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Shazam! – Recensione del film DC con Zachary Levi

Arriva la nostra recensione in anteprima del Captain Marvel DC Comics, "Shazam!", il film con Zachary Levi che shakera vorticosamente ironia e superpoter nel DC Extended Universe

Abbiamo visto in anteprima Shazam!, film del DC Extended Universe (DCEU) pronto a debuttare nelle sale italiane il prossimo 3 aprile, e siamo pronti a parlarvene. Cosa aspettarsi da un eroe che unisce la potenza di Superman alla verve comica di un Deadpool non vietato ai minori? Proviamo a  capirlo insieme con  la nostra recensione in anteprima.

È molto ironico, o forse perfettamente logico, che nel giro di 30 giorni debuttino al cinema sia il Captain Marvel dell’omonima Marvel, interpretato da Brie Larson, sia quello targato DC Comics.
Shazam, infatti, è il nome acquisito solo da qualche anno dall’eroe precedentemente conosciuto (da pochi, a dire il vero) come Capitan Marvel, capace alla sua nascita di vendere più di Batman e Superman. Il problema di natura legale era che il suo nome non poteva apparire su copertine e merchandising, dov’era sostituito da “Shazam!”, la parola usata da Billy Batson per acquisire i poteri concessigli dal Mago Shazam. Geoff Johns, al suo esordio sulla testata nel 2012, decise pertanto di nominarlo direttamente “Shazam”, obiettando che era in ogni caso il nome che tutti gli attribuivano.

Se volete approfondire i molti volti di questo più che abusato appellativo, potete scoprirli tutti nel nostro apposito approfondimento speciale. In questa sede, ci limiteremo a dire come la gag del nome sia rispecchiata, in modo sottile e intelligente, nella pellicola: l’indecisione del giovane protagonista su come chiamarsi da supereroe, infatti, produrrà tentativi bislacchi quali “Thundercrack”, “Red Cyclone” e, soprattutto, “Captain Sparklefinger”.

La stessa parola magica, Shazam, nasconde un intrigante acronimo, soprasseduto ma intuibile dal film: i superpoteri trasmessi al campione della magia infatti vanno a comporre proprio il nome del personaggio,un puro di cuore sufficientemente audace e determinato, sono: la saggezza di Salomone, la forza di Hercules, la resistenza di Atlante, il fulmine di Zeus, il coraggio di Achille e la velocità di Mercurio. È un bene, però, che i due ragazzi protagonisti, il classico “foster kidBilly Batson (Asher Angel) e Freddie Freeman (Jack Dylan Grazer), confidente esperto in supereroi, non l’abbiano capito. Altrimenti, non avremmo goduto di una delle sequenze più riuscite del film: il montaggio video della ricerca sperimentale condotta per capire di che superpoteri godesse l’alter ego adulto di Billy (Zachary Levi).

Per l’appunto, Shazam! brilla maggiormente nelle sue fasi più spensierate, forse ancor più divertite che divertenti. Non per mancanza di risate, beninteso, ma perché la sceneggiatura gioca spesso, e consapevolmente, con la dinamica da freaky Friday del “supereroe per caso”, interpretato letteralmente da un adolescente, coi suoi sogni e le sue fantasie. Shazam! è meta-cinema, quando ci mostra cosa produce la mente di un ragazzo chiamato in prima persona a dettare le azioni di un Superman magico.

Sarebbe stato molto interessante approfondire questo tema, facendosi forza della propria dichiarata leggerezza, qualità cinematografica che non comporta, necessariamente, mancanza di emozioni. Peccato che, imparata la dote dell’allegria giocosa dai colleghi di Marvel Studios, DC Comics sembra averne ereditato anche il maggiore difetto: la mancanza di un valido tema profondo.

Shazam! è godibile, leggero, divertente, ma non eccelle in qualità, non approfondisce e non emoziona praticamente mai. Ci arriva vicino quando tratta la backstory di Billy, in qualche modo speculare a quella del supervillain, il Dott. Sivana di un alquanto stereotipico Mark Strong (il cui padre, curiosamente, è il John Glover che in Smallville vestiva i panni di Luthor senior). Entrambi sono privati, fisicamente o emotivamente, della propria famiglia e lottano con questo peso. Entrambi trovano la forza, morale o violenta, di rivalersi. Entrambi, uno di poco e l’altro di molto, mancano il vero bersaglio: il cuore dello spettatore.

Potrebbe aver contribuito la delicata dinamica del doppio volto: Shazam è infatti supereroe interpretato, “a turno”, dal giovane Asher Angel e dal meno giovane ma più noto Zachary Levi. Quest’ultimo, dopo anni di Chuck e due brevi apparizioni in Thor: The Dark World e Ragnarok, continua a trovarsi perfettamente a suo agio in ruoli da eroe eccentrico. Forse, fin troppo. È vero che, tra le novità più importanti del moderno Shazam c’è proprio che il suo cervello conserva sinapsi da adolescente (è stato così solo dagli anni ‘80 in poi), ma possibile che quell’adolescente sia del tutto incapace di esprimere intensità?

Il Freddie Freeman di Jack Dylan Grazer non lo è e lo dimostra. Incredibile, anzi, come l’essenza del suo personaggio assomigli a quella del protagonista di Superior, di Mark Millar, contemporanea al penultimo rilancio di Shazam. Zachary Levi, d’altra parte, fa un buon lavoro nel ringiovanire la propria psicologia, si lega bene al carattere della sua giovane controparte, ma non riesce completamente a compensare la difficoltà di creare un unico, forte, legame empatico con due facce al posto di una.

Detto ciò, se non conoscete la run fumettistica da cui, più che ispirato, è quasi trasposto, Shazam! potrebbe riservarvi qualche sorpresa. Ma i combattimenti poco ispirati e i singhiozzi di un montaggio che tende a reiterare e prolungare le fasi concitate finiscono per consumare prezioso pathos accumulato qui e là col sudore della fronte. È un peccato, perché a sprazzi il film mostra cosa potrebbe essere un’avventura basata sul versante magico del multiverso (invece del, già super-saturo, versante spaziale), ricordando il vecchio Jumanji con un pizzico di Harry Potter, e non è niente male.

Inoltre, DC ha già da tempo dichiarato di voler dedicare due film separati a Shazam e alla sua arci-nemesi, Black Adam (ruolo già assegnato a Dwayne Johnson). Quando però assistiamo al primo e rileviamo l’assenza di un cattivo all’altezza, beh, è impossibile chiedersi se fosse proprio questa, e non quella opposta, la tattica più consona.

Non corriamo a conclusioni troppo affrettate. Shazam! non è un film da condannare, anzi, se se ne accettano i compromessi è godibile, seppure un filo troppo lungo. La stessa morale familiare che sottende all’intera pellicola è poi applicata sul finale abbastanza frettolosamente, e tradisce un potenziale ancora da scoprire con un sequel per cui produttore e regista, Peter Safran e David F. Sandberg, si sarebbero già dichiarati disponibili.

Per ora, dopo un Aquaman iconoclasta e in attesa del prossimo Suicide Squad, reboot targato James Gunn (dopo la cifra record di un capitolo), DC ha dalla sua la potenza di un altro metaumano scanzonato, che ama non prendersi sul serio. L’eroe che meritiamo, probabilmente, ma anche quello di cui abbiamo bisogno?