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Spider-Man: No Way Home e quel terribile ricordo di One More Day

Il trailer di Spider-Man: No Way Home è finalmente arrivato e, diciamocelo, l’attesa è stata più lunga del dovuto. Difficile dire se la sua uscita fosse stata accuratamente progettata o se, come è probabile, sia stata frutto di un tappabuchi frettoloso e obbligatorio, viste le falle nella sicurezza Marvel che, specie negli ultimi giorni, avevano addirittura portato alla condivisione in rete di un trailer ripreso off-screen (e senza effetti speciali).

Sia come sia, il tanto atteso trailer è infine uscito, ed anche se si fa fatica a non ammettere quanto esso sia piacevole e galvanizzante (“Ciao, Peter” cit.), alla conclusione della proiezione non ha comunque mancato di sollevare un certo chiacchiericcio, causato, più che altro, dalla volontà da parte della Marvel di utilizzare come incipit narrativo quello stesso pretesto che ha generato uno dei momenti peggiori nella storia editoriale di Spider-man. Per la precisione stiamo parlando di una storia, che più che famosa è diventata famigerata, e che rappresenta senza alcun dubbio uno dei capitoli più discussi con cui il fumetto americano abbia mai reimpostato lo status quo di uno dei suoi personaggi. Sì, probabilmente anche peggio dell’altrettanto famigerato rilancio New 52 proposto dalla Distinta Concorrenza.

Stiamo ovviamente parlando di One More Day, una “piccola” saga ad opera di J. Michael Straczynski e Joe Quesada con cui la Casa delle Idee decise di modificare (per fortuna non per sempre) la storia di Spider-Man. Il che non sarebbe stato nemmeno un problema, in quello che è un settore che, almeno ogni 2 anni, promette che il “personaggio tal de tali sarà modificato per sempre”. Si tratta di una meccanica abbastanza elementare, utile a generare hype nei lettori che, magari convinti che un certo personaggio non sia più recuperabile dopo anni ed anni di storie, non attende altro che un piccolo reset per potersi “mettere in pari”, o magari per cominciare a leggere da zero le avventure del proprio eroe preferito.

Questa dinamica, invero molto comune, ad esempio, in casa DC, è diventata un costume frequente in casa Marvel più o meno dall’arrivo del primo film degli X-Men quando, cioè, intuito che anni di continuity avrebbero allontanato nuovi e potenziali lettori dai fumetti, si decise di operare sempre più di frequente dei cambiamenti assurdi, atti dapprima a “resettare” uno status quo precedente in favore dei nuovi lettori, tanto (e peggio) a modificare certi personaggi per renderli più identificabili con la loro controparte cinematografica, come successe ad esempio per l’originale Nick Fury dei fumetti: un uomo brizzolato ma ancora in forma, che fu archiviato alla bene e meglio in virtù di un suo figlio mai citato prima, Marcus Johnson, poi noto come Nick Fury Jr., e poi solo come Nick Fury, e per altro comodamente rassomigliante alla controparte interpretata da Samuel L. Jackson al cinema (ed a sua volta ispirata al Nick Fury dell’Universo Ultimate).

Nick Fury Jr

Con One More Day, tuttavia, si toccò il fondo. Sino a quel momento, infatti, certi lavori di reset erano stati sviluppati in modi che erano meglio integrati nella complessa continuity a fumetti del mondo Marvel, operando delle scelte che, per quanto bizzarre, potevano comunque essere giustificate dai fan. Quando, ad esempio, la Marvel decise di dare un colpo di spugna a gran parte del suo universo supereoristico, coinvolgendo anzitutto i Vendicatori, la cui formazione era ormai, e da tempo, legata a personaggi non più così popolari, la Casa delle Idee si inventò prima il ciclo dei Vendicatori Divisi (lo trovate su Amazon), che tramite la follia di Scarlet portò ad alcune morti, e ad una sostanziale divisione dei Vendicatori originali, per poi far culminare il tutto nella successiva House of M (lo trovate su Amazon), in cui fu riscritto gran parte dell’universo mutante, cercando di dare una nuova spinta a personaggi ancora celebri, ma bisognosi di un restyle, come ad esempio Wolverine (che all’epoca non aveva i ricordi della sua infanzia) e Occhio di Falco (che prima di House of M era, di fatto, morto).

Insomma, la strategia della Marvel era stata, fino a quel momento, in gran parte basata su pochi ma condivisibili principi: crea un casino assurdo, risolvilo in modo spettacolare, cambia le carte in tavola per uno o più personaggi, allontana il pensiero di tutto quello che c’era stato prima dalla mente dei lettori. Con One More Day o, come la conosciamo in Italia, “Soltanto un Altro Giorno”, quelle regole di base vennero invece ignorate, cercando nel più barbaro e incredibile “Deus Ex Machina” della storia Marvel, una ragion sufficiente per cancellare circa 20 anni di storie di Spider-Man, coinvolgendo non solo alcune morti celebri della storia del personaggio, ma anche diverse evoluzioni che avevano reso lo Spider-Man delle origini un prodotto, tutto sommato, ancora molto interessante.

Spider-Man - Civil War

Il pretesto era stata la Civil War di Tony Stark (lo trovate su Amazon),che, in modo abbastanza simile a quanto narrato nell’omonimo film (seppur lì, in scala di molto ridotta), aveva creato due schieramenti nel mondo dei supereroi: quelli pro all’atto di registrazione dei superumani, secondo cui non esistevano più giustizieri solitari e, soprattutto, anonimi, e quello invece contro l’atto di registrazione che, guidati da Cap (ora di nuovo Nomad, più o meno…), vedevano nell’atto una lesione dei diritti costituzionali. In questa bagarre, che culminerà con la morte di Steve Rogers (tranquilli, solo l’ennesima di tante), Tony Starkin una mossa di marketing miracolosa, decide di coinvolgere Spider-Man, convincendo Peter Parker a rivelare la propria identità nel corso di una conferenza stampa.

Questo momento a dir poco storico per il personaggio (così importate che fu persino citato da diversi telegiornali in giro per tutto il mondo. Il nostro mondo, ovviamente), diede il via ad una fase discendente delle vendite del personaggio, giudicato sempre più dai fan come una sorta di macchietta di quello che era stato alle origini, e di ciò che lo aveva reso grande. Anzitutto Spider-Man era diventato un Avenger, con tutto quello che ne conseguiva, perdendo quel gusto da eroe urbano che, invece, aveva significato la forza del personaggio, come era de resto già successo per Devil, The Punisher e per un redivivo Moon Knight.

Spiderman Morgul

Peter, inoltre, si era sposato, progettava di mettere su famiglia, aveva rivelato a Zia May di essere Spider-Man, era diventato un insegnante e, giusto alla fine del ciclo di storie di Straczynski, stava persino per perdere Zia May, ultimo punto d’appoggio di quella che era la struttura originaria del personaggio ideato da Lee e Ditko. Su spunto di Joe Quesada, che intendeva usare parte del soggetto di una perduta storia DC ad opera di Mark Millar (quello di KickAss), all’epoca arruolato in casa Marvel, Quesada, al tempo Editor in Chief di Marvel, decise di utilizzare quello che era l’arco narrativo di chiusura di J. M. Straczynski per dare nuova linfa all’Uomo Ragno in quella che, come detto, fu comunque una storia scritta in parte dallo stesso Straczynski, che in quanto a cambiamenti, aveva già operato diverse innovazioni nelle storie del Ragno, introducendo nel mondo di Peter Parker un ampio, e non certo digeribilissimo, sottotesto sciamanico, fatto di divinità Ragno, totem, e una sorta di spiegazione sul perché i nemici dell’Uomo Ragno fossero tutti associati al mondo animale. Ma vabè, non divaghiamo.

L’idea è abbastanza semplice: la Marvel non vuole sviluppare una retcon per il personaggio, né vuole creare uno status quo aleatorio che possa perdersi nel tempo, vuole operare un vero e proprio reset della storia dell’Uomo Ragno, basandosi su di un semplice principio: nessuno deve conoscere l’identità di Spider-Man. Partendo da ciò, ci sarebbero poi stati diversi cambiamenti che, tra i vari, avrebbero coinvolto MJ e Zia May, con la risultante che la prima non avrebbe mai sposato Peter, mentre la seconda non sarebbe mai stata uccisa dai nemici del ragno. A questo punto, però, le acque in Marvel cominciano ad assumere tinte torbide. Straczynski, infatti, su spunto dell’idea di Miller per Superman, che coinvolgeva Luthor, Brainiac, e uno spiegone scientifico non da poco, avrebbe intenzione di utilizzare la scienza per cercare di offrire una spiegazione plausibile al lettore. Lo scrittore, per altro, pare volesse applicare alla storia di Spidey un reset molto più duro, che andasse di molto a ritroso nel tempo, ben prima degli anni ’70, coinvolgendo anche personaggi come Gwen Stacy ed Harry Osborn (anche se poi entrambi sarebbero comunque tornati, neanche troppo tempo dopo, seppur in forme parzialmente diverse).

Quesada, d’altro canto, non voleva andare a smuovere così a fondo la storia di Spider-Man, e decise di lasciare personaggi come Felicia, ma anche molti altri membri della cosmogonia Marvel, ancora al loro posto, e per attuare un processo selettivo e “comodo”, scartò l’idea della scienza in favore della magia. Come spiegò poi Straczynski, la scelta fu reputata barbara dallo stesso scrittore che, addirittura, confessò di voler abbandonare il progetto rinunciando al nome in copertina, cosa che comunque fece in parte, visto che a Straczynski si deve la scrittura di soli 2 dei 4 numeri dell’intera saga, a cui mise mano lo stesso Quesada con l’aiuto di altri sceneggiatori allora di casa in Marvel.

Mephisto

Il risultato fu che, grazie ad un patto Faustiano, che aveva come prezzo il matrimonio tra Parker e M.J., Mefisto, figura Marvel che potreste associare al Diavolo (per altro spesso al centro di speculazioni, poi rivelatesi errate, relative alla serie TV Loki), tutto il mondo perse il ricordo relativo all’identità segreta di Spider-Man e non solo. Molti degli avvenimenti relativi a tale informazioni, sia del passato più recente di Spider-Man (quello della Civil War, per intenderci), che quello ancor più vetusto, furono resettati. Peter Parker non tornò giovane, ma tornò scapolo, un po’ sfigato e con una parlantina molto giovanile. Personaggi come Harry Osborn e Zia May tornarono in vita, e Peter tornò persino a lavorare come fotografo freelance per il Daily Bugle.

La cosa fu accolta malissimo tanto dalla critica, quanto dai fan, e seppur i successivi archi narrativi ebbero il merito di proporsi con qualche idea interessante (qui, ad esempio, nasce il personaggio di Mr. Negative, poi ripreso con successo per il videogame Marvel’s Spider-Man uscito su PlayStation 4), quasi tutti additarono la storia come una porcheria, giudicandola nulla più che una trovata di Quesada per dare spazio a quelle che erano le proprie pulsioni verso il personaggio giacché, ad esempio, era noto da tempo che l’Editor fosse avverso al matrimonio di Parker e MJ. Non solo, la parte più debole della storia, ovvero quella relativa all’inserimento di un elemento magico ad opera di Mefisto, e del proverbiale “patto col diavolo”, parve come un tradimento verso lo stesso Spider-Man, ovvero di quello che era un personaggio che, nel corso degli anni, era riuscito a trattare concretamente molti problemi comuni, avviando, di fatto, l’archetipo del supereroe con superproblemi.

matrimoni marvel dc

A Spidey si dava il merito di aver parlato di problemi di bullismo, inserimento sociale, problemi coniugali, ed ora quello stesso eroe dal marchio squisitamente popolare, si era dovuto rivolgere al sovrannaturale per mettere tutto a posto. Spider-Man, insomma, che già con l’ingresso nei vendicatori sembrava essersi allontanato definitivamente dal territorio degli “eroi urbani”, prendeva una virata definitiva verso l’assurdo, rivolgendosi addirittura al Diavolo a causa della sua incapacità di affrontare i problemi. Il che, se ci pensate, è anche un insegnamento davvero terribile da servire a qualsiasi lettore, giovane o vecchio che sia. Insomma, One More Day fu un disastro su diversi fronti, è non è un caso che la saga, i cui effetti si sono protratti per anni, abbia poi subito una parziale riscrittura quando, ad esempio, si scoprì che sia Peter che MJ avevano ancora i ricordi di tutto quello che c’era stato prima del fantomatico patto.

Si trattò, in ogni caso, solo di un tentativo blando di rimettere le cose a posto in un personaggio che, evidentemente, era da tempo fuori controllo in quello che era il progetto Marvel, forse a causa anche di uno sballottamento costante che, in ultima istanza, aveva portato Spidey a denaturarsi fino agli estremi delle sue origini: da eroe urbano e pieno di problemi, a membro di diversi team supereoirstici, piazzato a la bisogna laddove servisse attirare fan o fare colore, in quella che è una sorte che sarebbe poi, purtroppo, toccata anche a Wolverine, almeno fino a che la Marvel non decise di resettare anche lui togliendolo definitivamente di mezzo nel ciclo “La morte di Wolverine”.

La morte di Wolverine

Insomma, con No Way Home, Marvel e Disney parrebbero aver ripreso una parte dell’incipit di quella che, almeno per molti, è una delle peggiori storie dedicate all’Uomo Ragno ed il bello è che anche dal punto di vista cinematografico, pare che non si sia voluto abbandonare quello che era stato uno dei punti più critici dello sviluppo narrativo, ovvero l’utilizzo di un espediente magico e, per certi versi, inspiegabile, che modifichi tutto “perché può, e perché non serve spiegarlo più di tanto”. Vero è che qui le motivazioni sono in parte molto diverse: il Peter del cinema è ancora giovanissimo, e pieno di “super problemi”, inoltre quello dell’MCU è attualmente un universo con pochi supereroi attivi, giacché quasi tutti i principali Avengers della prima ondata sono morti o dispersi nello spazio. Logico, dunque, che un eroe come Spider-Man abbia cercato aiuto nell’unica persona facile da contattare, ovvero il Dr. Strange che, con a caso, è anche un mago.

Curioso, anche in tal senso, che la versione cinematografica di Strange si comporti poi in modo diametralmente opposto a quella fumettistica giacché, va ricordato, Strange è in parte presente negli eventi di One More Day, dove il suo netto rifiuto ad utilizzare la magia per mettere tutto a posto, porterà poi all’improvviso coinvolgimento di Mefisto. Insomma, il MCU si allontana dai canoni del fumetto più che mai, il che non è una novità vera e propria ma, come capirete, almeno in questo preciso momento si tratta di una scelta che un po’ fa riflettere o che, quanto meno, mostra al fianco ad un minimo di preoccupazione.

Al netto di ciò, è comunque plausibile che lo sviluppo della storia di No Way Home molto difficilmente seguirà quello di One More Day ed anzi, più plausibilmente, esso sarà un ulteriore gancio narrativo al tema del multiverso, come per altro è chiaro anche da quello che è il titolo del prossimo film dedicato a Strange (..and the Multiverse of Madness). Infine, a giudicare dalla presenza di personaggi come Doc Ock, Green Goblin ed Electro, è plausibilissimo che questo film si apra ad una prima versione cinematografica dei Sinistri Sei che, al contrario di One More Day, è invece uno dei momenti più memorabili nella storia del Tessiragnatele. Era il 1964, ai testi c’era ancora Stan Lee, ai disegni ancora Ditko… ma questa è un’altra storia, che magari vi rinarreremo a film già visto. ‘Nuff Said!

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