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L’aereo più pazzo del mondo: il volo più comico del cinema

Quando nel 1980 nei cinema americani arrivò Airplane!, probabilmente nessuno avrebbe immaginato che dopo quattro decenni ancora quel film sarebbe stato considerato uno degli esempi più noti e amati di parodia cinematografica. Airplane!, per noi italiani L’aereo più pazzo del mondo, è infatti la bonaria presa in giro di un genere cinematografico particolarmente in voga negli anni ’70: i disaster movie. Genere che recentemente sembra essere tornato in voga, da The Day after Tomorow a The Core, ma che all’epoca avevano un tono meno fantascientifico e molto più concreto.

I disaster movie: meteore, naufragi e voli maledetti

Gli anni ’70 furono una manna per quanto riguarda i film su sciagure assortite. Da L’avventura del Poseidon a Meteor, passando per Cassandra Crossing, ogni possibile tragedia, marittima, ferroviaria o addirittura spaziale era stata presa in considerazione. Ovviamente, non poteva mancare un filone dedicato alle disgrazie aree, che vide il fiorire di una fortunata serie di film, Airport, che iniziata nel 1970 attraversò tutta la decade e divenne un simbolo dei disaster movie.

Ad avere reso celebre questo genere, in realtà, fu un film su un disastro aereo del 1957, Zero Hour!, scritto da Arthur Hailey, che in seguito avrebbe creato la fortunata saga di Airport. In Zero Hour! un volo aereo rischia di schiantarsi quando un’intossicazione alimentare colpisce passeggeri ed equipaggio. Film pressoché sconosciuto in Italia, Zero Hour! è una parte essenziale del mito de L’aereo più pazzo del mondo.

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È proprio Zero Hour!, infatti, il film che il trio composto da Jerry Zucker, Jim Abrahams e David Zuckers vedono la sera in cui prende vita la sceneggiatura che sarebbe divenuta L’aereo più pazzo del mondo.

Da Zero Hour! al capitano Oveur

Zucker, Abrahams e Zucker sono un trio comico che dal 1971 è noto come Kentucky Fried Theatre. Per trovare ispirazioni, i tre comici hanno un rito: guardare gli spot notturni. Questa tradizione si rivela un colpo di fortuna quando una notte, visionando le registrazioni degli spot scoprirono di aver registrato un vecchio disaster movie: Zero Hour!.

Dopo aver visto questa vecchia pellicola, il trio Zucker, Abrahams e Zucker ebbe l’intuizione di realizzare un film che ricalcasse la trama. L’idea dei tre sceneggiatori, inizialmente, era quella di realizzare un remake di Zero Hour!, salvo poi, vista la loro vena comica, virare verso una parodia, prendendo di mira i disaster movie aerei.

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Al tempo, i tre erano ancora alle prime armi, visto che erano autori di brevi sketch comici, e si lasciarono influenzare troppo dalla trama di Zero Hour!, tanto che dopo la prima stesura del loro progetto si convinsero ad investire 2.500 dollari per acquistare i diritti del disaster movie da Warner e Paramount. L’idea era chiara: se i diritti sono nostri, possiamo tranquillamente farne ciò che vogliamo!

Eliminata questa prima ansia, i tre comici iniziarono a dare forma al loro film, arrivando a una stesura che poteva esser presentata alle major. Che però non reagirono bene, respingendo la proposta e demoralizzando il trio. A dare lor l’idea vincente fuJohn Landis, altro nome celebre dei film comici del periodo, che consigliò loro di lavorare nel frattempo ad un altro film, in cui avrebbero alcuni dei loro sketch più noti.

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Questa esperienza li avrebbe aiutati a maturare una certa esperienza con un format di intrattenimento diverso dalla comicità rapida cui erano abituati, un consiglio ottimo e che prese vita diventando The Kentucky Fried Movie.

Questa prima avventura nel mondo del cinema fu importante per Zucker, Abrahams e Zucker, come disse anni dopo lo stesso David Zucker:

“Era la prima volta che mettevamo piede in un set cinematografico. Imparammo moltissimo. Scoprimmo che se davvero vuoi che un film venga come lo hai immaginato, devi dirigerlo. Quindi per il film successivo, L’Aereo più pazzo del mondo, insistemmo per essere i registi”

Dopo aver ripreso in mano la sceneggiatura de L’Aereo più pazzo del mondo e averla rivista dopo l’esperienza di The Kentucky Fried Movie, questa nuova stesura divenne il film che conosciamo grazie ad un meccanismo incredibile: il passaparola. Quasi fosse una delle situazione paradossali della comicità tipica del trio, questa sceneggiatura, infatti, fu soggetto di un passaggio di mani che si concluse con Jeffrey Katzenberg della Paramount, che decise di incontrare i tre geniali comici, arrivando infine alla decisioen di realizzare il loro progetto.

Questo traguardo, però, fu anche frutto di un compromesso tra Zucker, Abrahams e Zucker e la major. Paramount, infatti, impose di ambientare il film a bordo di un aereo di linea, in modo da richiamare il successo della serie Airport, e utilizzare una pellicola a colori anziché il bianco e nero voluto da i registi.

In cambio, Paramount accettò che dietro la macchina da presa si sedesse solo Jerry Zucker, mentre Dave Zucker e Jim Abrahams avrebbero seguito la lavorazione del film attraverso dei monitor, salvo poi confrontarsi sui risultati delle diverse riprese.

Ad esser essenziale, però, fu un’altra concessione che venne fatta al trio: assumere solo attori drammatici.

Un equipaggio insolito

Inizialmente, Paramount voleva come protagonista per L’Aereo più pazzo del mondo un comico affermato. Venne richiesto ai registi di valutare due affermati attori comici, Bill Murray e Chevy Chase, ma la loro contrarietà si estese anche ad altri candidati di questo tenore, tra cui un giovane David Letterman.

I tre registi, infatti, erano convinti che per massimizzare l’effetto comico de L’Aereo più pazzo del mondo si dovesse sorprendere gli spettatori, dando ruoli insospettabili ad attori solitamente associati a ruoli seri e drammatici, poco affini alla comicità.

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Non a caso, uno dei ruoli centrali, il controllore del traffico aereo McCroskey, era stato pensato per George Kennedy, divenuto celebre per aver interpretato proprio quel ruolo nella serie Airport, unico attore a comparire in tutti i film della saga.

La collaborazione non si concretizzò per il veto della Universal, che impose a Kennedy di non accettare la proposta per timore che la sua presenza in una parodia minasse la credibilità di Airport. Il ruolo finì quindi a Llyoyd Bridges (il Lassard di Scuola di Polizia), ma le strade di Kennedy e dei tre registi si incrociarono con maggior successo quando Zucker, Abrahams e Zucker diedero vita al ciclo de Una pallottola spuntata.

Fedeli alla loro idea, i tre registi imposero per il ruolo del capitano Oveur l’attore Peter Graves. Volto scolpito, carisma da vendere e associato nell’immaginario collettivo all’agente Jim Phelps di Missione Impossibile. All’inizio Graves non era del tutto convito di accettare la sua parte, non comprendendo molte delle battute scritte dai tre comici, che furono costretti a mentire parecchie volte sostenendo che le spiegazioni sarebbero arrivate tutte entro la fine del film.

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L’Aereo più pazzo del mondo segna anche l’inizio di una delle collaborazioni storiche del cinema comico americano: quella tra il trio comico e Leslie Nielsen.

Prima di questo film, Nielsen era considerato un attore drammatico di secondo livello, grazie ai suoi ruoli da co-protagonista come in L’avventura del Poseidon o Il Pianeta Proibito. Eppure, Nielsen aveva sempre desiderato cimentarsi nel ruolo di attore comico, occasione che gli venne offerta da L’Aereo più pazzo del mondo. Sul set, Nielsen si rivelò un perfetto compagno di lavoro, scherzoso con tutti ma capace in un istante di trasformarsi nel serio Dottor Rumack, dando vita ad un personaggio capace di mantenere un’aria austera pur dando vita a situazioni ilari e paradossali.

Infine, il ruolo del pilota, Ted Stryker. Il nome è una palese citazione del personaggio principale di Zero Hour!, ed era stata pensato inizialmente per David Letterman, salvo poi incontrare la reticenza dei registi e venir assegnato a Robert Hays. Scelta vincente, che consentì di potare sullo schermo un eroe comico e sempre in sintonia con i continui colpi di scena di una trama paradossalmente divertente.

Parodiare i disaster movie

L’Aereo più pazzo del mondo rimane ancora oggi un mito del cinema comico e parodistico proprio per la vitalità e l’impostazione narrativa che il trio di registi infuse in questo film. L’intento, sin dall’inizio, era di prendere bonariamente in giro il filone dei disaster movie aerei, al punto che vennero analizzati con estrema attenzione le caratteristiche e le peculiarità di queste pellicole, che vennero poi riscritte in chiave comica all’interno de L’Aereo più pazzo del mondo.

In Zero Hour! c’era un celebre sportivo in un ruolo chiave, Elroy Hirsch? In L’Aereo più pazzo del mondo ha una parte di spicco nientemeno che la leggenda del basket Kareem Abdul Jabbar! E per restare in tema, la paga del giocatore fu di 35.000 dollari, il prezzo di un tappeto orientale che Jabbar era intenzionato a comprare!

L’idea di Zucker, Abrahams e Zucker era considerata, dagli addetti ai lavori, una vera bomba. Il filone dei disaster movie in quel periodo era una miniera d’oro, con Airport a fare da pietra di paragone. Un film comico che potesse cambiare radicalmente questa visione del pubblico era visto con un potenziale pericolo, motivo per cui case di produzione come la Universal imposero ai propri attori di non partecipare a questo film.

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E ironicamente, le compagnie aeree non furono meno preoccupate delle conseguenze della visione de L’Aereo più pazzo del mondo, al punto che nessuno dei grandi nomi del settore scelse di inserire il film nel proprio catalogo di proiezioni a bordo!

Tutto sommato, non era una previsione del tutto sbagliata, visto che L’Aereo più pazzo del mondo ebbe un successo incredibile, diventando il campione di incassi del 1980 e toccando un primato di incassi per un film comico che venne scalfito solo nel 1984, con l’uscita di Ghostbuster!

Entrare nel mito della comicità

L’Aereo più pazzo del mondo, oltre ad essere figlio di una volontà parodistica, era influenzato da una comicità che non si preoccupava di essere politicamente corretta.

A ben vedere, in L’Aereo più pazzo del mondo ci sono riferimenti alle conseguenze del Vietnam (Stryker è un reduce traumatizzato), non mancano battute su razza o condizione femminile, senza contare una gag in cui una battuta sulla pedofilia aveva lasciato perplesso anche Peter Graves, che non mancò di segnalare la sua perplessità ai registi.

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Eppure, all’epoca la comicità era ancora un terreno minato in cui ci si poteva prendere dei rischi, osando sfiorando il confine con il buongusto. Come riuscirono però Zucker, Abrahams e Zucker a rendere questa comicità immortale?

A ben vedere, L’Aereo più pazzo del mondo non è diventato celebre per la sua trama, semplice e lineare, ma per come si sia creato un contrasto funzionale tra la volutamente seria recitazione impostata degli attori e la palese assurdità della situazione. Come spesso accade, la comicità non risiedere tanto nel cosa si dice, ma in come lo si dice.

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Aver scelto attori drammatici, capaci di offrire una recitazione misurata e impostata, diventò il vero punto forte de L’Aereo più pazzo del mondo. I volti compassati di Nielsen e di Graves furono una manna per la pellicola, la loro rigidità da attori abituati ad altre tipologie di ruoli rese le battute ancora più divertenti, rendendo la situazione paradossale e stuzzicando con forza l’ilarità degli spettatori.

In conclusione

Grazie a questa fortunata sinergia, L’Aereo più pazzo del mondo è divenuto un cult comico capace di lanciare la carriera del trio comico Zucker, Abrahams e Zucker, aprendo una nuova stagione del cinema parodistico che presto si sarebbe arricchito di un’altra celebre parodia, Balle Spaziali.

Curiosamente, per L’Aereo più pazzo del mondo…sempre più pazzo, i tre registi non vollero essere coinvolti. La loro convinzione era che tutto ciò che potevano a dare a questi personaggi era già stato presentato nel primo capitolo, e con rara onestà decisero di non forzare la mano. Scelta più che arguta, considerato come il seguito di questo capolavoro, spostando l’ambientazione nello spazio per strizzare l’occhio al crescente interesse verso la fantascienza, non riuscì a bissare il successo di un vero e proprio simbolo del cinema comico anni ’80.

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