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Senza rimorso: la recensione del nuovo film di Stefano Sollima

Tratto dall’omonimo romanzo di Tom Clancy del 1993, Senza rimorso è il secondo film statunitense diretto dal regista italiano Stefano Sollima. Il suo nome sarà caro ai fan della serie televisiva nostrana più esportata e apprezzata all’estero: Gomorra. L’autore infatti, dopo essersi fatto conoscere grazie a diversi episodi presenti in quello show ha ovviamente lavorato anche nel cinema, con risultati sicuramente interessanti che gli hanno poco alla volta permesso di approdare a Hollywood. Dopo il successo di film come Acab o Suburra, Sollima ha infatti diretto Soldado, il sequel del piccolo cult Sicario. Con Senza rimorso, trova di nuovo la penna di Taylor Sheridan ma soprattutto si cimenta con la sfida di adattare Tom Clancy appunto, una tra le firme più apprezzate e prolifiche della letteratura di fantapolitica statunitense.

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Senza rimorso, dal libro al film

Chiariamoci subito senza equivoci, il film (disponibile dal 30 aprile su Amazon Prime Video) e il testo originale da cui è tratto hanno poco da spartirsi. Entrambi raccontano la origin story di John Clark (all’anagrafe John Kelly) ma i tempi e la struttura sono decisamente diversi. Il film abbraccia l’epoca contemporanea. Non si parla di Vietnam, ma si fanno i conti con la Siria (almeno in partenza). Non ci sono nemici in agguato da temere, ma minacce da costruire per provare a restare uniti in nome di un male comune.

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Senza rimorso nasce e finisce nel nome della famiglia. Ciò che infatti dà il via alle indagini di John (interpretato dal Michael B. Jordan che diede il volto al Creed dell’omonima saga spin off di Rocky) è la sete di vendetta nei confronti degli assassini di sua moglie e della bimba che stava crescendo nel suo grembo. Ovviamente, risalendo la corrente, il marcio verrà poco per volta a galla e la dimensione del complotto risulterà sempre maggiore. Eppure, se da una famiglia spezzata si parte, a una famiglia unita si arriva. Senza rimorso infatti prova, in maniera audace, a tematizzare la coesione (o presunta tale) che sembra guidare le logiche contemporanee.

Gli Stati Uniti d’America forse non sono mai stati così tanto disuniti come oggi. Dal momento in cui la tecnologia è riuscita a rendere sempre più piccolo il mondo, si è smesso di condurre guerre per prevaricare lo straniero e si è iniziato a osteggiare il vicino di casa. Non c’è più patriottismo ma individualismo. Per queste ragioni alcuni benpensanti proveranno a disgregare una famiglia (o un’intera nazione che dir si voglia): per dare volto a un pericolo inesistente che sia però in grado, di riflesso, di legare ancor più tra loro i singoli nuclei.

Un italiano a Hollywood

Per raccontare questo viaggio nell’incubo, non più nel sogno, americano, uno sguardo estraneo a simili concetti e lontano dalla rete sociale statunitense risulta quindi una scelta indovinata. La bravura di Sollima non è da ritrovare solamente in una regia pulita, precisa, al servizio della storia e che sia in grado di esaltare il ritmo e la tensione di un racconto serrato. In Senza rimorso il regista dimostra di avere una marcia in più perché osserva tutto con uno sguardo incuriosito e rispettoso nei confronti dei suoi personaggi e della realtà che abitano. Sollima sembra quasi intimorito dalla sfida, così le tiene testa osservandola a distanza, entrando nel racconto in punta di piedi.

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Forse oggi siamo talmente abituati a un cinema autoriale anche nel settore più action o di intrattenimento, che abbiamo dimenticato l’importanza e il valore di alcune regie meno invadenti. In Senza rimorso la scelta migliore di Sollima è stata quella di lasciar correre il sangue, le emozioni e i colpi di scena del racconto senza volerli adeguare al suo stesso cinema. Per questo motivo, se proprio dobbiamo provare a rintracciare qualche correlazione con altri film, dobbiamo focalizzarci più sui progetti scritti da Sheridan invece che diretti da Sollima. Come in Hell or High Water o I segreti di Wind River, ad esempio, anche in Senza rimorso abbiamo infatti una caccia all’uomo, un protagonista granitico che è costretto a macchiare la sua coscienza per via di una lacuna di affetto e un viaggio sul confine tra due mondi lontani.

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Eppure, come nei film appena citati e anche nel più recente Soldado (sempre diretto da Sollima), in Senza rimorso sembra mancare qualcosa proprio da un punto di vista di struttura drammaturgica. La tensione cresce bene, il percorso del protagonista funziona e lo spettatore non può far altro che restare ingabbiato nella trappola narrativa orchestrata dallo sceneggiatore. Tuttavia, nella seconda parte il progetto arranca. Quando l’azione esplode (interessante tra l’altro che la sequenza più dinamica e adrenalinica del film sia invece una scena statica, giocata con le geometrie di un palazzo sotto assedio), Senza rimorso sembra inserire il pilota automatico e virare frettolosamente verso una conclusione un po’ troppo scontata o comunque non all’altezza della prima parte.

Conclusioni

Per concludere, Sollima si dimostra un ottimo regista, con le idee chiare e l’esperienza necessaria nel saper condurre il gioco in sfide non propriamente da sottovalutare come questa. Sarebbe bello però vederlo finalmente all’opera in terra americana con un progetto più personale, più sentito. Il talento del regista non si discute e Senza rimorso ne è l’ennesima prova. Gli auguriamo ora di riuscire a trovare maggiore spazio e libertà creativa per provare a osare ancora di più, magari nel raccontare anche altri (super)eroi a cui tutti siamo affezionati particolarmente e a cui anche lui sembrerebbe strizzare più di un occhio (soprattutto per come è stato gestito il comparto finale di questo film).