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Ray Bradbury, innovatore del genere fantascientifico

Ray Bradbury, nato il 22 Agosto del 1920 è stato un punto di riferimento per la narrativa di genere fantascientifico, nonostante il suo concetto di fantascienza fosse leggermente diverso da come siamo abituati a pensarla. Talvolta, non si riteneva nemmeno un autore di fantascienza, poiché non credeva molto nella scienza, ma la riteneva un pretesto per raccontare delle storie e per esaltare le scienze umanistiche come la letteratura e la filosofia, ritenute da lui stesso immortali e durature nel tempo.

Ray Bradbury

“Prima di tutto, non scrivo fantascienza. Ho fatto solo un libro di fantascienza e questo è Fahrenheit 451, basato sulla realtà. La fantascienza è una rappresentazione del reale. La fantasia è una rappresentazione dell’irreale. Quindi Cronache Marziane non è fantascienza, è fantasy. Questo è il motivo per cui durerà a lungo, perché è un mito greco e i miti hanno il potere di resistere.”

Proprio questa sua diversa concezione, però, gli ha permesso di scrivere romanzi e racconti non per forza relegati al genere fantascientifico, ma capaci di uscire da quell’ecosistema, per diventare dei veri e propri punti fermi nella letteratura moderna. Questi, slegandosi dalla natura prettamente commerciale che spesso hanno i romanzi fantascientifici, verranno considerati vera e propria narrativa, degna di essere inserita addirittura nelle antologie scolastiche.

I primi anni di vita

Bradbury trascorre i primi anni della sua vita nell’Illinois, in una cittadina chiamata Waukegan (che nelle sue storie trasformerà in Green Town), ma è a Los Angeles che passerà gran parte della sua esistenza. Egli era un grandissimo lettore e si dilettava a scrivere diversi racconti già in giovane età: si pensi che restò talmente affascinato dai romanzi del Ciclo di Barsoom, in particolare dal personaggio di John Carter, scritto dal suo autore preferito Edgar Rice Burroughs (creatore, tra l’altro, di Tarzan), che decise di scriverne il suo personale seguito, all’età di solo dodici anni.

Ray Bradbury

Ma la sua vita iniziò a cambiare quando scoprì l’esistenza della Los Angeles Science Fiction Society, una sorta di vero e proprio circolo di appassionati di fantascienza, della quale divenne membro e sulla cui fanzine, chiamata Immagination!, riuscì a pubblicare il suo primo racconto nel 1938, dal titolo Hollerbochen’s Dilemma, la storia di un individuo capace di fermare il tempo per sfuggire ai pericoli, che tuttavia, quando questi sono troppo numerosi, lo fanno esplodere.

“Hollerbochen’s Dilemma fu accolto molto male e non piacque a nessuno. Anche io penso sia stato un racconto terribile”.

Ray Bradbury

Disse Bradbury a proposito della sua prima storia. Tuttavia, facendo un salto avanti nel 2014, Hollerbochen’s Dilemma verrà nominato per il Retro-Hugo Award, un prestigioso premio assegnato alle opere di fantascienza, nella categoria “Miglior Storia Breve”.

Prime difficoltà e soddisfazioni

Ma lo stile molto narrativo, quasi totalmente privo di quegli elementi caratteristici che permeavano la fantascienza di quegli anni, gli chiuse numerose porte, dal momento che quello che le riviste specializzate e di settore cercavano era qualcosa di completamente diverso dai racconti che Bradbury scriveva, tanto che si vide addirittura costretto a creare da zero una propria fanzine, chiamata Futuria Fantasia, nella quale pubblicare le sue storie.

Ray Bradbury

Sarà solo a partire dagli anni ’40 che Bradbury riuscirà a farsi pubblicare anche su riviste professionali vere e proprie; inoltre, a causa della sua mancata convocazione nell’esercito americano per la sua vista non eccellente, riuscì a diventare uno scrittore a tempo pieno, dedicando quasi interamente le sue giornate alla stesura e alla creazione dei suoi racconti.

Il primo di questi, considerato anche il primo vero e proprio pezzo “da professionista”, è intitolato Pendulum, scritto a quattro mani insieme a Henry Hasse e pubblicato sulla rivista Super Science Stories nel 1941.

“Ero lontano anni luce dallo scrivere il mio primo racconto buono, ma intravedevo già il mio futuro. Sapevo la strada che volevo scegliere.”

Ray Bradbury

Le Cronache Marziane

Verso la fine degli anni ’50, Bradbury pubblicò, oltre che su Super Science Stories, diversi racconti su una serie di riviste specializzate come Thrilling Wonder Storiers, Planet Stories The Arkham Samplertutti con un unico filo conduttore: la colonizzazione di Marte da parte dei terrestri.

Ogni storia è auto-conclusiva, ma sono tutte collocate all’interno di una grande cornice narrativa: la conquista e la colonizzazione del pianeta rosso. Tuttavia, nonostante sembri ad una prima lettura una sorta di “celebrazione” degli uomini che conquistano lo spazio, in realtà è una vera e propria metafora e critica di ciò che è stata la colonizzazione dell’America da parte dei padri fondatori, con il conseguente sterminio dei nativi americani (che nell’opera sono “impersonati” dai marziani).

Ray Bradbury

In seguito, tutti i racconti vennero raccolti in quella che viene considerata una delle migliori opere dell’autore: Le Cronache Marziane, che dal 1950 in avanti daranno modo a Bradbury di farsi conoscere anche dal pubblico internazionale, sia di appassionati di fantascienza che non.

La consacrazione con Fahrenheit 451

Ma la definitiva consacrazione come scrittore per Bradbury arriverà nel 1953, quando verrà pubblicato il suo romanzo più famoso: Fahrenheit 451 (conosciuto in Italia anche col nome di Gli anni della fenice), da molti considerato alla stregua di 1984 di Orwell e Il Mondo Nuovo di Huxley.

Ray Bradbury

Il titolo scelto dall’autore per il romanzo fa rimento a quella che, almeno secondo Bradbury, dovrebbe essere la temperatura di accensione della classica carta, alla pressione corrispondente ad 1 atmosfera. In realtà, questa dipende da molti fattori, in particolare dallo spessore della carta stessa: un esempio è la carta da giornale che si accende a 185 gradi centigradi, al contrario di quella da lettera che subisce lo stesso fenomeno a 360.

Ray Bradbury

Il libro nasce come una sorta di ampliamento di un altro racconto breve di Bradbury, intitolato The Firemane racconta la storia di Guy Montag, un uomo che lavora nel corpo dei pompieri, che però, nel futuro distopico in cui ci troviamo, non spegne gli incendi, ma li appicca. Infatti, vige una legge che vieta ad ogni individuo di leggere un qualsiasi libro, pena il rogo della propria abitazione, assieme a tutto il materiale cartaceo posto al suo interno. Ovviamente, il nostro protagonista avrà modo di ravvedersi da questa visione distorta del mondo, mettendosi contro la legge e contro il suo stesso comandante.

Come abbiamo detto in precedenza, Bradbury era un grandissimo lettore, tanto che finiti gli studi si mise a studiare per conto proprio, rinchiudendosi dentro le biblioteche locali. Non sorprende, quindi, la sua passione per i libri e l’amore per gli stessi; si pensi che, negli ultimi anni di vita, si oppose fermamente alla pubblicazione in formato ebook delle sue opere. All’interno di Fahrenheit 451 abbiamo, infatti, una forte allegoria con quello che fu il rogo di una gran quantità di libri durante il periodo fascista, così come con le varie repressioni culturali messe in atto dai vari regimi totalitari, nei quali tantissimi letterati vennero perseguiti e uccisi.

Ray Bradbury

Diversi anni dopo, più precisamente nel 1966, il libro ottenne una trasposizione cinematografica, diretta da François Truffaut, destinato al mercato e alla distribuzione internazionale, in una produzione che aveva un altissimo budget e che arriverà anche da noi in Italia nel 1971, riscuotendo un discreto successo di pubblico.

The Twilight Zone e altre imprese televisive

La fama di Bradbury come scrittore divenne presto molto vasta, tanto da procurargli diversi ingaggi in qualità di sceneggiatore per diverse produzioni televisive e cinematografiche, come ad esempio quello per la trasposizione del romanzo di Herman Melville Moby Dick, La Balena Bianca.

Ray Bradbury

Degna di nota è la sua collaborazione alla serie fantascientifica The Twilight Zone (conosciuta da noi come Ai Confini Della Realtà), per la quale firmò il centesimo episodio, intitolato “I sing the electric body” (titolo, tra l’altro, di una poesia di Walt Whitman), tratto proprio da un racconto breve, presente nella raccolta col medesimo nome.

In un’intervista con Sam Weller, Bradbury raccontò dell’incontro avuto con l’autore della serie Rod Serling, un anno prima della premiere di The Twilight Zone, e della sua “richiesta d’aiuto” per la stesura di una serie con cui “non sapeva dove andare a parare”:

“Gli dissi:’Vieni a casa con me adesso e ti darò libri che ti aiuteranno’. Gli diedi copie di libri di Richard Matheson, Charles Beaumont, John Collier e Roald Dahl. E poi gli dissi ancora:’Ora hai un’idea completa di come dovrebbe essere il tuo show. Compra alcune di queste storie o assumi questi autori affinché lavorino per te, perché non puoi fare tutto da solo’. “

In seguito, Bradbury si disse infastidito da ciò che fece Serling per la serie, perchè, a detta sua, si basava troppo su quei racconti, tanto da sembrargli quasi un vero e proprio plagio:

“Era inconsciamente aggressivo. Ha plagiato inconsapevolmente.”

Ray Bradbury

Influenze moderne

Con i suoi racconti, Ray Bradbury ha inevitabilmente influenzato diverse opere della Cultura Pop moderna (soprattutto per quanto riguarda Fahrenheit 451), dai film, alle serie TV, ad altre opere letterarie. Vi riportiamo alcuni omaggi e citazioni presenti in diversi media, nonchè dediche allo stesso autore:

  • l’area di atterraggio della sonda Curiosity su Marte ha come nome Bradbury Landing, in onore dello scrittore statunitense;
  • The Mnemone è un racconto breve di Robert Sheckley, ispirato a Fahrenheit 451, nel quale tutti i libri sono vietati, così un uomo dotato di coscenza mnemonica deciderà di memorizzarne il più possibile per tramandarli oralmente;
  • su Topolino, è presente una parodia chiamata Papercelsius 154, nella quale è la musica ad essere vietata;
  • il titolo del poema sinfonico di Robert Calvert, Centigrade 232, allude a Fahrenheit 451 per il suo equivalente metrico, “a significare che lo scrittore sta distruggendo le sue bozze”;
  • il film Equilibrium del 2002 ha moltissime analogie con Fahrenheit 451: i vari roghi di libri, il protagonista facente parte di una sorta di milizia, la sua redenzione, mentre nella pellicola sono le emozioni ad essere vietate, invece dei libri.

Ray Bradbury

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