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Lucca Comics & Games: alla scoperta delle origini del Manga, da Hokusai ai Manga moderni

All’Area Japan di Lucca Comics & Games quest’anno è stato possibile celebrare la “Japan Culture” con una delle esperienze espositive più grandi ed incredibili al mondo, la mostra: “Le origini del Manga – Da Hokusai ai Manga moderni.”

Ideata e curata da Paolo Linetti, direttore del Museo d’arte orientale Mazzocchi, con il coinvolgimento di diversi esperti, la mostra si promette di abbattere tutte le barriere che separano la cultura alta dalla cultura pop, per arrivare ad analizzare l’intero percorso evolutivo che attraverso i secoli ha accompagnato le tradizionali illustrazioni giapponesi del XVII secolo ad evolversi e trasformarsi progressivamente nei fumetti giapponesi del XXI, con una selezione di quasi 200 opere, alcune delle quali disponibili qui di seguito, qualora non abbiate avuto la possibilità di partecipare alla manifestazione. Pregio della galleria è sicuramente la duplice lettura che cambia a seconda del target di riferimento: in alcuni orari specifici è infatti possibile visitare la mostra con una guida che può accompagnare i lettori alle radici della nascita dei manga fino al XVI secolo, oppure accompagnare appassionati d’arte e storia verso il futuro, con una progressiva evoluzione dei dipinti giapponesi fino ai titoli più iconici del XXI.

Hokusai

Non è esagerato asserire che non saremo qui a parlare di manga se non fosse stato per Hokusai Katsushika, nato ad Edo (oggi meglio conosciuta come Tokyo) nel lontano 1760. Innamorato dell’arte già dalla tenera età di 14 anni, quando vi si avvicinò come incisore di matrici in legno per xilografie, a 18 entra nello studio di Shunsho Katsukawa, venendo in meno di un anno onorato del titolo di Shunro. Quando la sua sete di conoscenza lo porta ad allargare le proprie vedute dedicandosi all’influenza della scuola cinese ed olandese viene allontanato dal nuovo caposcuola. Ma la passione per l’arte del giovane è troppo forte per essere placata e lo spinge a specializzarsi in surimono, litografie a tiratura limitata e di grande qualità spesso impreziosite da polvere d’oro, argento e madreperla.

Dopo aver cambiato nome in Hokushinsai (Studio della Stella Polare) abbreviato in Hokusai, per lui un percorso contornato di successi: supera brillantemente una gara di pittura alla corte dello Shogun, ritrae Daruma, patriarca dello Zen, e nel 1812 illustra i volumi Brevi Lezioni di Disegno Semplificato. Ma sarà solo con il volume Con Un Solo Colpo di Pennello che Hokusai farà la storia: realizzando le più disparate illustrazioni su paesaggi, persone, animali e scene buffe contribuirà a sdoganare e divulgare il termine “Manga.” Una delle massime rappresentazioni dell’epoca è infatti dettata da La Grande Onda di Kanagawa, che nella mostra s’erge in tutta la sua meraviglia protetta da due armature samurai: proprio come la storia ci insegna, guardandola da destra verso sinistra (e non il contrario)  il blu di prussia che domina l’opera mostra l’impetuosa forza della natura che travolge l’uomo inesorabile, mentre sullo sfondo un immobile monte Fuji osserva imperscrutabile.

Dallo raccontare una storia con una sola immagine a farlo con una sequenza il passo è stato breve: ecco quindi nascere i precursori della serializzazione televisiva, la serializzazione romanzata con i romanzi di genere. La storia giapponese ne ricorda diversi: da il Kusazoshi, storie “a puntate” dapprima pensate per un pubblico di bambini e successivamente di adulti, passando per l’Akahono (il Libro Rosso),  una fiaba di carattere elementare raccontata con disegni vivaci e studiati per catalizzare l’attenzione del lettore, come Saiyuki, il Viaggio in Occidente è l’opera illustrata che ispirò Dragon Ball; fino al Kibiyoshi (il Libro Giallo), che contraddistintosi per la sua satira sociale, ironia e lazzo caricaturiale lo resero presto un libro per adulti spesso bandito.

Fu a Yokohama, crocevia di stranieri, che l’influenza esterna contagiò ulteriormente quella nipponica riportando in auge il termine “Manga” ora molto più simile nella sua rappresentazione a quella che conosciamo oggi grazie al primo vignettista giapponese, Rakuten Kitagawa, La nascita di Shonen Kurabu (Il Club dei Ragazzi) nel 1914 da parte della casa editrice Kodansha, segnò l’inizio di una nuova era, quella che sancì la nascita della prima rivista per ragazzi, per fare lo stesso nel 1923 con Shojo Kurabu (Il Club delle Ragazze), destinato invece ad un pubblico femminile.

Manga

Siamo arrivati agli anni “50, e di cosa è successo poi, tra Sazae-San di Machiko Hasegawa (il corrispettivo nipponico de I Simpson), il cantastorie Osamu Tezuka (la risposta giapponese a Disney) ed il prolifico Go Nagai tra horror, mecha e chi pià ne ha più ne metta, ormai lo sappiamo. Ma è qui che la mostra sorprende, sfoggiando un’incredibile lineup di sketch esclusivi ed artworks autografati di alcuni dei personaggi più conosciuti nel panorama italiano: da Galaxy Express 999 e Captain Harlock di Leijii Matsumoto a Ken Il Guerriero di Tetsuo Hara, da Holly e Benji (Captain Tsubasa) di Yoichi Takahashi a Detective Conan di Gosho Aoyama, fino ai celebri protagonisti di Dragon Ball, One Piece e Naruto di Akira Toriyama, Eiichiro Oda e Masashi Kishimoto, e moltissimi altri.

Con così tante serie storiche, d’azione, romantiche, di fantascienza, horror, commedie, sportive e tant’altre sarebbe stato un peccato non esplorare anche il delicato (e magico) processo di trasmigrazione da manga ad anime, vero? Infatti la mostra approfondisce anche quest’ultimo passaggio… ma vi lasciamo il piacere di scoprirlo da soli, visitando l’evento!

Manga

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