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Robert Downey Jr: io sono Iron Man (ma non solo)

Io sono Iron Man. Era il 2008 quando al termine di quello che sarebbe divenuto il primo tassello del complesso Marvel Cinematic Universe, Tony Stark si presentava al mondo. E lo faceva con il volto di Robert Downey Jr., attore che da quel momento sarebbe divenuto l’araldo dei supereroi Marvel, ruolo ricoperto per più dieci anni, tra film solisti dedicati a Iron Man, avventure corali con gli Avengers o semplici comparsate nella vita di altri personaggi della Casa delle Idee prestati al cinema. Una figura immancabile, il volto che tutti al cinema aspettavano e di cui hanno pianto la scomparsa nelle battute finale di Avengers: Endgame.

La morte di Tony Stark (a questo punto non è più spoiler, giusto?) è stata una scarica emotiva per gli spettatori, un momento ricco di pathos e che ha reso onore al mito dell’eroe, pronto a sacrificarsi. E siamo onesti, magari qualcuno se lo aspettava, ma la maggior parte di noi è rimasta basita di fronte al suo ultimo saluto. Io sono Iron Man. Come è iniziata, la vita “supereroistica” al cinema di Robert Downey Jr è terminata. Pardon, la vita cinematografica di Iron Man.

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Perché Tony Stark e RDJ, come è amichevolmente chiamato Robert Downey Jr, non sono la stessa persona, nonostante per tutti siano ormai l’uno imprescindibile dall’altro.

Io sono Iron Man

Motivo per cui la recente notizia che Robert Downey Jr ufficializza la fine della sua collaborazione con i Marvel Studios ha colpito tutti. Pur essendo morto in Avengers: Endgame, Tony Stark per i fan non era davvero morto, si susseguivano le teorie che ne davano il ritorno, appellandosi a cloni, ologrammi e tutte le diavolerie tecnologiche che hanno costruito sulla Testa di Latta fumettistica. E d’altronde un altro simbolo Marvel, Stan Lee, era solito dire che le porte dell’aldilà Marvel sono girevoli, la morte non è mai definitiva. Tranne che per zio Ben e Captain Marvel, ma quello è un altro discorso.

Quindi perché rimanere sorpresi da questa dichiarazione di Robert Downey Jr? Forse perché il carisma dell’attore, il suo avere interpretato a tal punto Tony Stark da esser una cosa sola e il modo in cui Feige, Whedon e Favreayu hanno costruito questa sinergia attore-personaggio lo ha reso un’icona, il simbolo stesso del Marvel Cinematic Universe. Per l’MCU, RDJ è stata la colonna portante, la scintilla vitale che ha reso possibile questa incredibile avventura lunga dieci anni.

Eppure, proprio in Avengers: Endgame è lo stesso Downey Jr a darci una spiegazione di questo commiato, usando il volto del suo Iron Man:

“Ma il compito dell’eroe è questo, una parte del viaggio è la fine”

Per quanto appassionanti, per quanto vogliamo rivedere all’infinito i capitoli che sino ad oggi hanno composto il Marvel Cinematic Universe, è innegabile che Avengers: Endgame abbia un titolo profetico: chiude un ciclo. I volti noti, gli eroi che abbiamo amato e che associamo a Downey Jr e Chris Evans hanno fatto il loro corso, la loro missione è stata compiuta: uno si è sacrificato per tutti, l’altro ha finalmente avuto la vita che il destino gli ha rubato.

Due addii importanti, ma è quello di Tony Stark a far più male ai fan. Riprova, caso mai ce ne fosse bisogno, che Robert Downey JR è l’MCU, almeno per come lo conosciamo ora. Quando nel primo Iron Man indossa la sua Mark I, quando compie quei primi, traballanti passi, nasce una sinergia tra attore e personaggio che subito conquista gli spettatori.

E pensare che per avviare questo arzigogolato universo narrativo si sono scelti un personaggio per anni secondario nel panorama fumettistico Marvel (Iron Man) e un attore che ha sacrificato gli anni migliori della sua carriera tra eccessi e abusi. Tony e Robert, così simili nel dover affrontare i loro demoni.

Quando si ventilava l’idea di portare Iron Man al cinema, la prima idea era stata Tom Cruise, tanto che in una delle saghe divenute poi ispirazione per il terzo film di Iron Man, Extremis, era stato preso come modello per Stark l’interprete di Mission Impossibile. Ma il destino alla fine ha deciso di puntare su Robert Downey Jr, scelta lungimirante.

E abbondantemente ripagata dal talento di un attore che ha saputo essere Stark sullo schermo e fuori. Basti pensare ai divertenti siparietti con i suoi colleghi durante interviste e backstage, al suo comportamento istrionico e al modo impeccabile con cui ha portato alla luce un personaggio drammatico del mondo Marvel.

L’uomo dentro l’armatura

Perché nei fumetti, ammettiamolo, Stark è odioso. Saghe come Civil War lo dimostrano, il suo ossessivo desiderio di controllo, la sua spocchia e il suo senso di superiorità si contrappongono alle sue insicurezze e fragilità, dandoci un uomo in armatura esteriormente forte ma al suo interno incredibilmente fragile, come dimostrato ne Il demone nella bottiglia.

Robert Downey Jr, sullo schermo, porta tutto questo, che si tratti dell’ubriachezza in Iron Man 2 o il suo incubo sul futuro in Avengers: Age of Ultron. Volenti o nolenti, sono le azioni di Stark che pilotano gli eventi dell’MCU, è il suo piglio autoritario durante la crisi degli Accordi di Sokovia a spaccare i Vendicatori ed è sempre lui a rimetterli assieme. A piccoli passi, tra una stretta di mano e una pacca sulla spalla.

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E con la fine degli Avengers per come li abbiamo conosciuti, è giusto che anche lui esca di scena. In Avengers: Endgame si chiude un cerchio emotivo, Stark, l’uomo dentro l’armatura, raggiunge un equilibrio interiore risolvendo le sue traversie personali, facendo pace anche con quella figura paterna con cui non ha mai avuto modo di chiarirsi, Howard Stark, ma che infine riesce a comprendere e perdonare. Arrivando anche a perdonarsi.

Giunto a questo punto, era completo un ciclo narrativo, e Tony Stark meritava il suo riposo, come Robert Downey JR merita di essere finalmente libero dalla pesante armatura di Iron Man. Prima che sia troppo tardi, prima che il suo volto sia irrimediabilmente associato solo al MCU, affrontando le traversie che hanno sperimentato altri attori prima di lui, da Sean Connery a Robert Pattinson.

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Perché Robert Downey Jr è stato anche Tony Stark. Le sue doti recitative sono indubbie, basti pensare al suo ruolo in A Scanner Darkly, The Judge, Zodiac o nell’altro ruolo che lo ha riportato alla ribalta, Sherlock Holmes. Ma un attore, deve essere anche libero di indossare mille volti, non venendo definito per un solo personaggio, ma per la sua bravura.

Certo, all’inizio questa identificazione attore-personaggio può esser stimolante, eccitante. Diventi un’icona di un genere cinematografico, sei il leading character di uno dei più grossi fenomeni cinematografici degli ultimi trent’anni, ed esserne fieri è ovvio, come disse lo stesso RDJ:

“Inizialmente, con il creare, l’associarsi e l’entrare in sinergia con Tony Stark e il Marvel Universe, diventando un aziendalista, facendo il tipo fuori dalle righe, e mantenendo una certa creatività e lavorando con questi cast, arriva un momento in cui….come dicono? I padroni iniziano ad assomigliare ai loro cani”

Ma questo rischia di divenire una gabbia per un attore. Dorata, sfarzosa, ma pur sempre una gabbia. Robert Downey Jr rischiava di venire fagocitato e annullato dal suo alter ego nell’MCU. Ma dietro il sorriso guascone e le peculiarità di RDJ, si nasconde, come in tutti noi, una voglia di esser ricordati per come si è realmente, non per una visione idealizzata che ha la gente:

“Io non sono il mio lavoro. Non sono ciò che ho realizzato con i Marvel Studios. Non sono solo ciò che si è visto nel tempo passato ad interpretare questo personaggio”

Una sensazione che è stata condivisa anche da altre figure chiave, come Chris Evans, il primo Capitan America del MCU. Di questa scelta, Downey Jr ha parlato molto serenamente con Digital Spy:

“Dovevamo fermarci. Abbiamo scelto di farlo, e sapevo che era parte del lavoro scendere mentre questo treno stava andando verso altre destinazioni. C’è qualcosa di molto equilibrato in questo, e sono davvero felice di averlo fatto accogliendo altri che stanno indossando la loro divisa per la prima volta”

In effetti, Avengers: Endgame rappresenta un passaggio di consegne. Lo scudo di Cap passa, similmente ai fumetti, a Falcon, una nuova generazione di Vendicatori si appresta a raccogliere l’eredità di questa missione. Ci sono stati sacrifici, come l’espiazione di Natasha Romanoff, e scelte umanamente egoistiche che hanno però il sapore di un premio a lungo meritato.

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La scelta di Robert Downey Jr è condivisibile, umana. Dopo tanti legati ad un ruolo, c’è la voglia di mettersi nuovamente in gioco, di percorrere nuove strade e provare a costruire altro. Ci saranno progetti vincenti come Sherlock Holmes, di cui è atteso con ansia il terzo capitolo, e altri meno riusciti come Dottor Doolittle, ma comunque ci sarà una voglia costante di novità, di sperimentare e andare oltre i limiti di un personaggio. Ci saranno altri ruoli, che è il miglior augurio si possa fare a un talentuoso attore come Robert Downey Jr.

Un nuovo Iron Man?

E Iron Man? Testa di Latta può tranquillamente andare in pensione, almeno nel Marvel Cinematic Universe. Se è vero che nel comparto fumettistico sono emersi diversi eredi per l’armatura del Vendicatore, da Destino a Riri Williams sino al fratello Arno, all’interno del MCU la sua scomparsa può e deve esser vissuta come un addio definitivo. Una morte allo zio Ben, per intenderci. Il sacrificio di Stark ha avuto un effetto incredibile sul mondo e sui suoi sodali, come dimostrato in Spider-Man Far From Home. Anche questa è eredità, l’aver lasciato un segno nel cuore di un’altra generazione di eroi.

E almeno in questo senso, per noi Iron Man rimarrà sempre Robert Downey Jr, con il suo sorriso scanzonato, il suo balletto nell’indossare l’armatura e il suo essere un genio tra dei, spie e supersoldati. Tony Star avrà sempre un solo volto, ma è ora che Robert Downey Jr tolga l’armatura, e vada oltre. Tanto noi lo ameremo sempre 3000.

Potete ammirare le doti attoriali di Robert Downey Jr. vedendolo recitare in Zodiac