Cinema e Serie TV

Lasciali parlare, recensione: il ritorno di Meryl Streep

Le nuove modalità di distribuzione dei film, che vedono sempre più spesso il connubio tra rilascio in streaming digitale e proiezione in sala, o esclusiva streaming, stanno assumendo sempre più le sembianze di un trend che potrebbe accompagnarci a lungo, se non per sempre. Nella seconda casistica sono già rientrati importanti film, viste le restrizioni che hanno impedito l’apertura dei cinema, tra cui Bombshell nell’aprile 2020, il live action Mulan di Disney, e ora è il caso di Lasciali Parlare, il film diretto da Steven Soderbergh con una superba Meryl Streep, affiancata da un cast di notevole prestigio composto, tra gli altri nomi, anche da Candice Bergen e Dianne Wiest. Il film, in Italia dal 27 maggio su piattaforme quali Apple Tv app, Prime Video, Youtube, Google Play, Rakuten TV (dove abbiamo avuto la possibilità di visionarlo), e tramite noleggio premium su Sky Primafila e Mediaset Play Infinity, racconta una storia vissuta perlopiù in viaggio, dove tutto accade in mare, su una nave prestigiosa. Un’ambientazione che ben si presta a diverse metafore, come scopriremo nel corso della nostra recensione.

lasciali parlare

Lasciali parlare, ma esprime più il “non detto”

La scrittrice vincitrice del Premio Pulitzer) Alice Hughes (Meryl Streep), il cui successo professionale l’ha allontanata dalle sue amicizie più strette, è stata invitata in Inghilterra per ritirare un altro prestigioso premio letterario, ma c’è un solo problema: la sua paura di volare. Non tutto è perduto, però: la donna riesce letteralmente a imbarcarsi in un viaggio a bordo di un magnifico transatlantico, e trascorrerà questo viaggio in compagnia delle sue due migliori amiche dai tempi del college, Roberta e Susan, oltre al nipote Tyler. Anche la sua nuova agente, Karen, riesce a salire sulla nave, con l’intento di carpire dettagli sul manoscritto in lavorazione da Alice, e quale escamotage migliore dell’approccio del nipote, per riuscire ad avvicinare al meglio la zia?

Tyler però si innamora per davvero di Karen, allontanandosi da sua zia e le sue amiche, fra cui Roberta, che nutre del risentimento verso Alice perché si è riconosciuta nelle vicende raccontate nel suo libro e le ha rovinato la vita, quando Susan si sforza invece di aiutarle a riconciliarsi. Mentre Alice si impegna a completare il suo tanto atteso manoscritto e mantiene la sua vita personale avvolta nel mistero, le donne intraprendono un viaggio di una settimana pieno di ricordi, risentimenti e battute, ma il vero protagonista del film è il silenzio, gli sguardi, tutto quanto rimanga di “non detto”.

lasciali parlare

Lasciali parlare ci presenta sullo schermo un cast stellare, tra cui il candidato all’Oscar e al Golden Globe Lucas Hedges (Manchester by the Sea, Boy Erased – Vite cancellate) nei panni del goffo nipote di Alice, Tyler, e la candidata al SAG Award Gemma Chan (Crazy & Rich, Captain Marvel) nei panni di Karen, la nuova agente letteraria di Alice. Si nota inoltre come la regia di Steven Soderbergh lasci il segno anche stavolta, come i suoi precedenti colpi messi a segno con Traffic e Erin Brockovich – Forte come la verità.) La pellicola si concentra sì sulle conversazioni schiette dei personaggi, ma lasciandoli anche liberi di improvvisare, letteralmente “lasciandoli parlare” con la supervisione della sceneggiatrice Deborah Eisenberg, che li ha aiutati a sviluppare i dialoghi a seconda delle scene da interpretare. 

Questo particolare stile guerrilla impostato dalla regia di Soderbergh si percepisce anche dall’uso particolare dell’attrezzatura sulle scene, essenziale ed evidente dalle inquadrature, in grado di restituirci sullo schermo geometrie precise, primi piani e piani americani, fino alle più ampie inquadrature che ritraggono le ambientazioni lussuose, algide, nobili, come l’interpretazione degli attori, capaci spesso di esprimere più con i silenzi e gli sguardi grazie al contesto e alle doti del cast coinvolto.

Viaggio nel mare degli incontri sociali

Lo scorrere del tempo nel film è scandito dagli incontri che Alice e le sue amiche vivono nel corso del viaggio, una vera e propria traversata, durata realmente sette giorni e dunque evidentemente  e inesorabilmente lenta. La routine viene ampiamente riportata e percepita dallo spettatore: dalla cabina di Alice, dove la scrittrice passa il tempo dedicandosi alla bozza del nuovo romanzo, con brevi momenti in piscina, alle “relazioni pubbliche” di Susan e Roberta, fino agli enigmi sparsi nel corso della trama che cercano di intrigare lo spettatore, ma non raggiungendo sempre l’effetto desiderato. A questi rebus una spiegazione non è sempre prevista, nemmeno nella parte finale del film, ed è una pecca registica non molto gradita ai fini della comprensione della trama e della riuscita del film.  

lasciali parlare

Apprezzabile invece la messa in luce dei tratti borghesi dei personaggi e dei loro modi contenuti e moderati anche quando la conversazione si potrebbe accendere. Se da un lato questa nonchalance è sicuramente nelle corde della storia e dell’ambientazione, ma mantiene “troppo” equilibrio nell’andamento della storia, che avrebbe potuto regalare piccole perle memorabili. Tutto questo però è mancato, lasciando che la pellicola rimanga apprezzata soprattutto da un pubblico amante del cineforum e di uno stile che sa avvicinarsi a quello che Woody Allen saprebbe portare sullo schermo.

In conclusione

Lasciali parlare sa esprimere l’intimità dei personaggi e si concentra sulle relazioni non solo tra le amiche di vecchia data, ma anche tra i comprimari, che riescono a intersecarsi tra loro, indagando inoltre i rapporti umani, le motivazioni che spingono gli individui a unirsi tra loro e la dolcezza di un mare che sa accompagnarli verso una meta condivisa (ma con fini diversi). E per quanto sia talvolta percepibile la noia dettata dall’avanzamento difficile, possiamo permetterci di rimanere quasi due ore di fronte allo schermo e lasciarci guidare dai racconti, e dai silenzi, di un cast ineccepibile, riconoscendo la bellezza elegante della storia e dicendo tra noi “lasciamoli parlare”.