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Nine Perfect Strangers: la recensione degli ultimi due episodi

Ad agosto abbiamo avuto la possibilità di parlarvi, in anteprima, dei primi sei episodi di Nine Perfect Strangers (Nove Perfetti Sconosciuti), la nuova serie televisiva drammatica ad alto budget di Amazon Prime Video che prende spunto dall’omonimo romanzo di Liane Moriarty (che potete recuperare su Amazon).

In quell’occasione vi avevamo accennato come questa nuova serie mostrasse numerosi elementi positivi, come la caratterizzazione dei personaggi e le tematiche trattate, ma anche come la narrazione fosse estremamente lineare e mancasse di qualsivoglia guizzo intrigante che speravamo di osservare negli ultimi due episodi. Sarà stato così? Scopritelo in questa recensione che, come sempre, sarà priva di spoiler.

Nine Perfect Strangers

Nine Perfect Strangers: nove clienti e una direttrice enigmatica

Per rinfrescarvi la memoria, Nine Perfect Strangers mette in mostra proprio nove sconosciuti molto (im)perfetti che arrivano in un lontano rifugio chiamato Tranquillum House. Quest’ultimo è un esclusivo resort per la salute e il benessere che accetta solo una piccola percentuale delle tante persone che cercano di prenotare un soggiorno. Naturalmente, ognuno di loro arriva con un bagaglio pesante, ma in senso metaforico poiché questo è formato da dolore, traumi, insicurezze e tante altre cose che milioni di persone in tutto il mondo cercando di sistemare giornalmente anche pagando grosse cifre per delle sedute specialistiche. Diretto da una misteriosa russa di nome Masha (Nicole Kidman), il progetto Tranquillum promette un’esperienza trasformativa, ma inizialmente i partecipanti sembrano ostinatamente disinteressati a fare ciò che serve per trasformarsi veramente. Tuttavia, poiché le strategie di Masha diventano sempre più stravaganti, la terapia intensiva potrebbe essere l’ultima cosa di cui devono temere.

Nine Perfect Strangers

Un frullato troppo ricco di buona frutta

Nella recensione in anteprima avevamo sottolineato come la serie venisse presentata come un thriller ricco di misteri, ma che fin dai primi episodi si trasformava in una sorta di soap opera dove il focus più importante diveniva il viaggio interiore dei personaggi. Con gli ultimi due episodi il paragone che viene più immediato è quello con il frullato. Sapete tutti come funziona, no? Si mette una più o meno ampia varietà e quantità di frutta in frullatore, si preme un semplice bottone e ciò che ne viene fuori è una gustosa miscela che però non ha il vero sapore di nessuno dei frutti che abbiamo messo perché tutti i gusti si sono uniti tra di loro.

Nine Perfect Strangers è esattamente questo: tutti i personaggi vengono sviscerati in maniera anche alquanto lenta e ridondante nella parte iniziale dello show, poi a poco a poco vengono velocemente miscelati con gli altri e alla fine ne viene fuori un frullato poco saporito e con poco collante. I singoli pezzi sono buoni, con alcune interpretazioni meravigliose, una premessa interessante e una location visivamente sbalorditiva, ma tutti questi elementi a un certo punto vengono fusi insieme per creare qualcosa di strutturalmente incoerente.

Ad esempio, Tony (Bobby Cannavale) e Francis (Melissa McCarthy) hanno una trama divertente in stile commedia romantica con tutte le sciocchezze e le battutine divertenti che il genere richiede: ci si appassiona facilmente e sono divertenti da guardare.

Il problema è che si trovano nello stesso ambiente con Napoleon (Michael Shannon), Heather (Asher Keddie) e Zoe (Grace Van Patten), nonché un’unità familiare incapace di funzionare a causa di una perdita inimmaginabile per cui si prova una grande tristezza ed empatia. Nel frattempo Ben (Melvin Gregg) e Jessica (Samara Weaving) si trovano all’interno di un dramma relazionale sui pericoli dei social media, Lars (Luke Evans) si inimica Carmel (Regina Hall) come un classico bullo del liceo, per motivi futili, e per tutto il tempo qualcuno (che conosceremo solo nelle fasi finali della serie) minaccia di uccidere Masha per donare quella nota thriller al racconto e confondere ancora più il già ricco frullato.

Nine Perfect Strangers

I metodi di cura di Masha per aiutare i suoi clienti a diventare se stessi sono a dir poco interessanti, ma i presunti colpi di scena che il misterioso protocollo Tranquillum riserva ai suoi ospiti sono piuttosto ovvi. Ognuno dei nove sconosciuti ha un segreto, ma c’è così poco slancio dietro ogni rivelazione che lo spettacolo sembra che si limiti a illuminare la vita di un gruppo di persone problematiche che riescono a uscire dalla loro monotonia per qualche ora e all’improvviso qualcuno di loro dichiara qualcosa di interessante che dovrebbe fa sobbalzare gli altri ospiti e, in teoria, anche lo spettatore. Insomma, tutto perfettamente in linea con ciò che, a questo punto, potremmo definire “effetto frullato”.

Un finale che salva una narrazione confusa e piatta

Negli ultimi due episodi c’è più spazio per narrare il passato di Masha e scoprire cosa la guida davvero in questa missione e aiutare a delineare un contesto più preciso sugli eventi che accadono nella tenuta. Il settimo episodio, in particolare, è il preludio del caos perché si nota una totale perdita di controllo da parte degli ospiti che si trovano assenti della loro guida. Il grande numero di personaggi perdono di vista l’obiettivo principale e la loro caratterizzazione diviene confusa e appannata da una sceneggiatura fin troppo movimentata. Un climax quasi perfetto per un finale inaspettatamente ad effetto che, in qualche modo, risolleva le sorti dello show.

Nine Perfect Strangers

Non vi racconteremo alcun dettaglio proprio per mantenere la promessa del “niente spoiler”, ma vi basti sapere che vi sarà una sorta di lieto fine in cui tutti i fili sciolti vengono risolti e mostra nella sua interezza il trattamento non convenzionale del protocollo Tranquillum. Nel finale, quindi, Nine Perfect Strangers si concentra su temi profondi come il perdono e il lutto e nel complesso è soddisfacente nonostante l’eccessiva rapidità con cui alcuni bandoli della matassa vengono sciolti. Addirittura c’è stato anche spazio per un inaspettato approfondimento del personaggio di Carmel che è andato ben oltre quello presente nel romanzo. È stata una palese dimostrazione di come, avendo più tempo a disposizione, il prodotto finale sarebbe potuto essere più ricco di contenuti e di intrecci narrativi.

Conclusioni

In conclusione Nine Perfect Strangers di Amazon Prime Video non è una pessima serie, ma è un prodotto che non sfrutta benissimo il suo grande potenziale a causa di un’eccessiva brevità che rovina e riduce all’osso la presenza dei numerosi personaggi con i loro passati e i relativi scheletri negli armadi. Proprio i nove sconosciuti e, ovviamente, gli attori che li hanno interpretati sono uno dei punti di forza della serie, tuttavia, sempre a causa della sopracitata breve durata della serie, alcuni di loro sono stati danneggiati.

Ad esempio, Ben e Jessica si sono rivelati gli anelli più deboli della trama, visto il loro tempo ridotto sullo schermo, anche se all’inizio sembravano avere un ruolo centrale. Queste sono le conseguenze di un frullato troppo ricco che non permette di distinguere i sapori. Considerando anche il modo in cui è finita la prima stagione, crediamo che ci dovremo accontentare di quanto visto perché difficilmente ce ne sarà una seconda.