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Il coraggio di affrontare Le Maldicenze: un incontro con Flavia Biondi

Come ci vediamo quando ci guardiamo allo specchio? E come ci vediamo in relazione agli altri, dal passante che ci adocchierà per un solo istante al partner con cui abbiamo un rapporto stabile? Soprattutto, come possiamo trovare il coraggio di andare oltre le maldicenze sul nostro conto, presunte o reali, che ci costringono a erigere muraglie intorno a noi a causa del nostro essere? Il graphic novel di Flavia Biondi, Le Maldicenze, ci aiuta a dare alcune risposte a questi quesiti, in rapporto soprattutto alle importanti tematiche LGBTQ+. Le Maldicenze è però un libro le cui verità possono applicarsi universalmente anche ad altre situazioni in cui molti di noi si ritrovano a combattere ogni giorno, in cerca del coraggio per affermare chi sono senza alcuna paura: chi viene perseguitato per la sua religione, chi viene rifiutato per la propria etnia, chi per la sua semplice appartenenza a una minoranza.

La stessa autrice ci ha parlato de Le Maldicenze, edito da BAO Publishing: con lei, abbiamo intrattenuto un’interessante chiacchierata, che ci ha permesso di conoscere meglio l’autrice, di scoprire come ha realizzato il suo graphic novel (nato ben dieci anni fa) e come si rapporta oggi a esso nell’ottica dell’attuale clima sociale. In fondo al nostro articolo, troverete inoltre una nostra piccola recensione sul libro, che ci ha catturati fin dalla sua introduzione.

Le Maldicenze

La carriera di Flavia Biondi

L’autrice de Le Maldicenze si è fatta un nome negli ultimi anni grazie a fumetti di successo che con grande cura parlano a e di intere generazioni e del loro vissuto quotidiano. La sua storia fumettistica inizia dopo la laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, con la fondazione insieme ad altri colleghi di Manticora Autoproduzioni, per la quale realizza diverse antologie. Le storie contenute ne Le Maldicenze fanno poi già la loro apparizione come opere pubblicate da Renbooks, con Barba di Perle (2012) e L’Orgoglio di Leone (2014), insieme a L’Importante è Finire (2015), anch’essa a tema LGBTQ+.

Flavia Biondi prosegue poi con la realizzazione di diversi altri fumetti che lasciano il segno, pubblicati con BAO Publishing: sempre nel 2015, la casa editrice porta sugli scaffali La Generazione, mentre nel 2017 è la volta di La Giusta Mezura. Nel 2019 l’autrice valica i confini nostrani per giungere con un’opera destinata al mercato statunitense, Ruby Falls, disegnata sui testi di Ann Nocenti e che si è guadagnata l’approvazione di autori quali Jeff Lemire ed Emil Ferris; nel 2020 BAO Publishing porta nel nostro paese l’avvincente thriller, con una copertina realizzata in esclusiva per l’Italia dall’autrice.

Le Maldicenze

Quest’anno i due racconti Barba di Perle e L’Orgoglio di Leone vengono raccolti in un volume unico da BAO, racchiusi così ne Le Maldicenze: un’opera che parla di due storie diverse, legate però a filo doppio dalle tematiche dell’accettazione di sè stessi e del coraggio che è possibile trovare per compiere quest’impresa nell’appoggio da parte delle persone amate. Barba di Perle ci porta infatti nella vita di Santo, un giovane omosessuale attratto dalle collane di perle e dalla bigiotteria, terrorizzato tuttavia dal giudizio degli altri. Non si limita quindi ad acquistarle direttamente e indossarle, ma si spinge fino a rubare tali oggetti per poi nasconderli in casa, finché il ragazzo con cui intrattiene una relazione, Davide, non scopre il  suo segreto.

L’Orgoglio di Leone ci parla invece di Thomas, trentenne che sfoggia con spavalderia il suo successo attraverso abiti costosi e auto di lusso, sul procinto di sposarsi con Caterina, ma che tuttavia nasconde un segreto: spesso va a letto con altri uomini, senza mai intraprendere una relazione stabile con nessuno di essi, ma solo usandoli. Finché, durante una delle sue avventure, conosce Leone. E la sua esistenza sarà stravolta per sempre.

Trovare il coraggio di essere sè stessi

Imparare ad accettarsi, avere piena fiducia in sè stessi e nelle proprie idee, trasmettere una tale sicurezza al punto che anche gli altri imparino a riconoscere il nostro essere e la nostra visione di noi stessi e del mondo. Sono imprese solo apparentemente semplici, ma che richiedono talvolta dei percorsi lunghi e faticosi, in particolar modo per quanti appartengono alla comunità LGBTQ+ e in moltissimi casi risentono dell’intolleranza altrui anche solo nell’esporre le proprie idee apertamente. Flavia Biondi ci parla di tali difficoltà, espresse pienamente nel suo Le Maldicenze attraverso le vite di Santo e Thomas, ma soprattutto attraverso una frase chiave:

Che sia un Dio, un politico, un padre oppure la società stessa, è facile scegliere un proprio messia e seguirne ciecamente le leggi. Quello che è difficile è seguire noi stessi e credere nelle nostre idee.

Flavia Biondi Fortunatamente si tratta di due storie che sono “invecchiate” nel senso che, rispetto a dieci anni fa, la percezione dell’ambiente LGBTQ+ è cambiata e sta ancora cambiando in positivo. Credo tuttavia che la frase citata sia ancora in qualche modo molto attuale, in quanto potrebbe essere applicata anche a una scelta politica o religiosa: è facile, soprattutto in momenti di particolare debolezza, abbandonare il nostro sentire e fare affidamento su quello degli altri, credendo ciecamente alla percezione del mondo altrui. Prendersi la responsabilità del proprio pensiero è difficile e non tutti, spesso, vogliono farsene carico preferendo rispecchiarsi o ritrovarsi nelle idee degli altri. È qualcosa di deleterio, perché spesso attraverso la visione degli altri si creano molti meccanismi di esclusione di intere categorie.

Le Maldicenze

Le Maldicenze raccoglie quindi due storie di accettazione, legate strettamente dalle tematiche, dal disagio personale nel non poter esprimere sè stessi, dalla voglia di libertà e riscatto. Il filo conduttore di Barba di Perle e L’Orgoglio di Leone è anche quello dell’ambientazione toscana, Firenze per la prima storia, Siena per la seconda, curata in modo da risaltare chiaramente sullo sfondo delle vicende:

Flavia Biondi Credo che si tratti di due storie che per la loro natura potrebbero essere ambientate un po’ ovunque, tuttavia ci tengo a dare una collocazione precisa alle mie storie. Non solo perché ho un amore particolare per certe architetture e amo ritrarre quei luoghi che mi attraggono esteticamente, ma anche perché mi piace collocare i miei personaggi in determinati contesti, far vivere loro città che esistono realmente. Per me è stato poi più semplice ritrarre le città toscane delle mie origini che mi hanno permesso di girare personalmente per le strade, piuttosto che raffigurare luoghi a me sconosciuti. Quando è possibile, cerco sempre di andare di persona in determinati luoghi, per vedere quegli scorci che possano ispirarmi a raccontare la storia che intendo raccontare. Ad esempio, ne L’Orgoglio di Leone, l’esterno dell’appartamento di Thomas esiste realmente e quando l’ho visto, l’ho immortalato con diverse foto: all’epoca era il 2009 e io andavo in giro con la mia fotocamera digitale a fotografare gli edifici piuttosto che il Palio! Potrei sembrare un po’ strana, ma mi piace ambientare le mie storie in luoghi reali.

Le storie ritratte da Flavia Biondi hanno preso vita, infatti, intorno al 2009 e la stessa autrice, nell’introduzione a Le Maldicenze, scrive:

In questi dieci anni che mi separano dai giorni in cui le ho scritte, in Italia anche lo scenario dei diritti e della percezione della comunità LGBTQ+ è migliorato. È cresciuto. È cambiato. Guardando indietro a queste pagine sono contenta di poter dire: forse oggi non potrei più scrivere questa storia.

Le Maldicenze

Abbiamo chiesto a Flavia Biondi, tuttavia, cosa cambierebbe di queste storie avendo la possibilità di riscriverle oggi:

Flavia Biondi Per quanto riguarda in particolar modo L’Orgoglio di Leone, non so se il protagonista, Thomas, sarebbe ancora oggi un personaggio così attuale. Ci sono tantissime persone attualmente che hanno difficoltà nel fare coming out, ma Thomas esprime anche una profonda omofobia verso sè stesso, ne fa una questione di reputazione e di lavoro, perciò forse oggi un tale atteggiamento è meno presente in certe persone rispetto a dieci anni fa. Riguardo invece a Barba di Perle, mi piace pensare che, visto che si parla soprattutto dell’abbigliamento e degli stereotipi di genere, adesso questo confine sia più sfumato soprattutto nella musica, nel mondo di vestire dei giovani. Non credo che oggi sia così strano vedere un ragazzo con una collana o con degli orecchini. Oggi forse avrei cercato un altro escamotage per raccontare il conflitto del protagonista con la propria idea di mascolinità.

Come nascono Le Maldicenze

Flavia Biondi ci racconta poi anche parte della genesi de Le Maldicenze, del suo rapporto con le due storie contenute nel volume:

Flavia Biondi Quando ho scritto questi racconti inizialmente non ho riflettutto sul tipo di pubblico cui mi sarei rivolta, ma l’ho fatto in maniera spontanea. Adesso mi chiedo quale percezione avrà il pubblico nel leggere Le Maldicenze, mi sono chiesta se fosse stato il caso di rivedere alcuni dialoghi, tuttavia ho preferito non rimaneggiare la storia. In realtà oggi credo di essere curiosa di conoscere le reazioni, tuttavia all’epoca non ho pensato a questo: ho scritto due storie che trattano in realtà di outing e non di coming out, parlando di due protagonisti anche un po’ codardi in un certo senso, in difficoltà nel definire la propria identità con esattezza e mi piacerebbe scrivere anche oggi con una tale spontaneità, senza farmi troppi problemi.

Le Maldicenze

La realizzazione, quindi, di un’opera che tratta apertamente tematiche LGBTQ+, utilizzando personaggi maschili, avvenuta in un periodo in cui forse ancora latitavano determinate tematiche nell’editoria generale:

Flavia Biondi Sono cresciuta con una narrativa che possedeva per lo più protagonisti uomini, e in parte forse è questa la motivazione che mi ha spinta a narrare con protagonisti maschili, ma in realtà credo che in qualche maniera sia più d’impatto raccontare la fragilità attraverso gli uomini. C’è una sorta di pregiudizio per cui le donne possano essere fragili e piene d’emotività, perciò a me piaceva mostrare il fatto che in realtà siamo tutti fragili: un uomo che apre le parti fragili di sè stesso e mostra le sue nudità interiori, credo possa arrivare con più forza ai lettori. All’epoca ho raccontato poi storie che in parte mi riguardavano, attraverso altri personaggi, e forse scrivere storie con protagoniste donne mi avrebbe fatta sentire più vulnerabile, non volevo passasse il messaggio che si trattasse di qualcosa di autobiografico. Per quanto riguarda invece i riferimenti del periodo, avevo soltanto Matteo e Enrico di Massimiliano De Giovanni e Andrea Accardi, ed è stata forse la prima cosa consapevolmente queer che abbia letto, sorpresa del fatto che fosse stata pubblicata in libreria. Mi sono innamorata follemente della storia e dell’approccio al disegno di Accardi. In realtà non erano i primi, ma le rappresentazioni LGBTQ+ erano forse ancora poche e io non avevo una concezione così ampia di ciò che veniva esposto al riguardo.

Le Maldicenze

Le vite di Santo e Thomas, i protagonisti delle storie contenute ne Le Maldicenze, hanno rappresentato per Flavia Biondi non solo un’occasione per raccontare qualcosa di cui probabilmente si è sempre teso a parlare poco e talvolta sottovoce, ma hanno permesso all’autrice anche di imparare di più per le sue narrazioni successive:

Flavia Biondi Da queste storie ho imparato che definire la caratterizzazione interiore di un personaggio è importante quanto la trama effettiva della narrazione. Più sono andata avanti e più ho cercato di creare personaggi tridimensionali. Non c’è bisogno che vi siano per forza astronavi, galeoni o chissà quale colpo di scena incredibile, nel momento in cui si esprime un messaggio semplice e sincero: a quel punto la storia farà il resto da sola.

La nostra idea su Le Maldicenze

Riscoprire i racconti di Flavia Biondi uniti in un unico volume che li lega a filo doppio, mostra tutta la potente attualità di certe tematiche, anche a distanza di diversi anni. Anzi, forse oggi più che mai Le Maldicenze rappresenta un’importante lettura per quanti si trovano in difficoltà nel definire la propria identità, ma soprattutto per coloro che rifiutano le sfumature delle identità altrui senza percepire il disagio e il dolore sottesi a certi percorsi individuali. È un graphic novel in cui erompe con forza l’importanza dell’accettazione di sè stessi e degli altri, attraverso due storie a tema LGBTQ+, tuttavia è presente la sottile percezione che, ciò che viene espresso dall’autrice nel suo libro, possa essere applicato universalmente a tante differenti situazioni individuali.

Le Maldicenze

Da una parte abbiamo Santo, che desidera esprimere la sua reale identità attraverso l’aspetto esteriore, l’abbigliamento, i gioielli, e allo stesso tempo è deciso a non lasciarla trasparire in alcun modo, timoroso dell’idea che gli altri intorno e lui hanno (o che non hanno) degli uomini, dell’omosessualità, delle identità queer. Dall’altra abbiamo invece Thomas, arrogante giovane in carriera, convinto di poter usare gli altri uomini solo per i suoi capricci mentre prosegue la vita “normale” con i suoi bei vestiti, l’auto costosa, la compagna con cui dovrà sposarsi, mentre la sostanza del suo essere bussa con forza nel suo animo per erompere ed essere espressa apertamente. Si tratta di due storie in cui viene narrata la ricerca della propria identità, ma anche il coraggio che tale ricerca richiede, il quale risiede anche nelle persone che amiamo e che possono aiutarci in tal senso. Un coraggio che, al di là delle tematiche affrontate, può fungere da catalizzatore per tanti individui costretti ad affrontare le più disparate difficoltà interiori.

La lettura de Le Maldicenze è dunque altamente consigliata (e troverete il libro da acquistare a questo link): importante per dare speranza e coraggio nel compiere quel “salto” a cui ciascuno anela, è anche scorrevole e fluida per la prorompente semplicità del messaggio che comunica, oltre che per le illustrazioni che la caratterizzano. Pregne di realismo, ma anche di originalità cartoonesca soprattutto nei volti dei personaggi, delineano le vite quotidiane di chi deve affrontare gli altri e soprattutto sè stessi, in un bianco e nero dove in realtà prendono vita tutte le sfumature dell’identità.