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Le Terrificanti Avventure di Sabrina, recensione della terza stagione

Benvenuti nella terza stagione de “Le Terrificanti Avventure di Sabrina” ed all’Inferno. Questo è quanto ci presenta a caratteri cubitali la nuova parte della storia di Sabrina Spellman, la streghetta protagonista della serie originale Netflix Chilling Adventures of Sabrina, (in italiano Le terrificanti avventure di Sabrina) giunta appunto al terzo anno di presenza nella libreria del servizio di streaming, grazie alla mente laboriosa della regia di Roberto Aguirre-Sacasa che ci ha regalato questa terza stagione ed è già alle prese con i lavori alla quarta stagione. Sbarcata il 24 gennaio scorso, ne vedremo delle belle in questi otto episodi da circa 50-60 minuti l’uno, un vero e proprio teen drama che sembra promettere momenti spumeggianti, stando alle immagini del trailer.

Pur essendo limitati vi segnaliamo la presenza di alcuni piccoli spoiler all’interno della nostra recensione… sappiatelo se volete proseguire nel nostro “viaggio” negli “inferi”

Una stagione…infernale

Cosa succede quindi in questa nuova parte? Cominciamo dall’episodio uno, o meglio, capitolo ventunesimo, il cui incipit è rappresentato proprio da un breve riassunto, da parte di alcuni protagonisti teen del cast, di quanto accaduto negli episodi precedenti. Questa breve parentesi precede un inizio in medias res, gettando lo spettatore nel bel mezzo dell’azione e nel mondo infernale della Stella del Mattino, in una compagine assurda di esseri e personaggi che popolano le fila del cast. Ritroviamo quindi gli amici di Sabrina, le sue immancabili zie Hilda e Zelda, il cugino Ambrose con la fidanzata e nientepopodimeno che Lucifero, padre della streghetta che non accetta l’appartenenza a codeste radici biologiche. Sabrina è al culmine delle sue potenzialità, e non perde tempo per dimostrarlo: il suo obiettivo primario è salvare Nicholas dalle grinfie del Diavolo in persona, per poi ascendere al trono, una volta appartenente a Lilith, o per meglio dire Madame Satana, spodestandola, ma mantenendo con lei un rapporto di complicità e di supporto reciproco.

Il fulcro della narrazione quindi è il rapporto che Sabrina stringe con gli inferi, dove ci conduce subito per mano in questo cammino nelle viscere della terra, dove facciamo la conoscenza di Caliban, un giovane avvenente che desidera controllare gli Inferi e lanciando il guanto di sfida alla strega, per contendersi il dominio del regno delle Tenebre. Nelle sfide che verranno lanciate, i nostri eroi dovranno vedersela con una serie di mostri spesso tratti dalla mitologia e cultura cristiana, come il ritorno di Re Erode sulla terra alla ricerca della sua corona, in una interpretazione certamente mostruosa e poco aderente al nostro immaginario, ma sicuramente in linea con le abominevoli presenze che si palesano sul nostro schermo. Non mancheranno momenti abbastanza delicati e che avrebbero sicuramente meritato maggiore attenzione, come il ritrovamento dello zio di Theo, crocifisso e mangiato vivo dai corvi, mentre i ragazzi cercano la strada per la città di Pandemonium, oppure il faccia a faccia imprevisto tra Harvey e suo fratello deceduto, o con Roz e sua nonna, una strega infernale. Tutti momenti dove l’emotività si è fatta sentire un po’ più decisa rispetto a gran parte della nuova stagione, che ci è sembrata in definitiva abbastanza piatta da un punto di vista di suspense e colpi di scena veri e propri. Dovremo aspettare gli ultimi episodi per arrovellarci un pochino su cosa ci volessero dire dalla regia, ma non vi anticipiamo nulla.

Una diavoleria di sceneggiatura

Da un punto di vista recitativo, gli attori sulla scena ci sono sembrati abbastanza legnosi, quasi teatrali e poco sciolti: non avvertiamo una vera e propria naturalezza davanti alle telecamere, mentre prestano il fianco a quella che sembra la realizzazione di un vero e proprio teen drama tra le fiamme dell’Inferno, quando avremmo desiderato decisamente qualcosa di uno spessore maggiore, da questa terza stagione. I personaggi sembrano macchiette di se stessi, poco credibili e molto costruiti, in definitiva; nulla di troppo distante da quanto avevamo già osservato in precedenza, e proprio per questo motivo avremmo desiderato qualcosa di più profondo, un’analisi più puntuale e precisa dei nostri eroi e della simbologia che ci circonda, senza lasciarla appiccicata senza una vera e propria logica.

Infatti la trama presenta tantissimi riferimenti al mondo degli Inferi e ai personaggi “cattivi” universalmente riconosciuti, così come alla magia oscura, muovendo però qualche passo falso. Si scade talvolta nella blasfemia da un lato, che ci è sembrata a tratti forzata e fuori luogo, e in alcune citazioni scorrette, come quelle della Divina Commedia e di alcuni detti popolari; a un certo punto viene detto: “Roma non è stata bruciata in un giorno” , ma non era “costruita” il verbo esatto? O almeno, stando alla traduzione italiana, questo è quanto viene recitato. Un errore vero e proprio, o una citazione volutamente storpiata?

Conclusioni

Dalla prima puntata si è fatta sentire la mancanza di una vera e propria profondità emotiva, o quantomeno di momenti non troppo piatti e meramente narrativi, volti a portare avanti le fila della trama senza indagare e indugiare sui profili psicologici dei personaggi. Ancora una volta, si guarda parecchio alla resa scenografica del mondo infernale e delle arti oscure, con parecchie imprecisioni però da un punto di vista di citazioni e riferimenti, oltre che di scarso approfondimento dei personaggi che ci vengono mostrati. La sensazione definitiva è di noia latente da un lato, di spaesamento dall’altro; che la forza oscura abbia annichilito ogni vera capacità creativa e coerente, spazzando via ogni possibilità di approfondimento del portato culturale e di sceneggiatura che viene portato in scena? Non sappiamo ancora cosa attenderci dalla prossima stagione, ma sicuramente alcuni punti fondamentali dovranno essere adeguatamente smarcati; chissà se basterà un incantesimo e qualche parola magica per riuscirci.