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Schumacher, la recensione del documentario Netflix

306 gare disputate, 91 Gran Premi vinti, 155 podi e sette campionati del mondo. Questi sono i grandi numeri di Michael Schumacher e vengono sviscerati per ben 1 ora e 52 minuti dal nuovo documentario di Netflix intitolato, appunto, Schumacher. Per quanto i numeri sopracitati possano sembrare quelli di un robot, Michael è una persona che per anni ha intrecciato, con non poche difficoltà, gli impegni lavorativi con quelli familiari. Quest’ultimi non sono quasi mai emersi dai tabloid o dai giornali di gossip, simbolo di un campione molto riservato che “ha sempre separato in modo rigoroso e coerente la sua vita privata dalla sua vita pubblica” come ha più volte ripetuto Sabine Kehm, il rappresentante di lunga data del pilota e della sua famiglia. Grazie a quest’ultimo, però, abbiamo potuto osservare in anteprima un “film che racconta entrambi i mondi. È il dono della sua famiglia al loro amato marito e padre” e oggi ve ne parliamo in questa recensione.

Schumacher

Schumacher: una vita all’insegna dell’impegno sportivo

Come molti sicuramente sapranno, il pluricampione del mondo tedesco ha concluso la sua carriera nel 2012, ma purtroppo il 29 dicembre 2013 è rimasto gravemente ferito in un incidente su una pista da sci a Méribel, a seguito del quale ha trascorso diverso tempo in coma farmacologico dal quale ancora cerca di recuperare le piene funzionalità giorno dopo giorno. L’obiettivo del documentario di Netflix è stato, quindi, quello di mostrare la crescita di questo grande pilota e il costante aiuto che inevitabilmente gli ha offerto la sua famiglia per arrivare a essere il primo pilota a vincere un titolo mondiale su una Ferrari dal 1979.

La sequenza iniziale, infatti, mostra il suo straordinario debutto a Spa-Francorchamps nel 1991 e questo evento non viene semplicemente descritto da una voce narrante, bensì da una sfilata di grandi nomi che raccontano le loro storie di collaborazione e amicizia con Schumacher. Mika Hakkinen, ad esempio, racconta la loro grande rivalità iniziata fin dalle piste di kart, mentre l’ex manager Willi Weber ricorda con affetto e nostalgia il loro ultimo assaggio di anonimato. A seguire non mancano gli interventi di altri esponenti di spicco della Formula 1 come Bernie Ecclestone, Jean Todt, Ross Brawn e molti altri. Tra le loro storie ve ne sono alcune familiari per tutti gli appassionati di Schumacher e della Formula 1, mentre altre forniscono delle curiosità davvero illuminanti. In particolare possiamo osservare un ricco flashback dei primissimi anni di Schumacher e la sua grande emozione per essere entrato in una competizione di kart come rappresentante del Lussemburgo invece della sua nativa Germania (ovest) per risparmiare denaro, viste le ristrette finanze della sua famiglia.

Schumacher

La narrazione prosegue in maniera lineare e climaticamente crescente mostrando tutti i vari progressi del pilota fino alle prime glorie del campionato prima con la scuderia Benetton e, infine, con la Ferrari. In tutto questo notiziamo come, nonostante vi siano state premesse e promesse di raccontare la sua storia senza alcun rivestimento patinato, in realtà si trova poco spazio per scrutare i momenti più controversi della sua carriera. Per quanto il discusso Jerez 1997 venga affrontato senza battere ciglio, le numerose polemiche del 1994 passano in secondo piano (salvo per una rivisitazione selettivamente modificata del Gran Premio d’Australia) e non c’è spazio per il noto Rascassegate del Gran Premio di Monaco del 2006. Il documentario di Netflix, quindi, decide volontariamente di omettere alcune delle parti più chiacchierate della carriera del campione e per quanto questo aspetto possa essere accettato vista la natura stessa della produzione, purtroppo trascura anche capitoli che avrebbero servito meglio a comprendere la carriera di Schumacher, come la sua sconfitta per il titolo all’ultimo round contro Hakkinen nel 1998 a Suzuka.

Uno Schumacher mai visto prima

Nonostante ciò, di tutti i documentari sugli sport motoristici che sono emersi da quello dedicato ad Ayrton Senna del 2010 e che hanno cercato di imitarlo, pochi di essi hanno raggiunto i suoi standard elevati e Schumacher è uno di quelli che si avvicina di più. La differenza sostanziale sta nel fatto che se in Senna lo spettatore veniva immerso in filmati storici delle sue gare e del suo periodo di attività, in Schumacher molto spesso vi sono delle interviste al pilota e ai suoi stretti collaboratori, colleghi, amici e familiari. Il materiale di cui parlare non mancava e tutta la parte riguardante il debutto di Schumacher è davvero formidabile. Purtroppo manca qualche chicca inerente sia alle gare più importanti che a quelle meno note, ma questa scelta è stata necessaria per non allungare troppo la produzione e aggiungere una quantità significativamente importante di materiali inediti provenienti dall’archivio di famiglia. Questi, infatti, consentono allo spettatore di osservare un lato sconosciuto del campione, dove lo si può vedere nei suoi momenti più intimi come quando canta in karaoke con David Coulthard.

Schumacher

Tra le migliori aggiunte al film, tuttavia, ci sono proprio alcune interviste poco note fatte a Schumacher. Il suo resoconto dell’incidente di Ayrton Senna nel Gran Premio di San Marino del 1994, la confusione su ciò che era accaduto e la sua incredulità alla notizia della morte del pilota brasiliano sono una sequenza davvero molto potente. Questo è un raro assaggio di uno Schumacher più vulnerabile, quello che non è riuscito a contenere le sue emozioni dopo aver eguagliato il conteggio delle vittorie di Senna a Monza sei anni dopo. Un altro momento è dato dalla sorprendente descrizione di Schumacher del suo grave incidente avvenuto nel 1999 a Silverstone. Sono alcuni dei pochi momenti in cui il documentario di Netflix dà un pugno emotivo allo spettatore.

Schumacher

Il racconto dell’incidente prefigura la sequenza finale che affronta i terribili eventi del 29 dicembre 2013. Quest’ultimo è proprio uno dei motivi per cui molti spettatori si avvicineranno a Schumacher, con la speranza di apprendere qualcosa di positivo sulle sue condizioni a quasi otto anni dall’incidente. Nel suo passaggio finale, troviamo quindi una piangente Corinna Schumacher che dichiara quanto le manchi suo marito, ma che per quanto sia diverso da come lo conosceva almeno è a casa con loro. Uno sguardo straziante di una situazione disperatamente triste che chiude in maniera malinconica uno splendido documentario.

Conclusioni

In conclusione, Schumacher di Netflix è una produzione che presenta alcuni inediti filmati eccellenti e fa un grande uso di tutto il materiale raro proveniente dagli archivi della sua famiglia. I momenti controversi della sua carriera sono coperti in un modo che provocherà nervosismo da parte dei suoi detrattori, ma quest’ultimi insieme ai suoi fan potrebbero scoprire dei lati nascosti in cui emergono le sue debolezze e i suoi desideri. I produttori hanno, pertanto, compiuto un lavoro egregio nonostante la sua complessità, poiché hanno delineato al meglio la storia di uno dei più grandi piloti di Formula 1 di tutti i tempi che, purtroppo, al momento si trova incapace di raccontare la sua storia da solo. Con la speranza che un giorno possa essere proprio Michael a narrarla, non possiamo fare altro che consigliarvi la visione del documentario.