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Analisi, simbologia

Pagina 2: Analisi, simbologia

Analisi, simbologia

Un film è prima di tutto un prodotto industriale, il cui primo obiettivo è generare profitto facendo divertire lo spettatore. Capita a volte che un film sia anche un'opera d'arte di buon livello, e questo è senz'altro il caso di Blade Runner.

Questo lungometraggio si presta a molte letture e interpretazioni, è cioè un significante con molteplici possibili significati. Blade Runner ci spinge a meditare sulle implicazioni della manipolazione genetica, sul fatto che l'uomo potrà un giorno creare esseri intelligenti e forti quanto lui, se non di più.

 

Io faccio amici. Giocattoli. I miei amici sono giocattoli. Li faccio io. È un hobby. Io sono un progettista genetico. 

È un film che riprendere il genere noire, quello che in Italia conosciamo come giallo, e lo ridefinisce nella cornice del cosiddetto neo-noire; ne ritroviamo i segni tipici nella stazione di polizia e nei suoi occupanti, negli omicidi, nell'indagine.  

È forse il primo prodotto cinematografico che dà una vera estetica al cyberpunk, ancora prima che lo scrittore William Gibson lo definisse con il suo romanzo Neuromante, uscito nel 1984. Anzi è lecito supporre che Gibson abbia trovato ispirazione anche nel film di Ridley Scott, oltre che naturalmente nei romanzi e nei racconti di Philip Dick.

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Blade Runner è un film letterario, una rilettura del mito di Frankenstein, il mostro creato dall'Umano che finisce per minacciare l'umano stesso, prima, e successivamente obbligarci a riflettere su noi stessi, sulla nostra natura.

C'è un antagonista dall'incredibile spessore, un avversario che ci obbliga, come spettatori, a soppesare continuamente il giudizio. A domandarci chi sia nel giusto, e in che misura noi siamo parte del problema piuttosto che della soluzione. Difficile perdonare macchiette come i quelle viste nei cinecomic moderni.

 

Bella esperienza vivere nel terrore, vero? In questo consiste essere uno schiavo

E Blade Runner è, ovviamente, un magistrale esempio di fantascienza cinematografica. Una maestosa rappresentazione di un mondo profondamente contaminato da tecnologie avveniristiche, idee che hanno cambiato la vita degli uomini e delle donne, il loro modo di pensare e di sognare. Alla visione di Dick, invece, si deve l'idea di un mondo dominato da poche multinazionali, il cui potere deriva dal denaro ma anche e soprattutto dal possesso di conoscenze avanzate.

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Non è un caso se nel tempo è diventato un punto di riferimento del genere, riuscendo però a superarlo per essere un'opera di riflessione sulla natura umana: la dicotomia tra Deckard e Batty, infatti, sfida lo spettatore e mettere in dubbio le sue convinzioni e a porsi domande a cui non è facile rispondere. È un valore, questo, che risulta del tutto inalterato a quasi 40 anni dall'uscita del film.

Dubbi e riflessioni abbondano in Blade Runner, e innescano un motivo ricorrente nel film: ci si domanda costantemente cosa sia reale e cosa sia finzione. Gli androidi sono davvero macchine che vanno spente? O sono forse esseri degni come gli umani? E lo stesso Deckard, perché fa e dice certe cose? Che cosa è sogno? Che cosa è reale? Verrebbe voglia di scomodare Calderon de la Barca, ma di sicuro l'umanità è costantemente sotto esame