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Le coordinate della felicità, recensione: la bussola è il cuore


Le coordinate della felicità
Genere
Narrativa
Autore
Gianluca Gotto
Editore
Mondadori
Collana
Novel

Ma chi te lo fa fare, di abbandonare le comodità quotidiane di una casa, una famiglia che ti mantiene ancora mentre sei nel fiore dei tuoi anni, appena passata la ventina? Quando il mondo va stretto, non ci sono speranze per il futuro e studiare in università è solo un alibi e una “non-scelta”, si manda tutto a soqquadro, per mettersi alla ricerca del proprio destino. Le coordinate della felicità è il romanzo autobiografico di Gianluca Gotto uscito per la prima volta nel 2018, giunto sugli scaffali anche in edizione Mondadori da marzo 2020 e suddiviso in 57 capitoli per quasi 400 pagine dense di pensieri, riflessioni e di racconti di vita vissuta.

Vi assicuriamo che l’autore, raccontandosi in prima persona, ha in serbo per noi tantissime perle di saggezza e frasi “zen” che ci accompagnano sin dal prologo, ma anche sfogliando le successive 370 pagine abbondanti, ne racconta davvero tante, di cose potenti.

Il tempo è l’unica cosa che non possiamo comprare o accumulare, ma solo valorizzare. È quanto di più prezioso io possieda, e il mio obiettivo è prendermene cura, ogni giorno. […] Ho smesso di barattare il mio tempo con il denaro. Oggi lavoro per guadagnare più tempo, non più soldi. Il denaro è solo uno strumento, non l’obiettivo finale.

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Via da qui

Chiang Mai, Thailandia. Da dieci giorni, Gianluca si trova lì con Claudia, la sua compagna. Vivono felici, lui si può permettere di lavorare anche solo tre ore e cinque minuti al giorno, per l’esattezza, e in quel breve lasso di tempo guadagna quanto gli basta per campare per diversi giorni in quel Paese. Idilliaco, se ci pensiamo, soprattutto rispetto alla vita che faceva l’autore qualche anno prima, quando sedeva ancora tra i banchi universitari e non vedeva nessun futuro per sé.

E’ così che decide di mollare tutto e prendere coscienza di quello che vuole davvero, o almeno quello che non vuole. Studiare non fa per lui, comincia a palesarsi nella sua mente l’idea di quello che vorrebbe davvero realizzare.

Da sempre la gente giudica i gesti di ribellione come capricci e confonde la consapevolezza con la pazzia.

Comincia allora il suo viaggio in giro per il mondo, partendo proprio dal punto più lontano rispetto a casa: da Torino a Perth, in Australia, non è proprio una passeggiata di salute, soprattutto considerando le risorse economiche piuttosto scarse e la mancanza di qualsiasi cosa, a partire da un tetto sopra la testa e un lavoro con cui mantenersi.

Nuove, buone abitudini

Il detto “per avere cose che non hai mai avuto, devi fare cose che non hai mai fatto” viene dimostrato attraverso il viaggio infinito di Gotto in ogni suo aspetto. Raccontando ai suoi lettori senza troppi giri di parole i suoi pensieri, le emozioni, i dubbi e le nuove conoscenze, l’autore ripercorre anni di difficoltà e incontri provvidenziali che hanno punteggiato il suo lungo peregrinare.

Una volta si facevano lunghi cammini, anche e soprattutto in solitudine, per ritrovare la fede e chiedere perdono. Ora invece abbiamo per le mani il manuale perfetto per compiere un percorso spirituale e fisico, per ritrovare se stessi e riscoprire la semplicità e la verità del mondo che ci circonda, con tutte le sue sfumature.

Sorrisi e fui grato di essere partito per quell’avventura: una lezione del genere non l’avrei imparata restando al sicuro nelle abitudini della mia vita a Torino. Nel mio giro di conoscenze non c’era un essere umano così positivo.

La storia di Gianluca Gotto potrebbe essere davvero quella di qualsiasi altra persona, soprattutto grazie al costante coinvolgimento degli individui, più o meno sconosciuti, che incontra durante il suo cammino e che entrano a far parte della narrazione. Non è difficile immedesimarsi in lui, nella sua compagna Claudia e in tutti gli altri; chi di noi non ha mai sognato di mollare tutto e viaggiare, magari per sempre?

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Leggere queste esperienze e queste parole in un momento storico come quello che stiamo attraversando hic et nunc risulta ultimamente come un’epifania necessaria per prendere un ampio respiro, staccare ancora di più dal “mondo precedente” in cui eravamo soliti vivere e progettare una eventuale nuova vita (almeno nelle intenzioni).

Appassionati di viaggi nelle emozioni umane? Vi consigliamo il libro Ovunque sia, saremo insieme (qui la recensione del romanzo).

Storia dell’istinto umano

Le coordinate della felicità è un romanzo dedicato a chi non ha (ancora) il coraggio di cambiare la propria vita, a chi crede che tutto sia cristallizzato e che non si possano prendere strade diverse da quelle già calpestate “perché è troppo rischioso”. Per raccontare la “vita vera”, l’autore non si esime certo dall’uso di frasi ed espressioni colloquiali, anche con qualche parola scurrile, ma senza eccedere nella quantità e nella “gravità”.

Ammettiamo che le lunghe descrizioni, ricche di dettagli precisi in maniera quasi , spezzano parecchio il ritmo della narrazione, soprattutto quando questi ultimi si rivelano non necessari nell’economia del testo e nella comprensione di quanto stia accadendo. Tale aspetto rischia di inficiare la riuscita complessiva del lavoro, in quanto potrebbe risultare un aspetto stilistico noioso e dalla frequenza troppo elevata, ma che di fatto rispecchia ancora di più l’autenticità di quanto viene raccontato.

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Due anni di vita intensamente rielaborati in quasi 400 pagine, un concentrato di colpi al cuore e battiti mancati, un’identificazione (quasi) totale con il protagonista e l’incommensurabile desiderio di partire subito alla volta della conquista della propria libertà, che non a caso fa rima proprio con “felicità”.

Cosa abbiamo imparato quindi da questo romanzo? Che le coordinate della felicità sono spesso ignote, scritte in un linguaggio difficile da comprendere e ritrovabili a fatica con la nostra bussola interiore, ma nulla accade per caso.

Nulla era lasciato al caso, nulla era in mano alla dea bendata.

Il giro del mondo non è più solo “in 80 giorni”, per citare un noto romanzo di Jules Verne, ma anche in qualche ora e centinaia di pagine, tra luoghi lontanissimi che non vediamo l’ora di scoprire o esplorare di nuovo, desiderando di avere dopotutto un’esistenza come quella di Gotto e pensare che ogni cosa abbia il suo tempo e il suo corso.

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Ma ancora una volta, il chiaro messaggio e l’invito da parte dell’autore non è solo la presa di coscienza individuale di quello che siamo e di cosa desideriamo ardentemente. C’è in gioco il forte desiderio di osare, tentare la sorte, liberarsi di quei pesi infinitamente mortali e soffocanti che possono anche mettere a repentaglio le nostre esistenze, facendoci dimenticare che, qualsiasi età abbiamo, la vita è una ed è troppo breve per stare a camminare su percorsi preimpostati da un’abitudine spesso soffocante, ottusa.

Il quieto vivere è solo un’illusione ed è la morte del naturale istinto umano dedito alla curiosità e a domandarsi cosa lo circondi, spingendolo un passo alla volta più in là e portandolo a guardare un’altra volta le stelle.

Le coordinate della felicità

“Io la sognavo una vita così. Una vita in cui poter girare per l’Asia per mesi, per poi svegliarmi una mattina a Bali e decidere su due piedi di voler tornare in Europa. Passare un paio di giorni a Bangkok per mangiare pad thai e salutare l’Oriente. Andare a trovare mia nonna a Torino, poi salire a bordo della mia casa su ruote e ripartire. E alla prima sera on the road, guardando le stelle, discutere con la mia anima gemella della prossima meta. Oppure viaggiare e basta, senza meta, inseguendo solo ed esclusivamente le coordinate della felicità. Sognavo di poter fare della stanza di una guest-house o della hall di un aeroporto il mio ufficio e del mondo intero la mia casa. Poter lavorare in remoto da qualsiasi punto del pianeta e guadagnarmi da vivere facendo ciò che più amo. La sognavo una vita così: libera. E vi dico la verità, da qualche parte tra la testa e il cuore sentivo di potercela fare per davvero, fin dal primo giorno. Forse è quello che ha fatto la differenza: crederci. Crederci sempre.”


Verdetto

Le coordinate della felicità è un toccasana per l'animo, ideale per chi ha bisogno di essere spronato a fare un salto nel vuoto e comprendere attraverso gli occhi e le parole di una persona ordinaria come la propria quotidianità possa diventare straordinaria, spalancando le porte del mondo davanti a sé e riscoprendosi anche interiormente.

Pro

Linguaggio molto facile e comprensibile
Descrizioni di luoghi e persone approfondite...
Un'esperienza davvero fuori dal comune e stimolante

Contro

..ma a volte ci sono troppe ripetizioni lessicali
...talvolta fin troppo, rischiando di perdere ritmo e interesse