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Malcom & Marie, recensione in anteprima di un amore razionale

“Già mi immagino le recensioni: quella gente scrive sempre le solite cose, lo sai. ‘Questo film fa un’acuta analisi degli orrori’, amano questi termini del c***o, ‘orrori del razzismo sistemico nella cura della salute mentale’ “. Quando un regista si porta a casa il plauso del pubblico e della critica alla prima del suo film, l’euforia (o Euphoria dovremmo dire, come omaggio alla signora di casa, interpretata da Zendaya) è alle stelle. Ma non si può dire altrettanto della situazione di coppia che separa un iperbolico egocentrico da una psicotica frustrata, o almeno così si definiscono i due protagonisti di Malcolm & Marie, il nuovo film originale Netflix in arrivo il 5 febbraio che ha raccontato in 100 minuti circa la storia di una coppia incrinata e imperfetta, grazie alla regia di Sam Levinson. Una storia tecnicamente originale e interessante, in bianco e nero: uno stile retrò per raccontare le emozioni senza tempo che portano due pianeti a non ruotare più nella stessa orbita. E soprattutto, a saperselo dire l’uno in faccia all’altro. Come si risolverà la tensione tra i due? C’è davvero un punto di incontro per rimarginare ferite profonde e radicate in un passato duro e non recentissimo?

Non tutto quello che faccio è politico perché sono nero. – Angela Davis non sarebbe d’accordo.

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Malcom & Marie, tutti i colori dell’odio in amore

Malcolm è un regista che difficilmente ha incassato complimenti per i suoi film, i quali compongono un palmarès di cui non ci è dato molto sapere, ma ci basti prendere nota di quanto ha fatto con la sua ultima pellicola. O meglio di quanto non ha fatto. La storia che ha portato in scena è proprio quella della fidanzata Marie, nei confronti della quale ha commesso un “piccolo” errore madornale: ha dimenticato di ringraziarla durante il suo discorso alla proiezione del film. Una mancanza notata da tutti, a partire dalla madre e da Taylor, l’attrice protagonista del film con la quale, forse, Malcolm ha tradito la compagna. Marie però sembra trovare un compromesso e pone fine alla lite, fumandosi una sigaretta e sparendo per qualche minuto. Ma la tregua è solo temporanea.

Non hai mai ricevuto recensioni positive, e ti lamenti di recensioni non ancora scritte. Quindi smettila.

La lite continua, ma il destinatario della propria rabbia repressa cambia, a seconda della situazione: ci si sfoga contro l’altro, contro se stessi, contro terzi, contro un sistema che funziona solo a colpi di cliché e banale, evidente perbenismo di facciata. Un vortice di situazioni e contesti nati in occasione della prima del film di Malcolm che però inghiotte entrambi, facendoli affogare man mano nelle oscure acque della retrologia della loro relazione. Chi riuscirà a uscirne vivo? Anche se la domanda migliore sarebbe, come se ne uscirà?

Secondo me quando hai capito che una persona vicina ti ama, va a finire che non ci pensi più. Solo se stai per perdere una persona, le presti attenzione.

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La notte delle verità

Le parole scelte con cura nella sceneggiatura pongono al centro dell’attenzione lo spettro psicologico delle identità emerse di Malcolm e Marie, in grado di riflettere tutte le luci di due persone che si conoscono da cinque anni e che si sono scheggiate in tutti i modi, tra di loro e tra uno Xanax e una bottiglia d’alcol di troppo. Un film che parla di talento guadagnato con fatica, di disintossicazione e terapie di gruppo, di un uomo che ha sofferto per amore subendo l’odio, il dolore e i disturbi della donna al suo fianco.

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A distanza di poco tempo, Netflix porta dunque un’altra storia di coppia incrinata fino a farsi male a vicenda, dopo il dolore incolmabile narrato in Pieces of a Woman, ma a differenza di quest’ultimo la storia di Sam Levinson è graffiante come la voce di Zendaya e violenta come le parole caustiche di Washington, dividendosi tra la lussuosa abitazione in cui si ambienta l’intera storia e l’ampio giardino che la circonda. Un set ristretto, intimo, ben arredato ma impersonale, che riflette la vita di coppia dei due: apparentemente felice, come se il successo e il denaro potessero colmare l’infinita fame di attenzione di lui e far dimenticare la povertà e gli istinti suicidi di lei.

Non sei la prima disturbata con cui ho s******o o sono stato. Perché ci godi a farti ferire, traumatizzare, a farti massacrare?

Un film intenso, che apre la porta di casa e dell’animo di due persone che si rivelano l’uno all’altra nella maniera più dura e drammatica, dandosi il cambio in monologhi che solo poche volte si trasformano in dialoghi rabbiosi e carichi di rancore. Ma l’identità umana cresce solo nella relazione dialogica con l’altro da noi, e non è il caso di questa coppia. Non più, forse. E’ la ricerca di una vittoria sull’altro, a prescindere, per poi abbassare le armi e dirsi anche perché ci si ama, ma in maniera razionale e logica, quasi perdendo il vero trasporto unico e genuino che l’amore dovrebbe implicare.

I panni sporchi si lavano in casa

Tra i due, spicca indiscutibilmente l’interpretazione di Washington, già figlio dell’esperienza in Tenet e, ironia del caso (o forse non troppo) in Malcolm X che fa emergere tutta la ribellione focosa, aizzata anche dall’alcol che non smette di assumere nel corso della pellicola e che sa alternare momenti di ubriacatura a commovente e lucida ammissione delle mancanze di Marie e delle sue sofferenze. Quest’ultima invece dimostra la sua gioventù anagrafica e professionale, non per questo rivelando una performance inadatta o non all’altezza delle aspettative. Non dobbiamo certo attenderci una femme fatale, ma cerca comunque di portare sullo schermo il ritratto di una donna vissuta e segnata dal tempo e dalle fragilità.

Non si pone però l’accento su questioni razziali in questa pellicola, se non all’inizio, con i classici stereotipi che separano bianchi e persone di colore ma ponendo l’accento sull’ironia con cui il regista intende parlarne, come a sottolineare il perbenismo di facciata del politically correct di espressioni come “di colore” in sostituzione a “neri”. E torniamo sul tema “bianco e nero” per parlare anche della tecnica e delle scelte stilistiche con cui è stato girato questo film, in piena pandemia, su un set privo di particolari varianti, sempre domestico, come il recente film italiano La Stanza. La scelta di togliere il colore dalla pellicola rende il tutto ancora più freddo e duro, con le ombre che si accentuano sui corpi dei due protagonisti e la luce che illumina solo la parte che decidono di mostrare, riportando alla nostra memoria un’altra recente produzione, Mank.

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In Malcolm & Marie si passa dal riso, al pianto, all’ansia, alla tensione, al grottesco, alla passione sensuale priva di amore e a momenti di tenerezza in poco tempo, senza preavviso, mentre osserviamo l’interno di una casa grazie a piani sequenza continui e con movimenti accurati della telecamera, in grado di riprendere quasi ogni stanza come se fosse un quadro che fa da cornice a un mondo intimo e lontano dal resto dell’universo. Dalle urla al silenzio per diversi minuti, dal monologo al dialogo serrato e rabbioso. Il film porta sullo schermo quasi due ore di vita umana, vera, tangibile, ma anche di critica al sistema, alla retorica, all’inutile e fastidioso tentativo di catalogare l’arte e la produzione cinematografica da parte della critica, sciorinando una serie di citazioni di film e registi che hanno fatto la storia, non solo del cinema, ma anche della lotta contro il conformismo e il sottaciuto razzismo.

In conclusione

Malcolm & Marie è una riflessione sull’intimità di coppia e di come, spesso, le crisi siano legate non solo a mancanze tra i partner, ma anche alla struttura socioculturale sempre più costruita in cui siamo inseriti e che influenza le nostre vite. Le debolezze accentuate da un mondo che ci chiede sempre di più e che, invece di far salire l’adrenalina, è solo la paura e la tensione ad aumentare. Un mondo che sembra invitarci a rimanere e ambire sempre di più al centro dell’attenzione, del pubblico e delle nostre cerchie amicali e familiari, restringendo il campo fino a guardare direttamente nel nostro riflesso allo specchio, l’altra metà. La notte passata tra i due mette a nudo le loro ansie, rabbie e debolezze, scegliendo questo momento della giornata per la sua tipica caratteristica introspettiva, che fa emergere le più irruente emozioni e i più genuini tratti dell’Io.

Una storia drammatica, in qualche modo biografica di ognuno di noi, un racconto costante che non punta a far crescere l’eroe di turno, ma anzi a smontarlo pezzo dopo pezzo, portandolo al più alto punto della propria bassezza. Un film tagliente, tra piccoli colpi di scena e ripetuti colpi al cuore, in grado di mostrare un amore forse malato, instabile, pazzo, logorante. Ed è forse inutile nascondere che spesso sono così le pure e forti emozioni che ci attanagliano.

Questo film ti attende dal 5 febbraio su Netflix con tanti altri titoli da scoprire e rivedere.