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19 anni di Minority Report: la cancellazione dei crimini nella società del controllo

Il 19 giugno 2002, esattamente 19 anni fa, veniva proiettato per la prima volta nelle sale cinematografiche Minority Report, film fantascientifico distopico diretto da Steven Spielberg e interpretato da Tom Cruise e Colin Farrell. Siamo nell’anno 2054. La città di Washington ha in pratica cancellato qualsiasi forma di crimine premeditato grazie a un corpo speciale di polizia denominato Precrimine che, sfruttando le premonizioni di tre individui speciali, i Precog (abbreviazione del termine “Precognitivi”), riesce a sventare i reati prima ancora che essi avvengano.

Le visioni dei Precog vengono immagazzinate e riordinate dalla Precrimine in modo da ottenere una sorta di filmato piuttosto realistico del reato che mostra assassino e vittima e il modo in cui avverrà l’omicidio, insieme a dettagli precisi che riconducono al posto e all’ora esatti, di modo da fermare il colpevole del reato prima ancora che lo commetta. Nonostante il fatto che si basi su delle semplici premonizioni, sembra un sistema decisamente affidabile, e questo è esattamente ciò che pensa anche il capitano John Anderton, a capo della sezione.

Ma cosa succederebbe, se il responsabile del prossimo omicidio da sventare fosse proprio il capitano Anderton?

Minority Report

Minority Report: dal racconto al film…

The Minority Report nasce come racconto inserito in seguito nella raccolta Le presenze invisibili – Tutti i racconti (The Collected Stories of Philip K. Dick). Dick è uno dei più grandi autori di fantascienza distopica che, con le sue storie, stimola i lettori a riflettere su tematiche anche particolarmente delicate come il destino e la sua immutabilità, l’impotenza dei suoi protagonisti e una visione piuttosto oscura del futuro.

La raccolta venne pubblicata per la prima volta negli Stati Uniti nel 1987, ma in Italia è arrivata fra il 1994 e il 1997; tuttavia, il racconto The Minority Report (Rapporto di Minoranza) risale al 1956.

Il film omonimo liberamente ispirato al racconto di Philip K. Dick (potete acquistare il Blu-Ray di Minority Report qui su Amazon) vide la luce esattamente 19 anni fa, il 19 giugno 2002. Ciò che forse non tutti sanno è che, inizialmente, Minority Report sarebbe dovuto essere il sequel di Atto di Forza (Total Recall). Il film con Arnold Schwarzenegger uscì nel 1990 e ha generato il remake del 2012 Total Recall – Atto di forza; anch’esso è ispirato a un racconto di Philip K. Dick, Ricordiamo per voi (We Can Remember It For You Wholesale), del 1966.

Un’altra curiosità riguarda poi i nomi che sono stati scelti per i tre Precog: Agatha, Arthur e Dashiel. Questi nomi non sono casuali, ma si tratta di omaggi rispettivamente agli scrittori Agatha Christie, Sir Arthur Conan Doyle e Dashiell Hammett.

Minority Report

La pellicola è diretta da Steven Spielberg e il cast vanta la presenza di attori molto conosciuti: Tom Cruise veste i panni del protagonista principale, il capitano Anderton, e l’antagonista Danny Witwer è interpretato a Colin Farrell, il quale ottenne la parte per cui furono presi in considerazione anche Matt Damon e Javier Bardem; entrambi gli attori però la rifiutarono (Damon era allora impegnato nelle riprese di Ocean’s Eleven), come fece anche Meryl Streep, che doveva entrare a far parte del progetto.

Ian McKellen avrebbe dovuto interpretare Lamar Burgess, presidente della Precrimine e superiore di Anderton, mentre a Cate Blanchett venne offerto il ruolo della Precog Agatha.

Vanno inoltre menzionati alcuni intriganti camei. Il regista Cameron Crowe (Jerry Maguire, Vanilla Sky, entrambi con Tom Cruise) e l’attrice Cameron Diaz compaiono brevemente in una scena ambientata all’interno del vagone di un treno; Crowe interpreta l’uomo che riconosce John Anderton. Un dettaglio decisamente divertente è che, nello stesso vagone, dovrebbe essere presente anche Paul Thomas Anderson (Il Petroliere, Magnolia, quest’ultimo con Tom Cruise), ma nemmeno il regista saprebbe dire dove.

Dunque, entrambi i registi hanno lavorato con Tom Cruise, come anche Cameron Diaz, che ha recitato con lui  proprio nel già menzionato Vanilla Sky, diretto da Crowe.

…alla serie televisiva

Il racconto di Dick ha anche ispirato una serie televisiva omonima composta da un’unica stagione di 15 episodi, che andò in onda nel 2015. La serie si collega direttamente agli eventi narrati nel film del 2002 Minority Report e si colloca cronologicamente nel 2065, 10 anni dopo il film.

Il Dipartimento della Precrimine è ormai chiuso da 10 anni, ma uno dei Precog, Dashiel, continua a vedere nella sua mente visioni di omicidi futuri; per questo motivo, il ragazzo sceglie di tornare a collaborare con la polizia, nonostante il fatto che le sue visioni siano sempre parziali, poiché condivise con suo fratello gemello Arthur: ciò rende le visioni dei due Precog complementari.

Elogio alla distopia

Come ogni buon racconto distopico scritto da Phlilip K. Dick che si rispetti, anche Minority Report solleva tutta una serie di riflessioni sociologiche, filosofiche e morali, e in questo la fantascienza distopica è di certo un ottimo mezzo. Le distopie sono l’esatto opposto delle utopie: rappresentano, cioè, una visione del futuro cupa, negativa, assolutamente non desiderabile. Alcuni esempi possono essere, oltre all’opera presa in esame in questa sede, V for Vendetta, Equilibrium e L’Uomo nell’alto castello (The Man in the High Castle), serie televisiva basata su La svastica sul Sole, romanzo distopico ucronico di Philip K. Dick datato 1962; nelle ucronie si rappresenta una versione alternativa della Terra in cui alcuni fatti storici hanno seguito un corso differente (nel caso di La svastica sul Sole, la Germania Nazista è uscita vincitrice dalla Seconda Guerra Mondiale).

The Man in The High Castle
Amazon Prime Video

Narrazioni di questo tipo sono angoscianti e oscure, anche visivamente: spesso, infatti, le tavolozze dei colori predilette in opere come film e serie TV distopiche vertono verso le tonalità fredde come il blu, il nero e il grigio, per trasmettere anche senza l’uso di parole l’atmosfera cupa e pesante che permea così non solo i racconti, ma anche i personaggi e le ambientazioni.

Nel caso di Minority Report, non solo i colori sono freddi, ma sulla pellicola è stato eseguito un processo definito bleach bypass, che permette di desaturarli. Il risultato finale si presenta quindi freddo, asettico, con colori molto poco vividi:

Minority Report

Di fronte a tutto questo, verrebbe quasi da chiedersi per quale ragione leggere o guardare un’opera distopica. Le ragioni, in verità sono molteplici.

I racconti distopici di Dick si focalizzano sulla rappresentazione di società che limitano fortemente le libertà individuali, dedite al controllo continuo e costante (un po’ come avviene anche in 1984 di George Orwell), senza mai dimenticare una attenta analisi psicologica dei suoi personaggi, delle loro psicosi, malattie mentali e conseguenze dell’assuefazione a diverse sostanze stupefacenti. In questo, si rivedono alcuni riflessi della vita dell’autore: allo stesso Philip K. Dick venne infatti diagnosticata una forma lieve di schizofrenia, a causa della quale gli venne prescritta l’anfetamina, da cui ben presto sviluppò una dipendenza.

Sovente, poi, le narrazioni distopiche non sono fini a se stesse, ma vogliono spingere a riflettere su tematiche delicate che danno origine a dilemmi morali in modo differente rispetto alle utopie, ma ad esse complementare: le utopie, rappresentando una società desiderabile in cui regna la pace, spingono a riflettere su cosa fare per perseguire quel fine di giustizia ed equità, mentre le distopie mettono in guardia sulle probabili conseguenze nefaste di comportamenti nefasti. Il bene (utopia) e il male (distopia) sono, come sempre, due facce della stessa medaglia.

Il “processo alle intenzioni” e la critica alla società del controllo

I dilemmi sollevati da Minority Report sono di tipo morale e speculativo-filosofico. Iniziamo con quello che, probabilmente, balza maggiormente all’occhio: è moralmente giusto arrestare qualcuno per un crimine che non ha mai commesso e che mai commetterà?

Dando per scontato che esista il libero arbitrio, le persone arrestate poco prima di commettere un reato dovrebbero avere sempre un’altra scelta. Il sistema sembra funzionare, ma, come dimostra il caso di Anderton, si può spingere una persona ad agire in modo di doversi poi ritrovare a fare ciò che si era predetto: la profezia si avvera, quindi, perché qualcuno agisce affinché si avveri. Ma ne parleremo meglio più avanti.

minority report

Il futuro distopico di Minority Report ci mostra uno Stato che si intromette in ogni modo nella vita dei suoi cittadini con diversi dispositivi di controllo come lo scanner retinico, rivelando una società in cui le persone cedono gran parte delle proprie libertà e privacy in virtù di una quantomeno proclamata protezione. Il regista Steven Spielberg dichiarò che si tratta di un riferimento ai sistemi di controllo massicci impiegati dagli Stati Uniti dopo i fatti dell’11 settembre 2001.

Minority Report e i paradossi

Parliamo ora del dilemma e del paradosso che riguardano l’esistenza del libero arbitrio. La Precog Agatha dice che, dal momento che Anderton conosce il suo futuro, può cambiarlo: dunque, il libero arbitrio esiste. Tuttavia, proprio il fatto che egli sappia di essere accusato dell’omicidio di Leo Crow, un uomo che nemmeno conosce, sembra creare tutta una serie di eventi concatenati che porteranno proprio alla morte di Crow.

Minority report

In termini sociologici, ci troviamo di fronte a una profezia che si autoadempie, assimilabile, per quanto riguarda la teoria dei viaggi nel tempo, al principio di autoconsistenza di Novikov (su questo principio si basano, in maniera per altro molto ferrea e coerente, le prime due stagioni della serie originale Netflix Dark).

La profezia che si autoadempie consiste, nel caso di Minority Report, nel fatto che il protagonista della storia si ritrova nelle condizioni di dover essere costretto a puntare una pistola contro un uomo che non aveva mai visto prima proprio a causa del fatto che, essendo stato accusato del suo omicidio, si mette in fuga e, nella sua fuga, incontra quella che era la sua vittima designata.

In breve, la convinzione che Anderton si macchierà dell’omicidio di Crow produce una catena di eventi che culmina con il protagonista che si vede quasi costretto a uccidere Crow perché quest’ultimo viene ritenuto erroneamente responsabile, dall’agente della Precrimine, della scomparsa, avvenuta anni prima, di suo figlio.

Questo porta anche a un’altra considerazione: tutto ciò che Anderton fa per cercare di evitare di essere catturato e di doversi trovare faccia a faccia con Leo Crow in realtà non fa che causare ciò che voleva evitare; anche in questo caso, possiamo fare un parallelismo con quanto avviene in Dark per il principio di autoconsistenza, secondo il quale, essendo il tempo immutabile, qualunque azione intrapresa per cambiarne il corso si finirà in un nulla di fatto o, peggio, per causare l’evento che si voleva evitare (ad esempio, quando in Dark Claudia scopre che suo padre verrà ucciso si affretta a recarsi da lui per proteggerlo, ma così facendo sarà proprio lei a ucciderlo).

Minority report

E poi, alla luce del fatto che si tratta di immagini che compaiono nelle menti dei Precog e che vengono poi interpretate dal sistema e dagli agenti della Precrimine, quanto sono affidabili le premonizioni su cui si basa tutto il sistema della Precrimine? Se lo fossero sempre, significherebbe che quegli eventi non possono essere mutati, cancellando così ogni possibilità di esistenza del libero arbitrio e lasciando spazio al solo, immutabile destino; ma se non lo fossero sempre, allora chissà quanti innocenti sarebbero stati arrestati ingiustamente! Anche se, tecnicamente, tutte le persone arrestate dalla Precrimine sono innocenti, come abbiamo visto in precedenza. Dunque, il libero arbitrio sembra non esistere, ma qui ci viene in soccorso proprio il titolo del racconto e del film.

The Minority Report, o Rapporto di Minoranza, consiste in un caso piuttosto raro in cui i tre Precog non hanno tutti una visione univoca di un determinato evento futuro, poiché uno di loro vede uno scenario differente. Questo significa che, nel caso di presenza di un Rapporto di Minoranza, è possibile che le condizioni che porteranno a un crimine non si verifichino, o che comunque il reato non verrà mai commesso. Questa sembra essere l’unica scappatoia a un fato diversamente ineluttabile.

La percezione di sé e la disumanizzazione degli altri

Concludiamo questo articolo su Minority Report con alcune considerazioni che riguardano il modo in cui il capitano John Anderton percepisce se stesso, la Precrimine e i Precog su cui il sistema si basa.

Una volta arrestati, i futuri probabili criminali vengono processati da una giuria a distanza che si limita a guardare le immagini prodotte dalle visioni dei Precog e ad ascoltarne la ricostruzione fatta dagli agenti della Precrimine. Questi individui vengono, di fatto, condannati senza nemmeno la possibilità di assistere al proprio processo, di difendersi dalle accuse. Ciò semplicemente disumanizza i condannati, ma la Precrimine fa lo stesso anche con i Precog.

Lo stesso Anderton sostiene che, per poter svolgere al meglio il proprio lavoro, conviene non pensare ai Precog come a degli esseri umani, vista la condizione disumana in cui vivono: isolati all’interno di una vasca atta alla deprivazione sensoriale, funzionale, a sua volta, alla creazione di un ambiente asettico e del tutto privo di stimoli esterni per i tre giovani, condizione, questa, ritenuta necessaria affinché le loro visioni siano scevre da fattori e influenze esterni e, per questo, più oggettive e affidabili.

minority report

La Precrimine immagazzina, riordina ed elabora le visioni dei Precog, i quali vivono le loro esistenze del tutto isolati dal resto del mondo, costretti a vedere nelle loro menti il ripetersi di centinaia di scene di violenza e omicidi, senza alcuna via di fuga. Sono schiavi del sistema che li sfrutta e che divulga ai cittadini notizie del tutto false sulle loro condizioni di vita, come per voler giustificare quell’orrore omettendolo, per il fine più alto: sacrificare la libertà di tre individui per salvarne molti, molti di più. Ma è moralmente giusto farlo?

Se per il capitano Anderton criminali e Precog sono a malapena persone, quando invece scopre che commetterà un omicidio la sua percezione di se stesso è così consolidata che non vacilla, e proprio il rifiuto verso una realtà che lo dipinge come assassino lo porta poi ad avere una maggiore consapevolezza di sé, il che lo farà quindi giungere alla conclusione che, di certo, una volta sistemate le immagini prodotte dai Precog nel giusto ordine, il sistema rivelerà che i fatti andranno diversamente e che non sarà mai un probabile assassino: la sua fiducia in se stesso e nel sistema sono incrollabili. Finirà poi però per dubitare della Precrimine, nella cui efficacia e infallibilità tanto credeva, perché avrebbe commesso, proprio con lui, un errore. Il dubbio di insinua dunque nella sua mente, ma Anderton mette in discussione il sistema, mai se stesso.

Minority report

Insomma, la percezione che ha il protagonista di sé è solida, mentre quella che ha di Precog e futuri probabili criminali è solo abbozzata, rivelando, quindi, la sua natura fortemente egocentrica e individualista. Anderton non è poi immune al dolore, che lo porta a crollare al pensiero di cosa possa essere successo a suo figlio, anche a causa dell’abuso della neuroina: ritorna, come in altre opere di Dick, il tema dell’abuso di sostanze stupefacenti e delle sue conseguenze.

Il controllo e la disumanizzazione sono dunque due strumenti attraverso i quali Minority Report vuole rappresentare un futuro distopico e freddo, che viene sottolineato ed enfatizzato ulteriormente da colori freddi e desaturati.