Cinema e Serie TV

Resident Evil, ecco come il rilancio passa da nuovi film e serie tv

Il 2021 è l’anno del venticinquesimo anniversario di Resident Evil, iconica e inossidabile serie di videogiochi horror da sempre rimasta sulla cresta dell’onda, nonostante qualche clamoroso passo falso. La società produttrice nipponica, Capcom, forte della scia di successi e del rilancio della saga dopo gli inciampi avvenuti nella generazione PlayStation 3 e Xbox 360, dà un forte segnale anche alla controparte cinematografica. I progetti sono molti e ancora in divenire, e mentre le prime informazioni vengono a galla, sappiamo per certo che sarà Netflix a prendere sotto la sua ala protettrice due delle produzioni più di rilevo. Si tratta di Resident Evil: Infinite Darkness, film animato in computer grafica, e una serie per la tv con attori reali. Il terzo progetto, prodotto da Constantine films, è un nuovo lungometraggio che fungerà da reboot. Approfondiamo insieme la questione.

Resident Evil, il rilancio di un’icona

La quantità di progetti sviluppati in parallelo ha in effetti creato un po’ di confusione tra gli appassionati, complici anche alcuni cambi in corsa che non hanno fatto altro che creare ulteriori incertezze sulla tabella di marcia e sulla supervisione dei lavori in corso. Nella giornata di giovedì 21 gennaio, Capcom ha organizzato un evento a tema che si è concentrato in particolar modo sul nuovo capitolo della serie di videogiochi horror chiamato Resident Evil Village, anch’esso in arrivo quest’anno. Ciò che appariva certo fino a qualche giorno fa, era il fatto che il colosso dello streaming Netflix avesse messo le mani su ben due serie televisive: una interamente sviluppata in computer grafica e l’altra, ben più misteriosa, con attori in carne e ossa. C’è però stato un improvviso cambio, perché la prima è adesso pronta per essere solo un film, probabilmente per evitare inutili diluizioni.

La serie con attori reali sarà curata da Andrew Dabb, già sceneggiatore di Supernatural, il quale ha dichiarato che Resident Evil è la sua saga di videogiochi preferita. Secondo quanto reso pubblico da Netflix, l’adattamento vedrà protagoniste Jade e Billie Wesker, figlie gemelle dell’iconico e incontrastato Albert presente nella saga. Ci saranno due linee temporali separate da un intero decennio: la prima si concentrerà sulla fase adolescenziale delle due ragazze, che verranno trasferite a New Raccoon City; la seconda mostrerà i terribili effetti dello scoppio pandemico causato dal T-Virus. La prima fase della serie vedrà poi il rapporto tra Jade e Billie col padre Albert, evidentemente al centro di oscure macchinazioni ordite in combutta con la Umbrella, determinata a cambiare per sempre le sorti del mondo. La seconda fase, che speriamo non ceda troppo il passo all’azione sfrenata, metterà in luce gli effetti dell’infezione e gli esiti del nuovo mondo ormai al collasso.

Ben più interessante è invece il film in computer grafica chiamato Resident Evil: Infinite Darkness, a cui i produttori hanno evidentemente deciso di dare una forma diversa rispetto alle idee iniziali. Ed è certamente un bene, perché un prodotto come Resident Evil potrebbe faticare più del previsto quando gli si cuce addosso la formula dilatata delle puntate. Il lungometraggio vedrà il ritorno dei personaggi più amati in assoluto, Leon e Claire, già compagni nel disastro di Raccoon City in Resident Evil 2 e nel più recente remake. A tal proposito, Hiroyuki Kobayashi di Capcom ha spiegato che si tratterà di una narrazione canonica e che sarà ambientato dopo i fatti avvenuti in Resident Evil 4.

Uno sguardo al passato

Chi conosce bene la saga sa benissimo che le trame dei videogiochi sono facilmente ascrivibili a quelle dei classici b-movie, tra molti momenti che non hanno alcuna aderenza con la realtà e parecchi altri snodi narrativi che sfuggono via dai territori del plausibile. Prima ancora che le trame diventassero più complesse in favore degli inserimenti forzati di super armi biologiche, per giustificare la presenza di mostruosità da incubo, Resident Evil è stata da sempre riconosciuta come la controparte videoludica del perfetto film a tema zombie. Era, senza doversi troppo nascondere, un sincero omaggio a tutte quelle pellicole tanto care all’immortale George Romero, che ha spesso ricevuto delle citazioni proprio all’interno dei giochi.

Non sono mai mancate diverse sezioni in cui rimanevamo intrappolati all’interno di edifici, mentre orde di non morti tentavano di farci la pelle, con tanto di assi inchiodate alle finestre; né tanto meno i giochi si sono mai risparmiati altri momenti che i cultori del genere avranno sicuramente notato con un sorriso tra le labbra. È chiaro dunque che il debutto cinematografico dovesse ricreare certe atmosfere specifiche, che ogni appassionato si aspettava di rivivere sul grande schermo. Nel 2002 arriva dunque il primo film di Paul W.S. Anderson, che in parte riesce in questo arduo compito, soprattutto in un periodo in cui le trasposizioni tendevano a fare molti danni e non riuscivano mai a soddisfare pubblico e addetti ai lavori. Il successo fu così deflagrante che di film ne uscirono altri sei, con un tasso qualitativo spesso al di sotto delle aspettative.

Quei film di Resident Evil spingevano troppo l’acceleratore sull’azione, rivelandosi in antitesi rispetto alle atmosfere di tensione che avrebbero dovuto proporre. Sebbene riuscissero in qualche modo a portare su schermo alcuni personaggi piuttosto riusciti (e il riferimento va chiaramente alle interpretazioni di Milla Jovovic), altri risultavano essere fuori fuoco, con le trame che non aiutavano a far digerire agli estimatori dei videogiochi delle idee parzialmente nuove e inadatte. Considerando che la serie cinematografica aveva ormai detto tutto, Capcom ha pensato bene di fare un reboot, utile per allineare i prossimi film alla ritrovata verve artistica delle ultime produzioni videoludiche, finalmente libere da brutture che ne avevano irrimediabilmente sfregiato il vero volto. Arriviamo dunque alle soglie di una nuova produzione, ancora avvolta nel mistero ma con dei dettagli che iniziano a dare sensazioni positive per la messa in scena.

Un occhio al futuro del prossimo film

Ci sono buone speranze per il nuovo film in uscita proprio sul finire di quest’anno, ma alcune voci di corridoio stanno un po’ minando le rinnovate certezze. Sebbene la nuova pellicola comprenderà il ritorno dei personaggi principali, un noto e affidabile insider ha spiegato che la traccia della trama potrebbe prendersi più licenze poetiche del previsto, fino ad alterare origini e destini dei personaggi più rappresentatavi. Non sarebbe di certo un problema se la produzione avesse affermato di voler creare un film liberamente ispirato a Resident Evil, ma dal momento che le dichiarazioni ufficiali parlano di una forte aderenza alla storia originale, qualcosa potrebbe non andare per il verso giusto.

Chiaramente non è ancora tutto ufficiale e, come sappiamo, diverse decisioni possono cambiare anche in corsa. Ciò nonostante, da quanto emerso, pare che Chris e Claire potrebbero essere due orfani cresciuti nella ormai famigerata Raccoon City, esattamente all’interno di un orfanotrofio dove la sparizione dei bambini è una consuetudine. Si tratta chiaramente di un riferimento al nuovo luogo introdotto nel remake di Resident Evil 2, ma sulle loro nuove origini ci sarebbe non poco da ridire. Leon potrebbe essere invece un poliziotto con il vizietto dell’alcool che durante un addestramento spara per errore a un suo compagno. Solo il padre, personalità di rilievo nel corpo di polizia, sarebbe in grado di salvarlo dal grave atto commesso.

Per un motivo che scopriremo solo in seguito, Leon potrebbe finire in mezzo alla storia di Chris e Claire, formando così il trio delle meraviglie che manderebbe in visibilio tutti gli appassionati. Eppure, da quanto emerge, ci sono sin troppi elementi fuori contesto. In attesa di capire quale direzione possa intraprendere il nuovo film, da incensare sono le prime immagini che mostrano una fedeltà incredibile delle ambientazioni, assieme a un taglio che appare essere quello giusto. L’unica speranza, a questo punto, è che a fine anno non dovremo rimpiangere i lavori di Anderson, che nel frattempo non ha escluso di poter tornare a dirigere altre pellicole dedicate ai capolavori di Capcom.

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