Cinema e Serie TV

Le Bal des Folles: la recensione del nuovo film di Mélanie Laurent

Vedere gli spiriti e comunicare con essi può essere tanto spaventoso, quanto pericoloso, se gli altri ritengono che lo sia. Le Bal des Folles ci parla di questo, della percezione che hanno gli altri di noi, della follia, di come questa viene affrontata dalla società e della posizione della donna in essa, che sia considerata malata di mente o “soltanto” sovversiva. Un film intimo, che si pone al bivio tra la sensibilità e l’asprezza, tra la delicatezza e la forza, caratteristiche che contraddistinguono anche le donne protagoniste della sua storia. Le Bal des Folles, pellicola francese di Mélanie Laurent su adattamento del romanzo di Victoria Mas, sarà disponibile su Amazon Prime Video dal 17 settembre (per iscrivervi al servizio di streaming Amazon Prime Video, sfruttando anche i 30 giorni di prova, potete utilizzare questo link).

Le Bal des Folles

Il ballo delle folli

È il 1885 e Eugénie (Lou de Laâge), giovane di 26 anni, vive le sue giornate nella casa della famiglia altolocata-borghese alla ricerca di un posto che le consenta di esprimere la sua libertà. Con la complicità del fratello Tèophile (Benjamin Voisin) riesce quindi a sgattaiolare di tanto in tanto fuori di casa, lontano dai vincoli imposti dal padre autoritario, per poter vagare in città, leggere o semplicemente fumare liberamente. La sua esistenza non può definirsi però esattamente tranquilla: Eugénie ha infatti la facoltà di vedere gli spiriti delle persone defunte e di comunicare con essi, con sgomento suo e dei familiari.

Le Bal des Folles

È a causa di Téophile che il padre decide quindi di condurre Eugénie a sua insaputa presso l’istituto neurologico La Pitié Salpêtrière, dove verrà rinchiusa poiché considerata folle. Qui la ragazza scopre un mondo totalmente nuovo, frantumato, sottosopra, fatto di donne affette da reali patologie mentali e altre che sono state allontanate dalla società e considerate pazze a causa di gravi traumi di cui sono state vittime.

Il dono di Eugénie, seppur messo in dubbio dalla famiglia e dai medici, le consente qui di avvicinarsi all’infermiera che sta a capo dello staff, Geneviève (la stessa regista Mélanie Laurent, che in molti ricorderanno sicuramente per il suo ruolo in Bastardi Senza Gloria di Quentin Tarantino), con cui instaura un legame profondo e sincero. La sua capacità di esprimersi senza timore e il suo mettere in discussione i metodi brutali della struttura, porteranno però Eugénie a vivere un incubo apparentemente senza fine, mentre tutto il Salpêtrière si prepara all’evento sociale più atteso dell’anno: il Ballo della Donna Folle.

Le Bal des Folles: agli antipodi

Per Mélanie Laurent non è la prima volta dietro la macchina da presa e con Le Bal des Folles è evidente come la regia non sia quella di una novizia, com’è altrettanto chiara la maturità raggiunta dalla Laurent nel dirigere le sue opere. Prendendo in prestito la trama del romanzo Le Bal des Folles di Victoria Mas, Mélanie Laurent adatta per gli schermi una storia dal carattere deciso la cui materia di base non è affatto semplice e si presenta anzi come piuttosto spinosa, ma la regista non delude e ci mette davanti a una pellicola con qualcosa da dire, in maniera efficace. Le tematiche affrontate sono infatti, in prima battuta, uno dei pilastri su cui si fonda un film tanto potente.

L’ostracismo verso le persone affette da patologie mentali; così come il confinamento di donne vittime di forti traumi o che hanno rifiutato le vessazioni ai loro danni, finendo per essere catalogate come “folli”. A questo si collega l’alienazione verso quegli elementi della società che sembrano possedere il coraggio di porsi al di sopra delle ingiustizie e denunciarle a voce alta, rifiutando lo stato delle cose.

Le Bal des Folles

Un’alienazione che è direttamente proporzionale al genere di appartenenza: le donne sembrano non avere alcun diritto di scelta nè di replica. Lo vediamo nel momento in cui Eugénie chiede a una conoscente in procinto di fare il suo debutto in società se sarà presentata come un cavallo al mercato, ottenendo per tutta risposta i rimproveri del padre e le antipatie della donna. Soprattutto, però, lo sentiamo dolorosamente quando apprendiamo che la nuova amica della giovane protagonista, Louise, è stata rinchiusa al Salpêtrière per essersi rifiutata di farsi stuprare dallo zio. Sii una gentildonna composta, siedi dritta, stà zitta senza intervenire, trova un fidanzato per bene e sposati, lasciati stuprare. Questi sono gli imperativi che serpeggiano per tutto il tempo, tanto più forti quanto verosimilmente reali in un periodo come la fine del XIX secolo, in cui condizione della donna prevedeva ancora ruoli ai margini (e anche meno che ai margini).

Le Bal des Folles

E così, ancora, ad esempio, se in un primo momento sembra che al Salpêtrière possano essere la capo infermiera Geneviève e le altre donne dello staff a dirigere la struttura, è chiaro a poco a poco come siano i medici, gli uomini di scienza che solo in apparenza studiano le patologie delle ospiti, a detenere il potere reale: che sia il potere di fare del male, di zittire, di punire, di approfittarsi delle pazienti o di decidere per le donne il cui destino è stato affidato da altri nelle loro mani. Una contrapposizione che Laurent ci mostra con grande sensibilità, senza tuttavia rinunciare a farci sentire il suo peso, la sua gravità, le sue ripercussioni sulle donne del tempo e fino alla percezione della donna che ancora oggi ristagna nella società.

Le Bal des Folles è perciò un film di grande impatto dal tocco fortemente empatico, ponendoci nella posizione che ci consente di guardare tramite il punto di vista di chi viene considerato appartenente a una minoranza debole; delle persone reiette, disagiate, rifiutate; delle donne che cercano di ritagliarsi con decisione e coraggio un proprio posto in un mondo che non le vuole o le vuole troppo.

Le Bal des Folles: bello e doloroso

Il film diretto da Mélanie Laurent si lascia divorare minuto dopo minuto, grazie non solo alla forza delle sue tematiche, ma anche per il percorso che compie portandoci sempre più nel profondo delle donne protagoniste, Eugénie e Geneviève, oltre che delle comprimarie, le pazienti dell’istituto. Questa pellicola ha infatti la grande capacità di far sbocciare a poco a poco un grande sentimento di solidarietà ed empatia.

Se infatti all’inizio siamo spaventati di fronte alle visioni improvvise di Eugénie di strane entità (invisibili per noi), o ci ritraiamo nell’udire le urla e gli scoppi di risa delle ospiti del Salpêtrière, col fluire delle scene sotto ai nostri occhi scopriamo un’umanità profonda, timida poiché gettata ai margini, ma desiderosa di stabilire contatti e legami puri. Le Bal des Folles ci fa sentire più vicini alle protagoniste di quanto avremmo potuto credere all’inizio, mentre ci allontana inconsciamente da pregiudizi e intolleranza.

Le Bal des Folles

Sconcertante, ma intimo; spesso crudo, ma così vero da inserirsi sotto l’epidermide della percezione sociale: Le Bal des Folles fa suo il dolore delle protagoniste e lo fa percepire pienamente anche a noi, privilegiando il dialogo e spesso anche silenzi carichi di significato all’azione sulla scena; ma anche giocando con le immagini e la fotografia. Avviene spesso infatti di trovarsi di fronte a sequenze che ritraggono ora Eugénie, ora Geneviève, di spalle, mentre camminano, al centro dello schermo. Seguiamo i loro passi e vediamo così ciò che vedono loro, immerse tra la gente di un mondo che non le comprende e non vuole sforzarsi di farlo.

Ci troviamo però anche di fronte a diverse immagini in cui a dominare sono la simmetria e la cura geometrica, come se gli ambienti tendessero a racchiudere, imprigionare e dare un ordine al caos e alla complessità delle figure che vi si trovano all’interno.

Le Bal des Folles cattura e quasi si impone alla visione grazie infine alla sua fotografia, dalle tinte che sembrano richiamare ad ogni scena i quadri di Manet con neri, luci naturali, chiari cupi ma contrastanti; allo stesso modo, alcune scene sembrano indugiare per alcuni secondi su apparenti fermo immagine, così da risultare quasi come dei dipinti dalle pennellate decise e delicate a un tempo. Le atmosfere del XIX secolo sembrano essere vive e reali nel film di Laurent, in cui infine anche i costumi catturano l’occhio e l’interesse, suggerendo che la cura per questa pellicola sia stata applicata con maestria.

Le Bal des Folles è una produzione Amazon Original e sarà disponibile sulla piattaforma streaming dal 17 settembre. Il suo cast comprende Mélanie Laurent, Lou de Laâge, Benjamin Voisin, Emmanuelle Bercot, Grégoire Bonnet, Lomane de Dietrich, André Marcon e Christophe Montenez.