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L’astronave degli esseri perduti, i marziani siamo noi

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Nota del curatore. Fantascienza e horror spesso si trovano fusi in un’unica opera, e quando succede spesso e volentieri si fatica a capire quale dei due generi è preponderante. Succede perché, come ho avuto modo di scrivere una di queste domeniche, la fantascienza non gode di una definizione chiara presso molti spettatori.

Come ci informa Omar Serafini, il film di questa settimana è un horror dai toni Sci-Fi. Che è la stessa cosa che scrissi tempo fa a proposito di Alien. Affermazione che allora come oggi fa discutere, ma solo se ci si nega all’evidenza.

In un horror protagonista è la paura, in genere nei panni di un mostro che può essere declinato in diversi modi (alieno, demone, macchina diabolica, etc.). Tutto intorno ci possono essere delle astronavi, lucine colorate e spade laser, senza che l’essenza cambi di un nanometro. Forse siamo ancora lontani da una definizione di fantascienza che metta tutti d’accordo, ma possiamo essere altrettanto certi che l’horror è più facile da riconoscere.

1447759701 Alien[1]

D’altra parte la paura non è l’unico elemento che sostiene una storia horror, pur essendo condizione sine qua non. Se così fosse d’altra parte tutto sarebbe horror, persino un insospettabile Signore degli Anelli. E invece no, l’horror deve toccare zone nascoste nel profondo in ognuno di noi, risvegliare timori potenti, sforzarsi di dire l’indicibile. Che è precisamente ciò che fa L’Astronave degli Esseri Perduti, che in questo senso è più progenitori di Alien, appunto, che di 2001: Odissea nello spazio, con cui condivide almeno un punto importante della trama.

Valerio Porcu