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Promare, la recensione dell’esplosivo film animato dello studio Trigger

I prolifici Nexo Digital e Dynit, per lanciare la stagione 2020 dei lungometraggi animati, hanno deciso di partire col botto con Promare, il titanico debutto cinematografico dello studio Trigger sotto la direzione artistica del duo Hiroyuki Imaishi e Kazuki Nakashima, autori dietro alle apprezzate serie Sfondamento dei Cieli Gurren Lagann e Kill la Kill. In sala dal 3 al 5 febbraio, la pellicola prima dello studio d’animazione più folle di sempre rappresenta uno dei prodotti visivamente più spettacolari del decennio, presentandoci un’orgia senza fine di azione mecha dai colori impossibili.

Azione animata ipercinetica

Ben lontani dalle storie d’amore di Your Name Weathering with You di Makoto Shinkai o dai drammi di formazione come La forma della voce e Voglio mangiare il tuo pancreas, la pellicola è un graditissimo ritorno all’azione animata ipercinetica e stilizzata per cui lo studio Trigger è ormai riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Sempre fedeli a replicare il feeling adrenalinico che ha caratterizzato l’animazione dei super mecha degli anni ’70 e ’80, gli animatori del Trigger con Promare è riuscito a confezionare un gioiello di animazione da un’estetica unica e che guarda anche al futuro.

Nel mondo di Promare seguiamo la lotta dell’umanità con i Burnish, una razza di mutanti capaci di manipolare le fiamme a proprio piacimento e mossi dal desiderio irrefrenabile di ardere. Dopo trent’anni di rivolte sociali e incendi di dimensioni apocalittiche la minaccia si è quasi estinta grazie all’operato della Burning Rescue, un corpo d’elité di pompieri di cui fa parte il protagonista Galo Thymos, un impulsivo e testardo pompiere sempre in prima linea per difendere le strade di Promepolis dagli attacchi terroristici dei Mad Burnish. Ma l’incontro/scontro con il loro giovane leader Lio Fotia però instilla il seme del dubbio in Galo, pronto a voler scoprire i misteri della società costruita dal suo eroe e governatore della città Kray Foresight.

Se avete già visto le opere dello studio Trigger, troverete nell’ultima opera di Imaishi e Nakashima tanti punti di contatto: tutto lo scenario e caratterizzazione ricalcano in modo fedele la poetica anarco-punk del duo, a partire dalla visione romantica sul terrorismo come ultima forma di canto libero. Dietro infatti la palette cromatica pastellosa, la società di Promepolis si erge sull’odio razziale e la caccia indiscriminata ai Burnish, visti come nemici dell’umanità anche quando vogliono soltanto vivere in modo normale le proprie vite. Questa dualità viene sempre suggerita dal punto di vista estetico, abbandonando i tratti più accesi e cartoon delle strade per lasciar spazio agli asettici laboratori sotterranei dai colori neon più acidi. Lo stesso cattivo rientra perfettamente in questa cifra stilistica: dietro la facciata patinata da eroe della comunità, Kray rappresenta quell’antagonista che cerca un fine più nobile alle sue azioni deviate, in questo caso mosso da un complesso del messia parecchio radicato.

Da una sequenza di combattimento all’altra

Non aspettatevi però un intreccio particolarmente approfondito, perché significa che non conoscete lo stile Trigger. La storia è infatti solo un pretesto per spingere lo spettatore da una sequenza di combattimento all’altra, creando un ritmo unico e incalzante fino alla sua esplosiva e assurda sequenza finale. Promare è un film che si regge quasi esclusivamente sul suo stile sempre over the top e la capacità di alzare esponenzialmente la scala laddove la concorrenza cerca di mantenere un rigore stilistico fino in fondo – chiunque abbia visto il finale di Gurren Lagann sa di cosa sto parlando.

Lo stesso design dei suoi protagonisti non vuole rimanere ancorato a stereotipi: nonostante la somiglianza fisica e caratteriale con il Kamina di Gurren Lagann, Galo è un eroe privo del machismo tipico del genere, mostrando anche un lato più umano e vulnerabile dietro la sua scorza. Il suo rapporto con l’androgino anti eroe Lio è il pilastro principale della pellicola, dapprima una rivalità che in seguito sfocia nella complicità e amicizia. A differenza dei normali eroi del Trigger, la coppia nasconde una neanche troppo velata tensione omoerotica su cui la sceneggiatura spesso gioca e stuzzica lo spettatore. Perché non c’è niente di più unico del legame che si crea dal pilotare insieme un robot gigante, vero?

Unico rammarico del cast sono i tanti personaggi secondari della pellicola, che tradiscono il passato seriale degli autori: per lasciare il tempo a Galo e Lio di splendere, nessuno dei membri della Burning Rescue o dei Mad Burnish brilla per scrittura e caratterizzazione, limitandosi ad essere figure di contorno ben ritratti esteticamente e con qualche tormentone poco ispirato. L’unico altro personaggio ben tratteggiato, seppur in linea con lo stile dello studio, è il misterioso e manipolatore Kray: dietro la facciata tranquilla da eroe e salvatore si nasconde un arrivista e manipolatore, questa volta dotato di un complesso del messia che non si fa problemi a

Il vero fiore all’occhiello di Promare è la sua animazione, per la prima volta per lo studio una perfetta commistione fra disegno tradizionale e 3DCG curata dallo studio Sanzingen. Se le sezioni bidimensionali confermano lo stile sopra le righe e senza limiti degli animatori del Trigger, la vera sorpresa viene proprio dalle battaglie in CG. Negli anni la tecnica ha fatto passi da gigante rispetto ai primi (anche un po’ imbarazzanti) esperimenti, ma in questo caso le volontà artistiche di Imaishi sono state magnificamente trasposte nella terza dimensione, con movimenti di camera che riescono a seguire con fluidità e nei modi più assurdi i grandiosi combattimenti fra i colossi metallici.

Il colpo di genio

Il vero colpo di genio, atto a nascondere una complessità poligonale non eccezionale, è l’utilizzo di strutture low-poly con i voxel: da riflessi solari di froma quadrata alle fiamme rosa acide dei Burnish son animate in questo stile, e mantenendo un colpo d’occhio abbastanza leggero, intere sequenze di combattimento diventano una gioia da seguire nella loro semplicità artistica, anche grazie a una colonna sonora sempre incalzante che alterna musica synth con energici brani j-pop. Momenti classici degli anime mecha come i nomi e le mosse assurde (tutte inventate sul momento da Galo!) compaiono su schermo e rimangono in aria durante i combattimenti e i proverbiali assurdi spiegoni.

Ultima nota sul doppiaggio italiano: sebbene l’ottima direzione artistica del veterano Francesco Mazzotta, la voce di Maurizio Merluzzo sul protagonista risulta abbastanza anonima e monocorde, quasi a inseguire il lavoro fatto da Vittorio Guerrieri su Kamina. Alessio Puccio (la storica voce di Daniel Radcliffe in Harry Potter) fa un lavoro più apprezzabile per il più poliedrico Lio, ma la vera garanzia è Andrea Ward nei panni del villain Kray, persino più credibile della controparte giapponese.

Promare è un atto d’amore a tutti gli appassionati dell’animazione giapponese per il puro gusto dell’animazione stessa: chi cerca una storia approfondita, sentimenti e grandi messaggi probabilmente non verrà investito dall’ultimo lavoro di Imaishi e Nakashima né sarà il film che vi farà cambiare idea su questo tipo di narrazione. Per tutti coloro che sono cresciuti a pane e Mazinga, la storia di Galo, Lio e i Burnish sarà la visione più estasiante e intrattenente che avrete quest’anno in sala.

 

Se le imponenti battaglie fra i mecha di Promare non vi bastano, potete recuperare in formato blu-ray l’amatissimo Sfondamento dei Cieli Gurren Lagann, dove la scala dei combattimenti raggiunge livelli…galattici!