Cinema e Serie TV

Ratched, recensione in anteprima della nuova serie di Ryan Murphy

Il 18 settembre, arriverà sugli schermi una nuova serie TV targata Netflix, Ratched. Abbiamo avuto il piacere di vedere in anteprima l’intera prima stagione, composta di 8 episodi da 50 minuti circa, e la abbiamo recensita per voi. Senza farvi spoiler.

Ratched è la nuova serie thriller drammatica di Ryan Murphy (questa volta anche in veste di produttore esecutivo) e Ian Brennon e sceneggiato da Evan Romansky che racconta le origini di Mildred Ratched, l’enigmatica e pericolosa infermiera protagonista del romanzo Qualcuno volò sul nido del cuculo scritto da Ken Kesey e pubblicato nel 1962. In realtà, non è la prima volta che il romanzo viene riadattato per un contenuto televisivo o cinematografico: nel 1975, infatti, Miloš Forman realizzò un omonimo film, divenuto poi un cult grazie anche alla vittoria di ben cinque Premi Oscar nel 1976, tra cui quello di Miglior Film.

Un efferato omicidio e una clinica psichiatrica fuori dal normale

In questo nuovo adattamento seriale, ci troviamo nel 1947 e la prima cosa che osserviamo è un efferato omicidio di alcuni preti e uomini di chiesa da parte di un diabolico assassino di nome Edmund Tolleson (interpretato da Finn Wittrock). Quest’ultimo viene subito catturato dalla polizia, ma invece del carcere viene mandato nell’ospedale psichiatrico più famoso della California: il Santa Lucia. Poco dopo possiamo, quindi, vedere la protagonista, Mildred Ratched interpretata da Sarah Paulson, mentre arriva nel nord della California in cerca di lavoro proprio presso il suddetto ospedale.

Ratched

Il motivo di così tanta importanza del Santa Lucia è presto detto: è l’unico ospedale psichiatrico in cui un medico, in questo caso il Dr. Richard Hanover interpretato da Jon Jon Briones, ha la possibilità di applicare ai pazienti le prime controverse cure sperimentali sulla mente umana, tra cui la lobotomia. Ratched, pertanto, decide di recarsi in questo luogo in totale autonomia inventando appuntamenti fittizi e orchestrando diabolici piani pur di accaparrarsi la fiducia del Dr. Hanover e guadagnare il posto di lavoro. Avuto questo, però, la donna mostrerà i suoi veri piani, il suo vero carattere e i legami con alcuni pazienti ricoverati nell’ospedale.

Ratched

La bella ed elegante Mildred muterà totalmente il suo comportamento dimostrando che non solo mostri si può diventare, ma che a volte la pazzia e solo un modo errato di definire un comportamento umano non conforme al proprio pensiero e alla società.

Le origini di Mildred Ratched

La storia mostrata nella prima stagione della serie Netflix, quindi, racconta la vita e gli albori dell’antagonista principale di Qualcuno volò sul nido del cuculo e risponde alle domande di quei fan e lettori che si sono sempre chiesti se Ratched sia sempre stata cattiva oppure lo è diventata per qualche motivo particolare.

Ryan Murphy, quindi, ha captato questa richiesta di approfondimento del personaggio e ha deciso di descrivere abilmente uno dei personaggi più memorabili della storia del cinema che permise a Louise Fletcher di vincere l’ambito Premio Oscar, un Golden Globe e un Premio BAFTA come Miglior attrice protagonista.

Ratched

Nella pellicola di Miloš Forman, per chi non lo avesse visto, Ratched incarnava perfettamente il potere autoritario ed era abile a manipolare negativamente le menti delle persone con cui allacciava delle relazioni. Da questo potere scaturito da una grande abilità comunicativa e mistificatrice, traeva piacere e una forza tanto incredibile da credersi invincibile. Nonostante in alcuni casi apparisse come una donna premurosa, dolce e amorevole, in realtà nascondeva una mentalità molto diabolica e pericolosa e sfruttava le doti positive per i suoi piani malefici.

Queste caratteristiche sono, indubbiamente, presenti anche nella prima stagione della serie Netflix, ma si comprende bene come siano ancora insite dentro di lei e acerbe. Lo si nota in particolare nel rapporto con i pazienti dell’ospedale psichiatrico: essendo le persone più vulnerabili, ci si aspetterebbe un utilizzo molto forte e frequente della sua cattiveria, dopotutto potrebbe usarli come cavie per sperimentare i suoi piani più diabolici.

In realtà, nonostante riesca sempre a manipolarli, lo fa a fin di bene e il suo fine ultime è proprio quello di aiutarli. La vera indole malvagia dell’infermiera fuoriesce proprio nei confronti dei colleghi e delle persone più comuni e definibili “normali”.

Ratched

La prima stagione di Ratched compie proprio il lavoro che ci saremmo aspettati: mostrare le origini del personaggio di Ratched. Ciò che emerge è la figura di una donna emotiva, empatica, in costante conflitto con se stessa e sostanzialmente fragile, nonostante l’apparente durezza e perfezione esterna. Agli occhi della società è una donna sempre ordinata, elegante, affascinante e molto intelligente, ma dentro di sé ha un turbinio di traumi che la logorano e la portano a non godersi nemmeno i momenti più intimi.

Ratched

Murphy, inoltre, usa una tecnica molto particolare e singolare per mostrare i momenti esatti in cui la donna vive nel presente alcuni momenti dolorosi del passato: cambia la colorazione della scena improntandola sul verde, sul rosso o sul blu. In quei precisi momenti possiamo osservare o dei flashback o alcune espressioni facciali dei personaggi che fanno comprendere come ciò che si osserva o si vive ricordino qualcosa di negativo conservato nel proprio subconscio. Nel caso della protagonista, sono proprio queste cose che la cambiano dall’interno in quel preciso momento.

La violenza e il periodo storico controverso

Un’altra sostanziale differenza tra il film e la serie sta proprio nelle scene di violenza fisica da parte di Ratched. Nella pellicola di Miloš Forman l’infermiera non compie nessuna azione violenta, mentre nella serie Netflix non si fa particolari problemi ad aggredire violentemente coloro i quali potrebbero mettere in pericolo la sua missione.

Questa scelta potrebbe essere giustificata sia con la sopracitata acerbezza del personaggio di Ratched, che ancora deve riuscire a bilanciare la sua cattiveria con la sua intelligenza, ma anche con la volontà da parte del regista e dello sceneggiatore di mostrare un personaggio decisamente malvagio e indifendibile.

Ratched

Ratched non è solo la storia dell’infermiera più famosa della letteratura contemporanea, bensì la rappresentazione di un periodo storico molto controverso dove alcune tecniche mediche erano agli albori e la società doveva fare i conti con visioni per nulla progressiste.

Abbiamo ampiamente compreso il pensiero di Murphy riguardo, ad esempio, la sessualità con altre sue serie quali The Politician, Hollywood e Glee e anche Ratched non è esente. Anzi, in quest’ultima serie l’argomento prende delle connotazioni ancora più serie e pesanti, poiché se nelle altre opere questo era soprattutto legato ad un aspetto sociale, in Ratched viene trattato in ambito medico.

Ratched

Negli anni ’40, ma anche negli anni a venire, l’omosessualità o l’emancipazione femminile nell’ambito sessuale erano viste come delle alterazioni mentali simili alla schizofrenia e pertanto dovevano essere curate. Ratched mette in mostra esplicitamente tutte le reali dolorose e strazianti “cure” a cui erano sottoposti i pazienti. Il realismo di queste scene è anche dovuto alla magistrale interpretazione degli attori e della loro grande caratterizzazione all’interno della storia.

Dalla semplice proprietaria di uno sperduto motel nel nord della California, al direttore dell’ospedale e dalla segretaria del Governatore, all’infermiera Betsy Bucket, ogni personaggio è ben definito e possiamo conoscere o comprendere il proprio background.

La regia di Ryan Murphy

Non mancano ovviamente alcune scene “à la Murphy” dove lo spettatore si trova spaesato nel connubio tra scene e colonna sonora. Quelle classiche situazioni dove interviene forzosamente la sospensione dell’incredulità per non perdere l’alone di realismo e di mistero dell’intera puntata. Momenti nel quale veniamo, ad esempio, circondati da una colonna sonora tranquilla per poi osservare scene cruente e strazianti. Così come non mancano alcuni piccoli difetti soprattutto legati a quest’ultime scene dove si fa difficoltà a non captare una sorta di irrealismo e falsità nella realizzazione di alcuni effetti di scena.

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Allo stesso tempo Ryan Murphy è abilissimo alla regia con stacchi di camera magistrali e un montaggio coerente con la follia che permea l’intera storia. Emblematica, ad esempio, la scena in cui il Dr. Richard Hanover racconta l’episodio più doloroso della sua vita a Mildred Ratched: tra LSD, autoviolenza fisica e cambiamenti cromatici di singoli frame è una delle scene più dure, ma anche complesse che si possano osservare in questa prima stagione.

In conclusione…

La prima stagione di Ratched è intrigante e assolutamente ben riuscita. L’interpretazione di Sarah Paulson nei panni dell’infermiera Mildred è sublime, ma nel complesso lo è anche quella degli attori comprimari e secondari. Il ritmo della narrazione è lento, ma mai noioso anche durante i monologhi perché accompagnati da flashback dal forte impatto visivo. L’intreccio narrativo tra i personaggi, poi, permette di rendere la storia solida e appagante soprattutto quando vengono narrate le storie dei pazienti in cui vengono trattati argomenti quali abusi, violenze e, appunto, omosessualità.

Ratched

Ratched, in poche parole, è una serie che nonostante abbia alla base una storia violenta e crudele, riesce anche a trattare con tatto e intelligenza le debolezze e le confusioni della psiche umana, senza mai scadere nella banalità o nell’irrealismo totale. Il finale, forse, lascerà un po’ l’amaro in bocca, ma è un campanellino che auspica la presenza di altre stagioni future.

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