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Abbiamo partecipato alla conferenza per la stampa, durante Lucca Comics & Games, di Bruce Sterling, uno dei padri del genere cyberpunk e appassionato di intelligenze artificiali. L’autore ci ha parlato del suo rapporto con il mondo del fumetto, delle difficoltà legate allo scrivere di fantascienza e del suo rapporto con la città di Torino.

Bruce Sterling

L’incontro con Sterling si è aperto con una breve introduzione, la sua partecipazione alla fiera si ricollega a “Becoming Human”, il tema principale della manifestazione. Sterling ha subito parlato del suo interesse verso le Intelligenze Artificiali (IA) e di quanto questo argomento sia attuale e di interesse, anche al di fuori della fantascienza.

Le persone tendono ad essere incuriosite da questa tecnologia per via delle diverse applicazioni che le IA hanno nella vita di tutti i giorni e dalle loro incredibile capacità di apprendimento. Per Sterling però occorre però fare un distinguo e chiarire che l’idea che le persone hanno delle IA à la Hal 9001 è fondamentalmente scorretta, anche se per certi versi Arthur C. Clarke ha avuto una intuizione visionaria, che ha trovato applicazione nel futuro.

Parlando di IA e di quanto queste ormai siano parte delle nostre esistenze, Sterling ha introdotto una questione chiamata “Problem Wallmart” (letteralmente il problema di Wallmart, in riferimento ad una nota insegna della grande distribuzione statunitense) e di come questo rappresenti una sfida per chi scrive di fantascienza. Per superare questo ostacolo infatti occorre immaginare sempre qualcosa di nuovo e diverso.

Uno degli approcci per superare questa sfida è costituito da Alexa, l’IA di Amazon, grazie all‘incredibile quantità di capacità, le cosiddette Amazon Skills, che questa macchina è in grado di svolgere. Sterling ha parlato di più di 7.000 Amazon Skills esistenti al momento e che uno scrittore per prima cosa dovrebbe impiegare mesi e mesi per leggerle tutte e trovare qualcosa che Alexa non sia in grado di fare.

Bruce Sterling

La presenza di Sterling all’interno di una manifestazione legata al fumetto ha fatto sorgere ad alcuni dei convenuti curiosità riguardo al rapporto dell’autore con il mondo dei comics. Sterling ha detto di essere una persona totalmente estranea all’ambiente, nonostante due persone a cui è molto legato ne facciano parte.

Si tratta infatti di Warren Ellis e Neil Gaiman, che descrive come due autori molto intelligenti ed in costante ricerca ed esplorazione di nuovi media. Ellis, in particolare, risulta essere una persona per lui molto influente e in grado di interessarlo con consigli di letture eterogenee e che esulano dai suoi campi di interesse.

Un’ampia parte della conferenza e delle domande dei giornalisti presenti, hanno riguardato il genere cyberpunk e la fantascienza, focalizzandosi sul concetto metafisico del tempo.

Sterling ha spiegato come le parole e il loro significato siano intaccate dallo scorrere inesorabile del tempo, portando come esempio tangibile di questo concetto Manzoni con i suoi Promessi Sposi: Inizialmente l’opera era stata pensata e scritta in dialetto milanese. Tuttavia nel momento in cui Manzoni realizzò che la lingua italiana sarebbe stata un’altra, dovette letteralmente “lavare i suoi panni in Arno”, riscrivendo il romanzo in dialetto toscano.

In tal senso le parole di un autore futuristico degli anni ’80 invecchieranno e con buona probabilità potrebbero non avere rispondenza con le parole di un autore del 2020.

Sterling ha anche affrontato la dicotomia tra pessimismo paralizzante e ottimismo illuminato che anima i diversi sottogeneri della fantascienza. Secondo lui il ruolo della fantascienza, con la sua ricerca formale, deve prevedere necessariamente delle tematiche di pessimismo e critica sociale. Il punto di forza di questo genere è l’approccio visionario, in cui le persone sono forzate all’azione da una crisi e dove la trasformazione tecnologica può aiutare ad essere positivi ed ottimisti, ma sempre in funzione di azioni volte al cambiamento.

Per finire Sterling, che da diversi anni vive in Italia, ha parlato del suo rapporto con la città di Torino, che definisce una “Brasilia barocca ma con più piante”, di come abbia imparato a conoscerla e sentirla sua: Torino è un laboratorio urbanistico, animata dall’eterno progresso tecnologico, in cui è possibile sperimentare ed esplorare nuovi scenari.

Incuriositi da Alexa e dalle sue oltre 7000 Amazon Skills? Potete trovare l’assistente vocale Amazon a questo link.