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La prima trasmissione televisiva festeggia 94 anni

Il 7 aprile 1927 la Bell Telephone Company di Boston effettuò per la prima volta una trasmissione televisiva meccanica a lunga distanza, trasmettendo un’immagine di 30 linee alla velocità di 10 immagini al secondo con l’ausilio di un sistema che utilizza il disco rotante Nipkow, un dispositivo in grado di analizzare e riprodurre le immagini. E’ un momento storico per tutta l’industria dell’intrattenimento e, più in generale, per l’evoluzione della tecnologia come siamo abituati a conoscerla oggi, soprattutto per quanto riguarda la fruizione dei media. Siamo comunque ben lontani da una vera e propria trasmissione televisiva per come la conosciamo noi, ma questo è stato comunque il primo passo verso il futuro.

Trasmissioni Televisive

“L’uomo ha di nuovo trionfato sulla natura”

Queste le prime parole di un editoriale che si poteva leggere sullo Scranton Republican riguardo alla prima dimostrazione pubblica di quella che venne già chiamata “televisione”, nella quale le immagini in movimento del segretario al commercio americano Herbert Hoover sono state inviate da Washington DC a New York tramite linee telefoniche.

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Il risultato, visto ai giorni nostri, non era dei migliori: la trasmissione, infatti, iniziò con un primo piano della fronte di Hoover, perché era seduto troppo vicino alla telecamera e la qualità era, ovviamente, non eccelsa; tuttavia, questo evento viene definito da molti storici come la migliore dimostrazione di un sistema televisivo meccanico mai realizzato fino a quel momento e sarebbero passati molti anni prima di avere una tale qualità dell’immagine. Ma il primo passo era stato fatto e di lì a poco si sarebbe realizzata l’evoluzione da quella che era definita “televisione elettromeccanica” basata sul disco di Nipkow citato prima, alla “televisione elettronica“, realizzata con un dispositivo che abbiamo conosciuto molto bene: il tubo catodico, che veniva utilizzato sia per gli apparecchi di ripresa, che in quelli di visione.

I primi esperimenti analogici

La Televisione Analogica” fu realizzata per la prima volta il 7 settembre 1927 dall’inventore statunitense Philo Farnsworth nel proprio laboratorio di San Francisco, trasmettendo l’immagine di una semplice linea retta. Nel giro di due anni, l’inventore americano migliorò ulteriormente la sua invenzione, rimuovendo ogni parte meccanica dell’apparecchio e riuscendo a trasmettere le prime figure umane dal vivo, inclusa un’immagine di quasi dieci centimetri di sua moglie Elma con gli occhi chiusi, questo probabilmente a causa della forte illuminazione richiesta per tale operazione.

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Poco dopo, Farnsworth cedette il brevetto a RCA (Radio Corporation of America), una delle più grandi aziende di elettronica statunitense, e iniziarono le prime vere e proprie trasmissioni sperimentali sia negli Stati Uniti che in Europa, in particolare in Inghilterra, dove il 14 Luglio del 1930 viene trasmessa la commedia di Pirandello “L’uomo dal fiore in bocca“, la prima rappresentazione teatrale in tv.

Le prime trasmissioni in Italia

I primi esperimenti di trasmissioni televisive sperimentali in Italia vennero eseguiti a Torino nel 1934, più precisamente all’interno del Centro di Direzione dell’EIAR (che diventerà in seguito RAI), nei locali del Teatro di Torino, vicino a quella che diventerà la sede storica della RAI. Ma è all’inizio degli anni ’40 che iniziano le prime vere e proprie trasmissioni televisive nazionali con presentatori, interviste sportive in studio, sketch, canzoni, balletti e opere.

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E’ anche l’inizio della fabbricazione di televisori a valvole da parte delle grandi aziende di elettronica italiane, tutti destinati a pochi privilegiati (dato anche il costo elevato) come gerarchi, docenti, industriali e imprenditori che installano sui tetti di tre grandi città italiane (Torino, Milano e Roma) le prime antenne per la ricezione delle immagini. Purtroppo, la Seconda Guerra Mondiale portò, oltre alla sospensione delle trasmissioni televisive e allo sviluppo in tecnologie dedicate, alla distruzione di ogni traccia della prima sperimentazione televisiva italiana a causa dei bombardamenti degli archivi dell’EIAR: documenti, palinsesti, sceneggiature, foto, pellicole e tutto ciò che documenta quella prima generazione di televisione, vengono completamente eliminati.

Il Dopoguerra

Nel 1944 nasce ufficialmente la RAI, inizialmente acronimo di Radio Audizioni Italiane e dal 1954 Radiotelevisione italiana, che si propose di far ripartire le sperimentazioni televisive in Italia e così, 5 anni più tardi,  venne effettuata una trasmissione sperimentale dalla Triennale di Milano presentata da Corrado, dando inizio alle trasmissioni televisive, con lo standard a 625 linee, una definizione del formato video tradizionale.

Per le trasmissioni rivolte al grande pubblico, però, bisognerà aspettare qualche anno: precisamente il 3 gennaio 1954, quando venne inaugurato il Programma Nazionale (era un unico canale) in bianco e nero, con le trasmissioni che iniziavano alle 11 del mattino per terminare alle 23 dello stesso giorno. Anche se, alle volte, la RAI trasmetteva anche la notte alcune trasmissioni americane, come gli incontri di box, che avvenivano in contemporanea col paese oltreoceano.

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Nel frattempo, il palinsesto crebbe e iniziarono ad essere trasmessi i primi quiz a premi come Lascia o Raddoppia Il Musichiere, La Domenica Sportiva, l’avvento delle prime pubblicità con Carosello e dalla fine degli anni ’50 anche il primo telegiornale, che riuscì a proporre immagini e audio di eventi e fatti di cronaca in tempo reale, riuscendo a coinvolgere anche chi non era interessato ai giornali cartacei; inoltre, vennero fatti i primi collegamenti via satellite con gli Stati Uniti, segnando l’avvento della comunicazione interplanetaria e permettendo di assistere a eventi fondamentali della storia contemporanea in diretta, come lo sbarco del primo uomo sulla Luna nel 1969, con oltre 500 milioni di spettatori.

Nonostante tutto ciò, però, l’Italia è sempre stata abbastanza in ritardo con l’evoluzione tecnologica riguardo la televisione e tutto ciò che fa parte delle trasmissioni televisive in generale: si pensi che, ad esempio, la prima vera e propria diretta televisiva è stata effettuata nell’estate del 1936 nella Germania nazista, quando furono trasmessi i Giochi Olimpici di Berlino con cavo coassiale in diretta, per un totale di otto ore al giorno, in 27 luoghi pubblici tra Berlino, Lipsia e Monaco; o anche solo l’avvento del colore, per il quale fummo praticamente gli ultimi ad adottare tale tecnologia tra il 1976 e il 1977.

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Dall’analogico al digitale

Per avere un ulteriore salto in avanti nella trasmissione di programmi televisivi, oltre all’appena citato avvento del colore, bisogna arrivare agli anni ’90, nei quali si raggiunge finalmente una progressione tecnologica tale da permettere una potenza di calcolo maggiore. Per questo, a partire dal 1994, l’azienda statunitense Hughes Electronics inizia un primo servizio di TV digitale via satellite con Direc TV, che permette di usufruire dei vari programmi televisivi in maniera del tutto nuova: il segnale digitale, a differenza di quello analogico, riesce a trasmettere molte più informazioni, oltre ad avere qualità decisamente migliore, e permette agli spettatori di usufruire di una serie di caratteristiche in più come sottotitoli, audio in più lingue e così via.

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In questo caso, l’azienda italiana Tele+ fu davvero avanguardistica per quanto riguarda questo tipo di servizi: fu infatti la prima in Europa a fornire una piattaforma televisiva a pagamento per la televisione digitale satellitare (solo un anno dopo gli americani), nonché la prima a dare la Pay TV al pubblico italiano, tramite un decoder digitale e l’installazione di un’antenna apposita che potesse captarne il segnale. Ma il passaggio imposto dalla legge da analogico a digitale terrestre, previsto per il Dicembre del 2006, è stato completato solo nel 2012, a causa soprattutto di alcune lacune tecnologiche da parte della popolazione italiana in sè, oltre che i costi, per alcuni, non inizialmente sostenibili.

Questo passaggio ha, ovviamente, spinto l’intera industria a sviluppare nuove tecnologie anche per la fruizione delle trasmissioni televisive, che hanno visto quindi l’arrivo di Decoder per poter adattare i vecchi televisori a tubo catodico in modo tale che potessero convertire il segnale, insieme a veri e propri nuovi apparecchi con tecnologia a cristalli liquidi (i televisori LCD), con il decoder integrato, in modo tale da recepire direttamente il segnale digitale e non più quello analogico.

Presente e futuro

Sono passati quasi cento anni da quella prima storica trasmissione del segretario al commercio americano Herbert Hoover e, come abbiamo visto, sono cambiate moltissime cose, tanto che oggi la stragrande maggioranza delle persone non guarda nemmeno più i programmi televisivi, ma si affida alla moltitudine di piattaforme streaming che forniscono un intrattenimento più efficace e immediato, dove il televisore è solo un mezzo. Amazon Prime Video, Disney+, Netflix e tante altre danno modo allo spettatore di scegliere cosa guardare e quando guardarlo, basta possedere un apparecchio in grado di connettersi ad internet ed il gioco è fatto; non si necessita più di ricevitori o decoder, ma basta semplicemente una connessione dati per poter usufruire di tali servizi.

Netflix

E per il futuro? Il progresso tecnologico sta accelerando ad una velocità spaventosa e può essere che nel giro di solo una decina d’anni ci ritroveremo di fronte ad un nuovo modo di fruizione dell’intrattenimento, magari con un’interattività ancora più immersiva di quanto già si è abituati ora. Se volete comunque approfondire ulteriormente la storia della televisione (specialmente quella italiana), vi consigliamo il libro “Storia delle televisioni in Italia – Dagli esordi alle web tv” che potete acquistare su Amazon.