Cinema e Serie TV

Macchine Mortali, il retrofuturo secondo Peter Jackson

Nei giorni scorsi si è fatto un gran parlare dell'intenzione di Peter Jackson di potare sul grande schermo la saga di Philip Reeve, Macchine Mortali. Si tratta di una serie di libri ad ambientazione futuristica, catalogati come letteratura per ragazzi (ma anche Tolkien per anni è stato considerato così e forse molti ne sono ancora convinti). In Italia però dei quattro libri che compongono la saga solo i primi due sono stati pubblicati oltre quindici anni fa. Abbiamo pensato quindi di spiegarvi di cosa si tratta e di come Jackson sta pensando di approcciare il materiale, così che possiate farvi un'idea di massima in attesa dell'approdo al cinema, non prima del 2018.

christian rivers peter jackson
Christian Rivers e Peter Jackson

Peter Jackson non sarà il regista

Macchine Mortali non sarà diretto da Peter Jackson, che però sarà il produttore e scriverà la sceneggiatura assieme alla moglie Fran Walsh e alla loro storica partner Philippa Boyens, ricostituendo in pratica il trio dietro tutti i suoi film di maggior successo.

Dietro la macchina da presa invece siederà Christian Rivers, collaboratore storico di Jackson sin dai tempi di Splatter – Gli schizzacervelli. Rivers ha infatti iniziato come artista di storyboard, passando poi alla supervisione degli effetti visivi e successivamente alla regia, dirigendo prima il secondo capitolo nella trilogia del Lo Hobbit e poi il recente Il Drago Invisibile. Le riprese inizieranno in Nuova Zelanda nella primavera del 2017.

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Città semoventi si danno la caccia in un futuro distopico

La tetralogia di Philip Reeve è ambientata in un remoto futuro distopico post-apocalittico, in cui il mondo e l'umanità sono stati quasi annientati da una guerra nucleare e da successivi sconvolgimenti geologici e ambientali. La peculiarità è l'ambientazione: con l'olocausto infatti moltissime delle conoscenze tecnologiche sono andate perse, precipitando l'umanità in un presente in cui a tecnologie avanzatissime se ne affiancano altre assai antiquate.

Per sfuggire ai continui cataclismi che sconvolgevano gran parte della superficie terrestre all'indomani dell'olocausto nucleare, un inventore aveva progettato ciclopiche città veicolo, conosciute come città trazioniste, in grado di spostarsi per evitare i pericoli. Col passare del tempo e la diminuzione progressiva delle risorse naturali però, in una sorta di darwinismo urbano, quelle più grandi avevano preso a vagare per il mondo desertificato attaccando e depredando quelle più piccole.

Questo però è il passato. Nell'epoca in cui ha inizio il racconto infatti il pianeta è già tornato stabile ma i capi delle città trazioniste non hanno intenzione di abbandonare il darwinismo urbano e continuano dunque a muoversi in un'ampia porzione di mondo che corrisponde soprattutto a Europa, Nordafrica, Artico, Antartico e a gran parte dell'Asia. I territori di Stati Uniti e Canada invece compongono un enorme deserto radioattivo, mentre la restante porzione del pianeta è occupata da piccole città stazioniste della Lega Anti-trazionista. Hanno scelto di tornare stanziali e vorrebbero mettere fine all'eccessivo consumo di risorse mondiali dovuto alle città nomadi.

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L'amore guiderà la trama

Al centro del racconto di Philip Reeve c'è però soprattutto la storia d'amore tra i due personaggi principali, l'orfano Tom Natsworthy, persosi nei Territori Esterni ma originario della citta trazionista di Londra, e la misteriosa ragazza sfigurata Hester Shaw, originaria proprio di quei territori. I due, costretti a stare insieme dalle circostanze e a contare esclusivamente l'uno sull'altro, vagheranno per le lande desolate, in cerca di una soluzione definitiva ai problemi che attanagliano il mondo.

Questa specificità, già riconosciuta anche dal futuro regista e quindi sicuramente centrale anche nella sceneggiatura, rappresenta forse la maggior incognita della trasposizione. Diverse storie d'amore erano infatti presenti anche nel Signore degli Anelli, ma non erano centrali nell'economia della narrazione. Jackson, Walsh, Boyens e Rivers dovranno dunque trovare la giusta misura per non trasformare il film in un teenage movie in stile Twilight, dove il contesto è ridotto a mero fondale di una moderna soap opera tutta concentrata solo sugli intrecci e le passioni che dividono o uniscono i giovani protagonisti. Se ci riusciranno però, è tutto da vedere.