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Marea Tossica, la recensione: il futuro distopico di Chen Qiufan che “puzza” di attualità


Marea Tossica
Genere
Fantascientifico
Autore
Chen Qiufan
Editore
Mondadori
Collana
Oscar Fantasia

Marea Tossica è il romanzo di fantascienza con cui ha debuttato al grande pubblico lo scrittore cinese Chen Qiufan. In realtà il romanzo è stato pubblicato per la prima volta nel 2013, ma ebbe talmente tanto successo da essere recentemente tradotto in italiano e pubblicato da Mondadori nella collana Oscar Fantastica. La storia pone un focus su una giovane donna che si ritrova trasformata e bloccata nel bel mezzo di una feroce lotta di potere tra fazioni nella fittizia isola inquinata di Silicon Isle e che rappresenta, invece, la reale città di Guiyu nella provincia cinese di Guangdong vicina a Hong Kong e a Guangzhou. Si tratta di un thriller fantascientifico distopico che, in realtà, diviene molto attuale considerando le pressioni che il capitalismo e l’avanzamento tecnologico esercitano sulle persone più vulnerabili che abitano la nostra Terra.

Silicon Isle, infatti, è letteralmente una discarica ed è proprio lì che il mondo intero scarica tutti i suoi rifiuti elettronici destinati al riciclo. Quest’ultimo compito è gestito da intere generazioni di lavoratori troppo poveri per potersene andare e provengono da altre zone della Cina e per questo motivo migranti malvisti dai residenti e chiamati con disprezzo persone dei rifiuti (in originale “waste people”). Ogni cosa, dai telefoni cellulari ai robot e addirittura ai giocattoli sessuali meccanici, viene gettati in questa isola e l’intera regione è intrisa di rifiuti velenosi che infettano gli abitanti dell’isola. Questi si ammalano a causa dell’aria densa di fumo e ceneri di plastica bruciata e bagni acidi, l’acqua è nera o verde scuro e ricolma di poliestere e nessuno indossa indumenti protettivi.

Marea Tossica: il futuro è più attuale di quanto possa sembrare

Lo scrittore pone, fin da subito, una lente d’ingrandimento su una serie di personaggi che per vari motivi si trovano ad incontrarsi e a scontrarsi a Silicon Isle. Tra questi c’è Mimi, una delle tante lavoratrici che si ritrova a Silicon Isle per racimolare qualche centesimo. Poi vi è Scott Brandle, un agente americano che visita l’isola per cercare di stipulare un contratto per contro di una società di riciclaggio ecologico conosciuta come TerraGreen Recycling Co. Ltd. Infine vi è Chen Kaizong, assistente e traduttore di Scott che decide di tornare in Cina dopo un lungo trasferimento negli Stati Uniti da bambino. Scott, però, ha anche una missione segreta da seguire per conto di alcune società corporative oscure e diaboliche: deve cercare di recuperare un dispositivo protesico scartato contenente un’arma biologica segreta che i suoi benefattori stanno cercando di tenere alla larga da possibili malintenzionati o avversari economici con gli stessi piani. A quanto pare, però, Mimi entra in contatto per prima con l’obiettivo di Scott e decide di indossarlo. Si tratta di un elmetto scoperto da un collega residente dell’isola, Fratello Wen, che le trafigge la testa e la infetta con un virus. Il virus si combina con i metalli pesanti del suo cervello assorbiti nel corso degli anni a furia di riciclare rifiuti e la trasforma in qualcosa di inquietante e strano. Quando uno dei clan che controlla la Silicon Isle se ne accorge, viene quasi uccisa, ma subentra una versione più potente e malevola di Mimi che, dopo l’uccisione di diversi gruppi di esecutori, decide di avviare una rivoluzione convincendo i più poveri e i più bistrattati lavoratori della discarica.

Chen, quindi, presenta una storia incredibilmente verosimile in questo periodo, sopratutto in questi anni di tensioni tra Stati Uniti e Cina con quest’ultima che sta prendendo sempre più potere economico e importanza nel mondo con conseguenti rischi per l’ambiente. Lo scrittore, infatti, conosce molto bene i problemi cinesi essendo cresciuto a Guiyu, nota per essere una regione della Cina con una delle più grandi discariche di rifiuti elettronici al mondo, pertanto il romanzo può essere visto come una sorta di biografia fantascientifica dei suoi luoghi natali. Dopotutto la descrizione del paesaggio è tanto realistico quanto orribile:

“Un miasma plumbeo avvolgeva ogni cosa, un amalgama di vapori biancastri generati dall’ebollizione dell’acqua regia nei bagni acidi e fumo nero prodotto dall’incessante combustione di PVC, isolanti e schede elettroniche nei campi e sulle sponde del fiume. I due colori contrastanti erano mescolati dalla brezza marina finché non era più possibile distinguerli e penetravano nei pori di ogni essere vivente.”

Lo stile narrativo e linguistico

Marea Tossica segue un andamento crescente, partendo dalla descrizione lenta e dettagliata dei personaggi e del luogo dove è ambientata la storia fino a giungere agli eventi clou e più tragici coincidenti con la seconda e la terza parte del romanzo. Non solo, ogni personaggio ha una piccola sottotrama: Scott è alla ricerca incessante della misteriosa protesi, Kaizong si innamora di Mimi che a sua volta sta cercando di tenersi alla larga da tutti i pericoli che la inseguono trovando forti difficoltà a capire di chi fidarsi. Infatti lo stesso Fratello Wen, una figura apparentemente benevola nella vita della sfortunata ragazza, si mostra chiaramente disposto ad aiutarla solo se in cambio lei lo aiuterà a rendergli la vita più semplice anche a costo di compiere azioni poco etiche. C’è anche spazio per alcune scene strazianti (in particolare una che coinvolge la cattura e la tortura di Mimi per mano di Serramanico) che stimolano ancor di più la lettura e aiutano nell’evoluzione della trama.

Il cuore del libro riguarda, invece, la disperazione della classe operaia della Silicon Isle: non c’è nessuno che vuole realmente essere lì e sono tutti vincolati da debiti economici, legami familiari o dall’incapacità materiale di andarsene. Per diversi aspetti il libro ricorda La ragazza meccanica di Paolo Bacigalupi, solo che in quel caso gli aspetti principali erano i cambiamenti climatici e come questi incidessero sulla Thailandia nel lontano mondo post-petrolifero, ma non mancano citazioni e allusioni a Bradbury, Lovecraft, addirittura a Dante (quando Scott arriva per la prima volta nella discarica gli viene subito in mente l’incipit del monito scolpito sulla porta dell’Inferno dantesco) e indirettamente a William Gibson. Marea Tossica dà, però, la sensazione di essere molto più realistico e plausibile anche perché l’autore si sofferma a spiegare dettagliatamente ed esattamente come l’economia mondiale ha lasciato indietro milione di persone intrappolate in uno stato impoverito dal quale non possono sfuggire. In parole povere Silicon Isle è la rappresentazione in piccolo dei Paesi in via di sviluppo o facenti parte del Terzo Mondo.

Una nota di merito va data anche all’aspetto linguistico dell’opera il quale presenta una grande varietà di lingue e dialetti (più correttamente “topoletti”) sinitici. I personaggi originari di Silicon Isle, ad esempio, usano una lingua che si ricollega al dialetto di Shantou (nota anche come Swatow), una varietà del dialetto teochew che appartiene alla famiglia delle lingue cinesi min nan, comprendente anche l’amoy, il taiwanese e l’hokkien. La gente dei rifiuti, invece, è composta da lavoratori immigrati provenienti dalle regioni più povere della Cina e pertanto utilizzano le varietà regionali della lingua cinese (gran parte delle quali sono gruppi dialettali del mandarino), ma comunicano tra loro e con i nativi di Silicon Isle in mandarino moderno classico, la lingua franca della Cina contemporanea. Inoltre, data la posizione di Silicon Isle spiegata nell’introduzione della recensione, molti abitanti dell’isola capiscono e parlano un po’ di cantonese (soprattutto il dialetto di Hong Kong) e hanno dimestichezza con la cultura di quei luoghi. Le persone istruite, infine, disseminano il loro linguaggio fatto di allusioni e riferimenti al cinese classico e alla lingua letteraria collegata ad esso. Si tratta di una difficoltà di traduzione incredibile che viene spiegata ampiamente nell’introduzione di Marea Tossica. Inoltre alcuni vocaboli non sono stati volutamente tradotti preferendo l’inserimento di note di spiegazione molto curiose e interessanti.

Conclusioni

In conclusione Marea Tossica si presenta come un semplice romanzo sull’inquinamento e lo smaltimento dei rifiuti, ma finisce per rivelarsi un’esplorazione complessa e provocatoria delle interazioni tra classi sociali differenti, ambizione aziendale, identità culturale, ambientalismo e potenziale umano, con idee abbastanza vivaci per alimentare un altro paio di romanzi e abbastanza melodrammatiche e violente da far precipitare il lettore all’interno di un turbinio di sentimenti contrastanti.

Marea Tossica

La giovane Mimi vive letteralmente sommersa dall’immondizia del mondo: è una delle “ragazze dei rifiuti” che lavora tra gli imponenti cumuli di spazzatura elettronica di Silicon Isle, dove i frutti marci del capitalismo e della civiltà del consumo giungono alla loro rapida fine. La sua casa è l’immensa discarica che occupa l’isola, al largo della costa cinese meridionale. Come migliaia di altri migranti, è stata attirata lì dalla promessa di un lavoro sicuro e soprattutto di una vita migliore. La realtà però è ben diversa: Silicon Isle è un luogo tossico per il corpo e l’anima, dove l’aria, l’acqua e la terra sono irrimediabilmente inquinate, i lavoratori sottoposti all’arbitrio dei potenti mentre gang di malviventi lottano per il controllo del territorio, ecoterroristi minacciano attentati e capitalisti senza particolari scrupoli sono disposti a tutto in nome del profitto.


Verdetto

Marea Tossica è un romanzo all'impatto semplice e poco originale, ma in realtà nasconde tanta un'anima complessa, organica e soprattutto reale. La storia vi porterà a vivere differenti emozioni in un crescendo narrativo coinvolgente e intrigante anche nelle fasi più tristi e cruente. L'idea di trasporre in un futuro distopico ciò che invece è il presente attuale rappresenta il vero punto di forza di questo romanzo.

Pro

-Storia intrigante e coinvolgente
-La componente realistica è il vero punto di forza
-Interessante la volontà di rappresentare le problematiche economiche, sociali e politiche della Cina

Contro

-In alcuni tratti rischia di diventare troppo retorico