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Nine Perfect Strangers, la recensione in anteprima dei primi 6 episodi

Probabilmente non c’è nessuna star hollywoodiana che si sia adattata all’industria dell’intrattenimento, sempre in rapida evoluzione, come Nicole Kidman. I fan di Big Little Lies e The Undoing lo sanno molto bene e saranno certamente attratti dal gran numero di talenti che accompagnano la Kidman in Nine Perfect Strangers, miniserie prodotta da Hulu e trasmessa in Italia su Amazon Prime Video a partire dal 20 agosto. Creata dalla collaborazione tra John Henry Butterworth, David E. Kelley, Nicole Kidman e Liane Moriarty (l’autrice di Big Little Lies e dell’omonimo romanzo da cui è tratta) la serie viene presentata come un thriller ricco di misteri, ma fin dai primi episodi si trasforma in una sorta di soap opera dove il focus più importante diviene il viaggio interiore dei personaggi. Senza dilungarci troppo, eccovi la nostra recensione in anteprima dei primi sei episodi. Come sempre, priva di spoiler.

Nine Perfect Strangers

Nine Perfect Strangers: nove viaggiatori e una direttrice apparentemente folle

Già dal primo episodio viene introdotta la storia principale, poiché osserviamo nove sconosciuti molto (im)perfetti che arrivano in un lontano rifugio chiamato Tranquillum House. Quest’ultimo è un esclusivo resort per la salute e il benessere che accetta solo una piccola percentuale delle tante persone che cercano di prenotare un soggiorno. Naturalmente, ognuno di loro arriva con un bagaglio pesante, ma in senso metaforico poiché questo è formato da dolore, traumi, insicurezze e tante altre cose che milioni di persone in tutto il mondo cercando di sistemare giornalmente anche pagando grosse cifre per delle sedute specialistiche. Diretto da una misteriosa russa di nome Masha (Nicole Kidman), il progetto Tranquillum promette un’esperienza trasformativa, ma inizialmente i partecipanti sembrano ostinatamente disinteressati a fare ciò che serve per trasformarsi veramente. Tuttavia, poiché le strategie di Masha diventano sempre più stravaganti, la terapia intensiva potrebbe essere l’ultima cosa di cui devono temere.

Questa è la seducente promessa che offre sia l’immaginario rifugio di benessere Tranquillum House, sia Nine Perfect Strangers con la sua trama. Attirano i curiosi e ignari clienti con un sorriso, affermando che bere le giuste bevande, assumere le giuste posizioni di yoga e stare lontano dal telefono abbastanza a lungo permettono di curare ogni disgrazia, ma è tutta una bugia. Nine Perfect Strangers, nella sua eccellente cura per i dettagli e per l’approfondimento dei personaggi, è un meraviglioso adattamento del romanzo omonimo di Liane Moriarty, una serie che approfondisce la storia centrale di guarigione e dolore aggiungendo all’argomento la vena malinconica della mancanza effettiva di una soluzione rapida al miglioramento. Il risultato è uno spettacolo elettrizzante quanto Big Little Lies, con un bordo tagliente e aggressivo che non ha nulla a che vedere con il benessere.

Personaggi dalla grande caratterizzazione psicologica

Avendo letto il libro (non è fondamentale farlo per apprezzare la trasposizione seriale) si rimane affascinati per l’aderenza del cast all’opera originale, in un connubio di elementi che mettono in risalto i punti di forza dei protagonisti e ne umanizza le loro debolezze. A guidare il gruppo è indubbiamente Nicole Kidman in un ruolo praticamente disegnato per lei. L’attrice eccelle in questo suo essere una salvatrice vagamente malvagia, nonché una donna simile a una dea che ispira paura da ogni poro costringendo le persone a rispettarla e obbedirle attraverso la forza della sua volontà. Tra i visitatori (o meglio pazienti), spicca indubbiamente Melissa McCarthy nei panni dell’autrice di romanzi Frances Welty. Il tempismo impeccabile e la pacata tenerezza di McCarthy la trasformano nella perfetta eroina di una commedia romantica, esattamente il tipo di donna protagonista dei suoi stessi libri.

Nine Perfect Strangers

Poi c’è Michael Shannon nei panni dell’eccessivamente ottimista Napoleon Marconi, il patriarca di una famiglia poco abbiente traumatizzato dal suicidio del figlio. Attraverso i suoi monologhi sconclusionati e i suoi grandi sorrisi, Shannon incarna quanto possa essere tossica la positività implacabile. È proprio per questo motivo che l’enigmatica Masha ha deciso di accoglierlo nel progetto, donandogli uno sconto economico esclusivo. Poi, ancora, troviamo Regina Hall, Bobby Cannavale, Manny Jacinto, Melvin Gregg e Samara Weaving: insomma, ogni attore di questa miniserie porta il suo grande talento e storie uniche tanto dolorose quanto enigmatiche.

Nine Perfect Strangers

Nine Perfect Strangers è uno di quelle rare serie in cui è impossibile scegliere un personaggio preferito perché tutti sono semplicemente perfetti. Il risultato è quello di avere una produzione avvincente e deliziosamente confezionata che, però, da apparente thriller si interessa maggiormente ad esaminare la psicologia delle persone per comprendere chi di loro sarebbe attratto dalla splendida trappola costruita da Masha. Attualmente, di contro, c’è solo Luke Evans il quale ha ottenuto il ruolo più ingrato nel generalmente sgradevole Lars ed è l’attore il cui personaggio è ancora fortemente incompiuto nei sei episodi a nostra disposizione.

Il concetto di benessere come mai era stato affrontato

La direttrice, dopotutto, ci sa fare perché, nonostante ci siano evidenti estremi di negligenza e autoritarismo, c’è una sorta di merito nella sua follia quando ottiene i risultati promessi. L’argomento del raggiungimento del benessere personale è stato esplorato molto in profondità da vare serie televisive, tra cui anche l’inaspettato Rick & Morty. Ciò che rafforza Nine Perfect Strangers, tuttavia, è la volontà di esplorare il tipo di persona che è attratta da queste soluzioni. Ci sono delle caratteristiche molto contraddittorie in ciascuno dei personaggi presenti nella serie: le persone che desiderano così tanto una soluzione al loro dolore da essere disposte a sborsare cifre astronomiche e accettare soluzioni folli, sono poi le stesse che hanno troppa paura di affrontare i loro demoni giornalmente.

Nine Perfect Strangers

Al contrario, chi invece non può permettersi di pagare molto, accetta con positività ogni tempistica e ogni decisione, anche la più dolorosa psicologicamente. In poche parole, nel corso dei sei episodi che ci sono stati forniti in anteprima, Nine Perfect Strangers mostra teneramente le vulnerabilità che accompagnano qualsiasi tipo di viaggio di auto-miglioramento, anche se quest’ultimo dovesse semplicemente avere un effetto placebo.

Conclusioni

In conclusione, dopo aver visto sei degli otto episodi di Nine Perfect Strangers, siamo genuinamente curiosi di vedere in che modo si concluderà lo spettacolo. Ci sono tutte le carte in tavola per un finale di grande effetto che potrebbe riguardare una presa di posizione solida sui metodi di guarigione di Masha e un riferimento sostanziale sulla salute mentale e sul superamento dei traumi. In ogni caso è un thriller molto atipico poiché pone un grande interesse sulla psicologia dei personaggi, ma che all’improvviso potrebbe accrescere il suo climax proprio sul finale. Detto questo, spesso il viaggio è più importante della destinazione e lo spettacolo è indubbiamente ben fatto e tanto intrigante da essere assolutamente guardato. Il cast stellare è ben bilanciato e le interpretazioni sono ottime, anche se nei sei episodi a nostra disposizione c’è ancora qualcuno che merita un approfondimento maggiore. Insomma, mancano ancora due episodi e può succedere di tutto, ma la carne sul fuoco è davvero tanta e tutta ben cotta.