzando anche alcune critiche mirate e decisamente attuali. Nonostante sia principalmente tutto legato al mondo universitario, le analisi che La Direttrice fa sulla società scolastica odierna toccano diverse tematiche, prima su tutte quella del sessismo, che permea ancora in alcuni ambienti accademici.

Proprio Ji-Yoon è uno dei personaggi afflitti da questo problema, dato che, essendo la prima donna ad essere nominata capo del dipartimento di inglese, vede gravare su di sé aspettative e responsabilità da parte di tutti.  Ma non solo, anche la professoressa Joan Hambling (interpretata da Holland Taylor) prova sulla propria pelle quella che è a tutti gli effetti una doppia discriminazione. In qualità di donna “veterana” dell’istruzione la porta ad essere la sfavorita persino nell’assegnazione degli uffici.

La Direttrice 4

Altro delicato argomento trattato ne La Direttrice è il razzismo. Forse ai più potrebbe risultare un problema scontato da affrontare, usato principalmente per attirare una parte di consensi. Tuttavia, la serie non scade mai nel banale, perché oltre alla sfera universitaria, viene toccata anche quella personale. Se per la prima parte abbiamo i dialoghi tra Ji-Yoon e la professoressa Yaz McKay (Nana Mensah) che fanno capire quanto alcune decisioni delle università siano solo di facciata, per la seconda abbiamo invece cultura e tradizioni coreane a confronto con il cosiddetto “sogno americano”.

Un cast ridotto ma valido

Non una serie scontata quindi, specialmente per i modi con cui La Direttrice affronta certe problematiche. Indubbiamente però, un grande sostegno è dato soprattutto dagli interpreti dei personaggi principali. Prima fra tutti Sandra Oh, conosciuta principalmente dal grande pubblico come Cristina Yang di Grey’s Anatomy, ma che oltre al popolare medical drama, ha preso parte ad alcune serie note a livello internazionale, anche prestando la propria voce in produzioni d’animazione. Per citarne qualcuna, American Dad, Phineas & Ferb, la serie animata di She-Ra del 2018 e quella di Invincible, oltre a Killing Eve, un thriller spionistico di cui è protagonista.

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Accanto a lei possiamo trovare l’impareggiabile Bob Balaban, interprete del rigido professor Elliot Rentz, che pur avendo una manciata insufficiente di studenti, continua a degradare la professoressa Yaz McKay che al contrario si ritrova una classe stracolma di alunni. La filmografia di Balaban è quasi chilometrica, annoverando tra i registi per cui ha lavorato Woody Allen, Wes Anderson, Gore Verbinski e M. Night Shyamalan.

Nana Mensah invece è Yaz McKay, l’unica professoressa afroamericana presente nell’università di Pembroke e focus di una delle battaglie principali di Ji-Yoon, che cerca di affidarle la cattedra onoraria. Giovanile e audace, accosta la letteratura inglese ad argomenti più intriganti e considerati quasi tabù dai colleghi, specialmente dal professor Rentz, ma attirando così l’interesse di moltissimi studenti. La carriera di Nana Mensah comincia nel 2009, ma le serie che l’hanno vista come personaggio ricorrente sono principalmente recenti come Tredici, New Amsterdam e Bonding.

La Direttrice 2

Per ultima, ma non per minor importanza, nel cast abbiamo anche Holland Taylor, che interpreta la professoressa Joan Hambling, uno dei pilastri dell’università di Pembroke. Sicura di sè, non si lascia mettere i piedi in testa da nessuno e affronta i problemi in modo del tutto personale e ai limiti dell’assurdo, dando quel tocco comico alle situazioni che la coinvolgono. Impossibile citare tutti i ruoli della Taylor, ma uno tra i più famosi rimane  quello di Evelyn Harper, la madre dei fratelli Harper della sitcom Due Uomini e Mezzo.

Tirando le somme

La scrittura di Amanda Peet e l’esperienza dell’intero cast, rende La Direttrice un prodotto valido e piacevole da guardare. I sei episodi da circa mezz’ora l’uno, fanno dello show una miniserie e riescono a mantenere una certa leggerezza pur considerando l’importanza delle tematiche che tratta. Senza mai scadere nella banalità, mantiene il giusto equilibrio tra elementi drammatici e seri, e quelli più divertenti tipici delle commedie.

La Direttrice 3

Non vi resta quindi che addentrarvi nel mondo accademico di Pembroke, dal 20 agosto su Netflix!