Cinema e Serie TV

Mira, Royal Detective, recensione della nuova serie animata su Disney+

Le novità del catalogo Disney Plus, che però non sono purtroppo titoli originali della piattaforma streaming della casa di Topolino, sono davvero numerose e il mese di aprile si apre proprio con l’inclusione di una serie TV animata già nota al pubblico estero, e forse a qualcuno di voi. Parliamo di Mira Royal Detective, titolo che ha debuttato negli USA su Disney Junior il 20 marzo 2020 e in Canada il 22 marzo dello stesso anno, prodotta da Wild Canary Animation, Technicolor Animation Productions e Disney Television Animation. Per quanto la serie sia stata rinnovata per una seconda stagione il 12 dicembre 2019, al momento possiamo fruire solo della prima stagione sulla piattaforma italiana. Scopriamo insieme allora cosa raccontano i numerosi episodi disponibili, ben 25, della durata di circa 20 minuti l’uno.

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Mira, Royal Detective, l’animazione educativa per i più piccoli

Una serie per tutta la famiglia, quella che vede protagonista Mira, una giovane detective che accompagna gli spettatori più piccoli in un viaggio alla scoperta e conoscenza della sua comunità indiana, man mano che procede con la risoluzione di vari misteri. Ambientata nella terra immaginaria di Jalpur, la serie segue la coraggiosa e intraprendente ragazzina, una comune cittadina che viene nominata detective reale dalla regina di questo mondo, ma non sarà sola.

Insieme al suo amico principe Neel, un abilissimo inventore, alla creativa cugina Priya e ai simpaticissimi mangusta Mikku e Chikku, Mira non si fermerà davanti a nulla per risolvere un caso. Ogni episodio presenta una struttura particolare: ciascuno di essi comprende due storie di 11 minuti l’una, ricche di musica, canzoni originali e balli in perfetto stile indiano che mostrano Mira mentre fa uso del suo pensiero critico e del ragionamento deduttivo per aiutare la sua famiglia, gli amici e tutta la comunità. Una sorta di Sherlock Holmes in gonnella e di origini decisamente diverse dall’investigatore di Baker Street.

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La produzione di questa serie incorpora molti aspetti della cultura indiana in modi autentici, tra cui la cucina, la musica, l’architettura, i mezzi di trasporto e la lingua. Le diverse vicende che incontriamo nei  vari episodi sfidano Mira e i suoi amici a unirsi e  lavorare in squadra, raccogliendo indizi e mettendoli insieme per risolvere i misteri che sorgono nel loro regno. I membri della famiglia allargata di Mira sono persone importanti nella sua vita, trasmettendo l’idea che la “famiglia” non si limita ad un’unità nucleare. Questa dolce serie include musica vivace e il giusto tocco di fantasia (animali che parlano, veicoli che possono volare, ecc.) per il suo giovane pubblico.

La promozione della diversità socioculturale

Non è di certo la prima volta che l’animazione si dedica alla promozione dell’inclusività socioculturale e promuove la diversità etnica, permettendo al grande pubblico occidentale di entrare in contatto con mondi spesso lontani dal proprio quotidiano. Un lavoro simile è stato protagonista proprio di recente ai Diversity Media Awards 2020la premiazione che ha dato spazio e voce alle produzioni volte a promuovere la diversità integrata nella nostra società e nel nostro quotidiano, con la serie Berry Bees, premiata come Miglior Serie Kids dell’anno ai Diversity Media Awards 2020. In onda su Rai GulpBerry Bees è un concentrato di tutti gli ingredienti amati da ragazze e ragazzi: azione, avventura e segreti, un po’ come Mira, Royal Detective, e di cui all’epoca avevamo intervistato il regista Niccolò Sacchi.

La serie vanta, tra i produttori esecutivi, Sascha Paladino, Richard Marlis e Carmen Italia. La Paladino, in precedenza già autore di Doc McStuffins, una serie TV americana per bambini, aveva affermato a marzo 2020 che stavano lavorando a un titolo che fosse davvero autentico, un risultato effettivamente ottenuto grazie all’inclusione del maggior numero possibile di voci sud-asiatiche nella versione originale, un fatto che si è purtroppo perso fisiologicamente con il doppiaggio in italiano. L’augurio sin dagli esordi era proprio quello di consentire al pubblico di aprire una finestra su una nuova e interessante cultura, difficilmente esplorata e approfondita nel mondo dell’animazione. Ci sono riusciti?

A nostro parere, il risultato è stato raggiunto e anche abbastanza bene, grazie a un formato facile da visionare per un pubblico di minori e a personaggi realizzati e concepiti in modo universale, così che tutti i bambini possano ritrovarsi in queste storie nonostante le potenziali distanze e differenze culturali e sociali. Non solo: il gusto tipico delle produzioni bollywoodiane si fa sentire grazie alla presenza, nel team ai lavori di Mira, Royal Detective, di Shagorika Ghosh Perkins, in qualità di consulente culturale, di un ballerino proprio di Bollywood, Nakul Dev Mahajan, e altri designer, musicisti, scrittori che lavorano nello studio di animazione in India. Il coinvolgimento di persone autoctone e che ben conoscono e frequentano questo mondo è chiaramente un plus nella realizzazione dello show.

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Infine, lo show è stato sviluppato da Becca Topol, che in precedenza ha lavorato su un altro titolo presente su Disney+, Elena of Avalor, di cui è anche lo story editor, e  Perkins, citato poc’anzi, ha definito lo show una “celebrazione della cultura indiana e sud asiatica“,  aggiungendo che è contenta che la generazione di sua figlia “avrà un personaggio e un modello di ruolo in cui identificarsi e da ammirare.”

In conclusione

Mira, Royal Detective è una serie creata per bambini piuttosto piccoli, dai 2 ai 7 anni, ma è in grado di veicolare un messaggio importante per il pubblico di tutte le età: è fondamentale produrre e diffondere contenuti in grado di approfondire aspetti di etnie e società spesso distanti dal mondo occidentale in cui viviamo, cercando di favorire l’integrazione (anche) mediatica di questi gruppi sociali. Non solo questo il concetto alla base della serie, ma anche l’atteggiamento della protagonista, in grado di cooperare con le sue conoscenze amicali e familiari e di fare uso della sua capacità di ragionamento, un esempio fondamentale per i più giovani spettatori.