Libri e Fumetti

Starport, la recensione: una grafic novel targata George R. R. Martin


Starport
Genere
Fantascienza
Formato
Copertina rigida
Autore
George R.R. Martin, Raya Golden
Editore
Mondadori

Starport, edito da Mondadori, è una graphic novel, o romanzo a fumetti che dir si voglia, basata su una sceneggiatura dell’episodio pilota di una serie TV di fantascienza scritta da George R. R. Martin nel 1994, che non fu mai prodotta.

Adattata e illustrata dall’artista Raya Golden, Starport miscela le atmosfere tipiche del genere poliziesco anni Settanta con la Sci-Fi in salsa Men in Black, il tutto condito da un pizzico di humor.

Due parole sugli autori

Come detto in apertura di articolo, l’autore della sceneggiatura da cui Starport è tratto è niente di meno che George R. R. Martin, scrittore ormai più che famoso grazie ai suoi romanzi della saga de Le Cronache del ghiaccio e del fuoco, fonte d’ispirazione per la serie HBO di grande successo Il Trono di Spade (di cui è disponibile su Amazon il mega cofanetto con tutte le stagioni della serie TV).

Raya Golden è invece l’autrice dell’adattamento e dei disegni di Starport. Nata a New York, si è laureata presso l’Accademy of Arts University di San Francisco e si è concentrata sull’illustrazione tradizionale e digitale. La sua prima graphic novel, Meathouse Man, anch’essa adattamento di un racconto omonimo di George R. R. Martin, è stata nominata al Premio Hugo per la Miglior Graphic Novel nel 2014. Attualmente vive a Santa Fe, New Mexico.

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Starport, la sinossi

Dieci anni prima del tempo di questa storia, accadde qualcosa di straordinario: una delegazione dell’Armonia dei Mondi, un collettivo interstellare di 314 Specie aliene, atterrò sulla Terra in tre diverse città: Singapore, Copenaghen e Chicago, invitando gli umani a diventare la specie numero 315.

In breve tempo, nelle prime due città fu costruito uno spazioporto che permise di commerciare e intrattenere relazioni con il resto della galassia. Dopo una serie di infiniti ritardi, è ora operativo anche lo spazioporto di Chicago, città che all’improvviso si ritrova essere meta di diplomatici, mercanti e turisti. All’interno della struttura, i visitatori sono governati da un trattato intergalattico, mentre all’esterno le strade cittadine sono il palcoscenico su cui si intrecciano le curiose e complicate interazioni tra esseri umani e alieni dalle fattezze più o meno bizzarre.

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In questo scenario si muovono i protagonisti della storia, tutti dipendenti del dipartimento di polizia di Chicago. Charlie Backer, entusiasta appassionato di tutto ciò che è extraterrestre, è stato appena promosso alla squadra che supervisiona il distretto dello spazioporto e non vede l’ora di mettersi al lavoro. Non si aspetta, però, di arrivare il primo giorno in ufficio in manette e sul sedile posteriore di una volante.

Il tenente Bobbi Kelleher è sposata con il proprio lavoro, cosa che la pone spesso in contrasto con Lyhanne Nhar-Lys, paladino alieno della sicurezza dello spazioporto e uno dei guerrieri più fieri della galassia.

Infiltrato sotto copertura in una banda di estremisti anti-alieni, il detective Aaron Stein non ha problemi nell’unire il lavoro al piacere, finché non si rende conto che si è messo in moto un complotto per assassinare, con una scorta di fucili laser trafugati, l’emissario di una razza aliena che sta per concludere con la città di Chicago un controverso accordo commerciale. La polizia di Chicago deve assolutamente fermare questi squilibrati prima che portino a termine il loro scopo e facciano infuriare l’intero universo.

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Sullo sfondo, vive una città fatta di turisti, scippatori alieni, umani razzisti, alieni arroganti, ma anche di umani e alieni entusiasti e desiderosi di collaborare per un futuro migliore, con tutti i problemi che la vicinanza di culture differenti comporta.

Starport, la sceneggiatura

Starport è un prodotto che nasce negli anni ’90 epoca di cui è pienamente figlio e che riproposto oggi senza un reale “svecchiamento” di linguaggio ed elementi identificativi risulta un volume che andrebbe letto, interpretato e valutato con l’occhio dell’uomo di quell’epoca. La lettura da parte di un lettore contemporaneo non conscio delle origini di Starport potrebbe quindi risultare “strana” ed a tratti “stravagante”.  Dal punto di vista dei contenuti, si avverte come l’idea alla base della sceneggiatura di Starport, sebbene in fondo piuttosto ispirata ed evocativa, sia figlia della sua epoca, risultando a conti fatti ad oggi piuttosto scontata e prevedibile, con un retrogusto di “già visto” e di poca originalità.

Le carte per un prodotto di buona qualità ci sono tutte, un’ambientazione fantascientifica stimolante che se ben sviluppata potrebbe regalare grandi soddisfazioni, temi importanti che spaziano dal razzismo all’amicizia, dalla ferocia ottusa alla capacità di superare schemi e pregiudizi. Tutte queste tematiche però fanno capolino nel volume  da dietro una storia che letta ai giorni nostri risulta molto semplice e non particolarmente approfondita.

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Così come i personaggi, a prima vista interessanti ma che dopo poche pagine appaiono essere estremamente stereotipati e fin troppo legati a un machismo tipico dei protagonisti dei film d’azione di fine anni Ottanta. Un solo personaggio riesce quanto meno emergere dalla massa, il tenente Bobbi Kelleher, ma anche lei, purtroppo, si dimostrerà poco più che una damigella in preda agli ormoni, davanti al primo alieno belloccio che incontra.

La trama, pur non decollando mai del tutto, riesce a mostrare le sue potenzialità e far intuire ciò che avrebbe potuto essere, salvo poi concludersi in un finale non particolarmente emozionante. La sceneggiatura risulta intervallata da una vena comica che contraddistingue alcuni passaggi i quali purtroppo invece che intrattenere il lettore spesso spezzano in modo troppo repentino la drammaticità di alcune situazioni adulte alleggerendole eccessivamente.

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La narrazione, infine, risulta fin troppo spezzettata dal continuo saltare da un personaggio all’altro, cosa che potrebbe confondere alcuni lettori meno abituati al media delle nuvole parlanti. Troppi sono infatti, a nostro avviso, i protagonisti di Starport, che avrebbe avuto bisogno di molte più pagine per poter essere sviluppati tutti in maniera sufficiente.

Starport, i disegni

Dal punto di vista prettamente artistico Starport affascina ma non impressiona. Le illustrazioni di Raya Golden infatti, pur essendo pulite e ben delineate, non riescono a trasmettere pienamente al prodotto quella vena adulta che meriterebbe di avere data la sinossi proposta ma risultano sin troppo cartoonesche.

Ispirate, invece, sono le fisionomie di alcuni esseri spaziali, come l’emissario per l’accordo commerciale, sufficientemente “alieno” ed evocativo. Essendo un’opera di fantascienza, avremmo inoltre gradito una maggiore “visione” per la resa di veicoli e altri ammennicoli tecnologici che risultano piuttosto semplici  nella struttura e resa visiva.

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Starport, il volume

Dal punto di vista editoriale Starport si attesta come un prodotto di buona fattura. La graphic novel si presenta in un volume di 277 pagine rilegato in copertina rigida, bella alla vista e protetta da una più che piacevole sovracopertina. La carta utilizzata è opaca, leggermente ruvida al tatto e di buona grammatura. Forse una carta patinata avrebbe aiutato maggiormente le immagini a emergere ma sicuramente avrebbe innalzato il costo del volume.

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Conclusioni

Starport

Alla luce di quanto detto finora, Starport risulta essere una graphic novel dalle grandi potenzialità in parte inespresse e che paga dazio alla quantità di tempo intercorso tra la sua ideazione negli anni Novanta alla sua realizzazione ai giorni nostri. Storia, ambientazione e personaggi, infatti, hanno il sapore del già visto, essendo usciti nel frattempo prodotti come Men in Black o la saga videoludica e crossmediale di Mass Effectche percorrono ed affrontano in buona parte le medesime idee narrative sviluppandole ed espandendole. Il fumetto avrebbe sicuramente avuto bisogno di molte più pagine per far emergere la storia come si conviene e darle quel risvolto adulto di cui avrebbe giovato.

Starport

Dal punto di vista artistico, la graphic novel non eccelle. Lo stile impiegato può affascinare ma non supporta al meglio la narrazione risultando a tratti scollato dalla storia.

Starport risulta quindi un volume adatto ai collezionisti di materiale di Martin che vogliono avere in casa ogni produzione nata dalle sue idee o per chi per la prima volta si avvicina al genere trattato, lettore che senza malizia o background legato al settore potrebbe ritrovarsi sorpreso ed affascinato con situazioni ed argomenti invece ormai “viste e riviste” dagli amanti del genere.

Starport

Starport, edito da Mondadori, è una graphic novel di fantascienza basata sulla sceneggiatura di una serie TV scritta da George R. R. Martin nel 1994, che non fu mai prodotta. Starport miscela le atmosfere tipiche del genere poliziesco con la fantascienza tipica della convivenza tra umani e alieni.


Verdetto

Starport, risulta un prodotto di qualità nel quale però si avverte una narrazione frettolosa e non particolarmente elaborata. Si tratta di una graphic novel dal buon potenziale che sfocia in una realizzazione a volte non all'altezza delle aspettative. Alcune buone idee fanno capolino da sotto la superficie, ma purtroppo non risultano sviluppate sino a renderle elementi di spicco e pregio. Lo stile dei disegni non si adatta perfettamente ad alcuni passaggi della narrazione dove un tratto meno "cartoonesco" avrebbe potuto risultare più incisivo e calzante.

Pro

- Volume di pregio
- Idea di base con buone potenzialità

Contro

- Narrazione a tratti frammentaria