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Le Grandi Storie Marvel: Capitan America – Winter Soldier

Se c’è una caratteristica che ha distinto in modo marcato i personaggi Marvel dai loro competitor durante le prime fasi della Silver Age è l’esser sostanzialmente dei personaggi tragici. Tutte le origin story del periodo vedevano gli eroi della Casa delle Idee scaturire da eventi drammatici, che si trattasse della morte di un parente come in Spider-Man o l’esser vittima di un’esplosione come per Iron Man. In questa schiera di eroi si collocava degnamente Steve Rogers, alias Capitan America, che pur essendo nato ai tempo della Golden Age venne introdotto nuovamente nel Marvel Universe con la tradizionale anima tormentata, che nel suo caso specifico prese la forma di un logorante senso di colpa. Una crepa nell’anima della Sentinella della Libertà che è stata pienamente sviscerata solo in anni recenti, grazie a Capitan America – Winter Soldier.

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Oggigiorno tutti conoscono il personaggio del Soldato d’Inverno, grazie alla convincente interpretazione data da Sebastian Stan nel Marvel Cinematic Universe, come dimostrato nella recente serie The Falcon & The Winter Soldier. Se al cinema l’arrivo di Bucky Barnes in Captain America: The Winter Soldier è stato ben accolto, diverso è stato il suo percorso all’interno del Marvel Universe, tanto che al ritorno in scena di Capitan America nel 1964 in Avengers #4, ci fu una perentoria voce contro il recupero anche della spalla di Cap: Stan Lee.

Capitan America – Winter Soldier, il ritorno di Bucky Barnes

Quando Cap fece la sua comparsa durante la Golden Age, i comics dell’epoca erano fortemente influenzati dalla situazione bellica in Europa, tanto che figure come Steve Rogers vennero identificati come interpreti di un messaggio popolare forte e mirato all’entrata in guerra degli States. Al fianco della Sentinella della Libertà impegnato al fronte venne posto un giovane ragazzino, James Buchanan Barnes detto Bucky, seguendo la moda del periodo di dare agli eroi un sidekick, una giovane spalla che ne fosse supporto e creasse un’empatia con i giovani lettori.

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Nei primi anni della nascita del Marvel Universe, Stan Lee non diede vita solamente a un nuovo parterre di eroi, ma ripescò anche alcuni dei personaggi classici dell’età aurea dei comics, e Capitan America, l’eroe patriota, era un’aggiunta imperdibile. Se aveva avuto successo durante gli anni del secondo conflitto mondiale, come poteva non averne ora che l’America affrontava la Guerra Fredda e serviva un simbolo nazionale? Su una cosa, però, Lee fu molto chiaro: Bucky non sarebbe tornato. E non fece mai mistero del suo pensiero:

“Se fossi un supereroe, non mi piacerebbe avere un adolescente tra i piedi. La gente inizierebbe subito a spettegolare”

Da questa visione di Lee si fece un’operazione di retcon sul personaggio di Capitan America. Nel Marvel Universe, Cap era rimasto ibernato nei ghiacci in cui venne ritrovato dai Vendicatori nel tentativo di salvare l’America da una super arma nazista, che esplose in aria scagliando Rogers in un sonno decennale e uccidendo sul colpo la sua spalla, il povero Bucky. Con questo espediente, non solo Lee si liberò del fastidioso sidekick, ma diede a Cap la sua ferita interiore: il senso di colpa per non aver salvato il suo impagabile amico.

Una condizione che rimase inalterata sino a quando a scrivere le storie di Cap non fu uno dei suoi autori più apprezzati: Ed Brubaker.

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Brubaker aveva una vera venerazione per Capitan America e l’ambiente militare, una passione nata dal fatto di essere un figlio di militari, costretto a vivere passando da una base all’altra. Come adolescente a contatto con la vita militare aveva quindi una visione molto personale del ruolo di Bucky, di come avesse affrontato la sua adolescenza al fianco di Cap, un’affinità che lo spinse a una decisione: se avesse mai scritto storie di Cap, lo avrebbe riportato in vita. Soprattutto, Brubaker voleva mantenere inalterato uno dei tratti del personaggio, spesso poco considerati, ma che allo sceneggiatore non erano sfuggiti:

“Curiosamente, nei comics della Golden Age Bucky era una sorta di cattivo, si muoveva al fianco di Cap imbracciando mitragliatori e lanciafiame. Nelle scene in cui Cap e Bucky si lanciavano oltre le linee nemiche, Cap era armato solamene del suo scudo, mentre Barnes aveva un vero e proprio arsenale”

Era necessario però trovare un modo concreto per introdurre nuovamente Bucky, mantenendo la continuity di Capitan America. Quello a cui Brubaker si apprestava era un’operazione di retcon, in cui si andavano a modificare le idee utilizzate all’epoca della riapparizione di Cap nel Marvel Universe, ed era necessaria una cura attenta, che rendesse sia la natura di Bucky che la sua nuova figura all’interno del Marvel Universe. E Brubaker aveva le idee chiare:

“Credo che fosse durante la mia adolescenza, negli anni della Guerra Fredda, che mi venne l’idea di utilizzare Bucky come un agente sovietico e rendendolo un nemico degli USA. Ero però consapevole che se avessi voluto correggere uno dei grandi torti inflitti a Capitan America, dovevo introdurre un altro elemento altrettanto drammatico”

Una missione che Brubaker portò a compimento tra il 2005 e il 2006, quando diede vita all’arco narrativo di Capitan America – Winter Soldier.

Le ferite dell’animo di Steve Rogers

In questo arco narrativo, Brubaker mette Cap a confronto con una situazione in cui la politica sembra influenzare sin troppo ciò che è giusto. Un nuovo avversario, Lukin, riesce a operare in modo subdolo, con la connivenza di poteri dello stato americano, come scoprono Cap e Nick Fury. Per le proprie operazioni, Lukin ricorre a un agente altamente addestrato, un sicario infallibile e capace di imprese sovrumane, durante una delle quali incrocia Sharon Carter, che nelle fattezze del killer riconosce il volto di Bucky Barnes, il fedele amico di Steve Rogers durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale.

La rivelazione sconvolge Steve Rogers, che dopo un’iniziale incredulità, decide di cercare un modo per comprendere cosa sia accaduto realmente al suo amico. Brubaker decide di mettere Steve nella condizione di affrontare la sua più grande ferita, il senso di colpa per la morte di Bucky, un episodio che ha condizionato la sua esistenza.

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Brubaker alterna il presente di Cap con i ricordi del passato, dalla sua prima conoscenza con Bucky sino alle loro missioni durante la guerra. Questa alternanza temporale consente di far apprezzare al meglio il legame che unisce Steve e James, prima ancora che Cap e Bucky, in modo da dare una sensazione palpabile di quanto la perdita di Bucky abbia influenzato la vita di Steve, al punto che persino compiere il suo dovere diventa complesso, visto che in ballo c’è la redenzione del suo amico. Rogers affronta un passaggio drammatico della sua esistenza, dove il passato ritorna a tormentarlo ma che potrebbe essere anche una vicenda terapeutica per Steve, che viene mosso da un sentimento di profonda amicizia:

“Lui conta su di te…che lo sappia o meno. Bucky conta su di te”

Brubaker, nel realizzare Capitan America – Winter Soldier, non ha solamente raccontato un capitolo fondamentale della storia di Steve Rogers, ma ha reintrodotto uno dei personaggi chiave del mito della Sentinella della Libertà. Un’operazione che richiede una profonda conoscenza del contesto dei personaggi, che Brubaker unisce a un’ispirazione che non è sfuggita agli appassionati di serie tv degli anni ’80:

“Abbiamo fatto sì che venisse colpito dall’esplosione, venendo dato per disperso nell’oceano e poi riportato in vita. I segni dell’esplosione dovevano essere evidenti: era necessario perdesse un braccio o qualcosa di simile. Per questo aspetto, la mia ispirazione fu L’uomo da sei milioni da dollari”

Una storia avvincente che ha giovato dei disegni di Steve Epting, Mike Perkins e Michael Lark, che con un tratto realistico hanno saputo cogliere l’emotività dei personaggi, enfatizzando i tormenti di Steve e realizzando delle scene d’azione muscolari e dinamiche, perfette nel trasmettere anche la tensione emotiva dei protagonisti, impreziositi dalla colorazione di

L’influenza di Capitan America – Winter Soldier

Capitan America – Winter Soldier ha cambiato pesantemente il mondo di Steve Rogers, reintroducendo nel Marvel Universe Bucky Barnes, presentato come un personaggio complesso, in un certo senso costretto ad affrontare le stesse sfide vissute da Rogers durante i suoi primi anni, quando era in cerca di un posto in un mondo che non è il suo.

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Il fascino di questa storia è alla base della trama di Captain America – The Winter Soldier, il secondo capitolo cinematografico delle avventure di Cap. Lo scontro finale tra Rogers e Bucky mantiene lo spirito autentico del confronto vissuto dai due personaggi nei fumetti, valorizzando la profonda amicizia che lega i due uomini. Una storia che può essere apprezzata nella sua interezza leggendo il volume Capitan America – Winter Soldier, recentemente riproposto da Panini Comics nella sua collana Must Have, in cui oltre all’arco narrativo di Brubaker sono presenti anche degli extra che aiutano a comprendere la genesi dell’opera e a contestualizzare la storia all’interno della continuity di Capitan America.